I rendimenti del bund puntano verso il segno più: manca dal 2019

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Mentre i rendimenti dei bund recuperano, però, si allarga anche lo spread con i Btp: da inizio anno è aumentato del 23%

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Lunedì 10 dicembre, il rendimento del bund a dieci anni è arrivato a un massimo del -0,021% – il livello più alto che abbiano mai registrato da più di tre anni. Appena lo scorso 20 agosto il rendimento del bund era intorno al -0,5%.

L’accelerazione nei rendimenti sperimentata nella seconda metà di dicembre fa pensare al ruolo giocato dalle decisioni della Bce nel corso dell’ultimo meeting

Il porto sicuro degli investitori europei, il bund tedesco decennale, si sta avvicinando a un rendimento non più negativo. Dal maggio 2019 qualsiasi investitore che abbia prestato denaro al governo tedesco con orizzonte decennale ha messo in conto di riavere indietro da Berlino una somma più bassa – e senza nemmeno correggere il rendimento con l’inflazione. Ma la prospettiva di una più rapida uscita dagli stimoli monetari anche in Europa, unita alle attese su una ripresa economica robusta nel 2022, starebbe alimentando un progressivo avvicinamento al rendimento “zero” per i titoli di stato tedeschi di riferimento. Nel momento in cui scriviamo, lunedì 10 dicembre, il rendimento del bund a dieci anni è arrivato a un massimo del -0,021% – il livello più alto che abbiano mai registrato da più di tre anni. Appena lo scorso 20 agosto il rendimento del bund era intorno al -0,5%.

La tendenza verso la crescita dei rendimenti non riguarda solo la Germania, ma anche gli altri titoli sovrani europei, inclusi quelli italiani. In effetti, il rendimento del Btp decennale è cresciuto, in termini assoluti, più rapidamente di quanto non sia  avvenuto per l’omologo titolo tedesco: infatti, da inizio anno lo spread è aumentato del 23%.

Più nel dettaglio, il bund ha visto un aumento dei rendimenti del 13,8% da inizio anno, mentre quelli dei Btp sono saliti del 10,4% fino a toccare i massimi da metà 2020.

L’accelerazione nei rendimenti sperimentata nella seconda metà di dicembre fa pensare al ruolo giocato dalle decisioni della Bce nel corso dell’ultimo meeting. La fine del Pepp, il piano di acquisti di titoli anti-pandemico, infatti, sarà solo parzialmente controbilanciata da un potenziamento dell’altro schema di acquisti, l’App. Mentre gli stimoli monetari sono previsti in riduzione, tuttavia, il mercato azionario europeo non ha dato segni di debolezza. “L’aumento congiunto dei rendimenti obbligazionari europei e dei prezzi azionari dopo i cambiamenti della politica monetaria globale di metà dicembre suggerisce che l’aumento dei rendimenti dei bund sia dovuto principalmente al miglioramento delle aspettative di crescita“, ha detto il capo economista per l’Europa di Goldman Sachs, Sven Jari. Quando le prospettive economiche si deteriorano, infatti, gli investitori tendono a preferire la “sicurezza” dei bond, rispetto alle azioni – in questo momento, però, sta avvenendo l’opposto.

A spingere i rendimenti dei bund potrebbe essere anche la concorrenza di altri due fattori. Da un lato, l’incremento nell’offerta dei titoli emessi dalla Commissione europea, in seguito all’entrata in funzione del Next Generation Eu, i quali potrebbero contendere ai titoli tedeschi il ruolo di “safe asset” privo di rischio. Dall’altro, la prospettiva di una maggiore spesa pubblica in patria sulla spinta del nuovo governo tedesco a trazione socialista. Se la ripresa, trainata da un 2022 ancora libero dai vincoli di bilancio del Patto di Stabilità, si dovesse rafforzare potrebbe essere anche anticipato anche il “momento propizio” per procedere con i rialzi dei tassi da parte della Bce. Per il momento, il rialzo è stato escluso dal board presieduto da Christine Lagarde, ma qualsiasi segnale dovesse avvicinare l’appuntamento con la stretta monetaria rappresenterebbe una spinta per i rendimenti dei bund e degli altri titoli sovrani europei.

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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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