Spettro recessione sull’Italia: le soluzioni per le imprese

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Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, analizza le possibili soluzioni per le imprese di fronte ai nuovi scenari delineati nel Def. A partire dai sostegni sui prestiti bancari

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La previsione tendenziale di crescita del pil per il 2022 scivola dal 4,7% programmatico della Nota di aggiornamento al Def (Nadef) al 2,9% mentre per il 2023 dal 2,8% al 2,3%

Spadafora: “Suggeriamo al governo di confermare l’impianto costruito per tamponare l’emergenza covid sia con garanzie pubbliche sui nuovi finanziamenti sia allungando la possibilità di sospendere il pagamento delle rate di vecchi crediti”

Gli scenari disegnati nel nuovo Documento di economia e finanza (Def), approvato nella giornata del 6 aprile dal Consiglio dei ministri, continuano ad alimentare i timori della recessione. Un’ipotesi già delineata nell’ultimo Rapporto di previsione sull’economia italiana del Centro studi Confindustria e che ora torna a fare capolino nell’analisi del Centro studi di Unimpresa. “Saranno indispensabili nuove misure straordinarie, interventi economici per compensare la minore crescita, ben oltre di quelli prospettati dal governo”, interviene il vicepresidente dell’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese italiane Giuseppe Spadafora. Auspicando un ulteriore taglio dei costi dell’energia ma anche una proroga delle misure straordinarie post-covid.

Gli interventi per le imprese

“Sono due le direttrici su cui concentrarsi. Da una parte i sostegni sui prestiti bancari, dall’altro misure per far fronte all’aumento dei prezzi del gas e dell’energia”, spiega a We Wealth Spadafora. “Nel primo caso suggeriamo al governo di confermare l’impianto costruito per tamponare l’emergenza covid sia con garanzie pubbliche sui nuovi finanziamenti sia allungando la possibilità di sospendere, con nuove moratorie, il pagamento delle rate di vecchi crediti. Il nostro obiettivo è quello di far assicurare alle imprese la maggior quantità possibile di liquidità in una fase nella quale l’afflusso di denaro nelle casse aziendali potrebbe scarseggiare”. Occorre sottolineare poi, aggiunge Spadafora, che la misura sulle moratorie ha solo un costo teorico per lo Stato, considerando che le banche “non hanno interesse a escutere le garanzie, ma hanno l’obiettivo di garantire la continuità aziendale che è anche il fulcro del loro business”.

Quanto all’impennata del costo dei prodotti energetici, continua il vicepresidente, si tratta di un’emergenza nazionale. “Bisogna fare molto dì più, da parte del governo, per sostenere il sistema-Paese. Il rischio concreto a cui andiamo di fronte è il blocco di una fetta rilevante della produzione industriale italiana. Senza dimenticare che l’aumento dell’energia elettrica cagiona difficoltà straordinarie anche per le imprese dei servizi in un momento in cui la semplice riapertura degli uffici potrebbe essere compromessa proprio da costi insostenibili”.

Ad auspicare nuove risorse per garantire adeguati sostegni all’occupazione nelle piccole e medie imprese interviene invece Confesercenti che accoglie intanto con favore la previsione di rifinanziamento delle misure contro il caro energia. “In questo momento abbiamo due incognite e una certezza”, continua Spadafora. “Le due incognite sono la durata della guerra e l’impatto della stessa guerra sulla nostra economia. La certezza è l’inflazione che produce un doppio effetto negativo: riduce il potere d’acquisto dei salari e mangia letteralmente i nostri risparmi. Di questo dobbiamo preoccuparci proprio mentre si avvicina la stagione turistica perché la capacità di spesa delle famiglie italiane sarà inferiore agli anni precedenti”.

Gli scenari disegnati nel Def

Si tratterebbe dunque della terza recessione in 10 anni, sebbene al momento risulti prematuro parlare di pil negativo secondo Unimpresa, che la definisce una prospettiva “esagerata”. Ad ogni modo, stando a quanto si legge nel comunicato ufficiale diffuso dall’esecutivo in chiusura della conferenza stampa di mercoledì sera, la previsione tendenziale di crescita del pil per il 2022 scivola dal 4,7% programmatico della Nota di aggiornamento al Def (Nadef) al 2,9% mentre per il 2023 dal 2,8% al 2,3%. “Dopo oltre 40 giorni di guerra c’è pessimismo sulle prospettive economiche”, osserva Spadafora. “Le cause del brusco rallentamento dell’economia sono l’inflazione e, quindi, l’aumento dei prezzi (delle materie prime e al consumo) che già stanno mettendo in difficoltà i cittadini”, aggiunge. “La guerra sta durando più del previsto”, conclude il vicepresidente. “Le conseguenze di una recessione sarebbero ancora più pesanti in Italia, sia economicamente sia socialmente, e metterebbero a rischio anche gli effetti positivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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