I gestori ne sono convinti: il mercato è toro

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Il termometro di BofA non ha dubbi: il sereno prevarrà sui mercati anche per i prossimi dodici mesi. Mercati emergenti, titoli value e small cap non tradiranno. Parola dei gestori di fondi

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Bank of America ha pubblicato il report mensile Global fund manager survey, nel quale ogni mese valuta quale sia il sentimento di mercato

Per più del 50% degli intervistati il mercato, nei prossimi, sarà ancora rialzista, spinto da utili in crescita e leggero ritorno dell’inflazione

Le scommesse da mettere in portafoglio hanno il nome di: mercati emergenti, banche, energetico e società a bassa capitalizzazione

Misurare la temperatura al mercato non è mai semplice. Tra i vari termometri uno dei più validi è il sentiment di chi il mercato lo conosce meglio di chiunque altro: i gestori di fondi. BofA questo esercizio lo fa ogni mese attraverso il report mensile Global Fund Manager Survey, nel quale intervista circa 230 dei principali gestori a livello internazionale. L’edizione di gennaio non lascia dubbi: il mercato è in salute.

La confidenza dei gestori ai massimi storici

Era da tre anni, gennaio 2018, che più del 50% dei gestori intervistati non esprimeva un sentiment positivo circa l’andamento futuro del mercato. Al centro di questa predizione si celano sicurezze maggiori legate a uno senario macroeconomico positivo.  Per l’87% dei gestori  –  un livello così alto di confidenza non si vedeva dal febbraio del 2002 – gli utili per azioni spinti dalla ripresa, saranno in salita. Solo il 9% infatti crede che si prospetti una recessione economica. Sulla scia della ripresa e ancor di più alla luce di tutta la liquidità immessa nel sistema, ancora più gestori (ben il 92%, percentuale che non si vedeva dal 2004) sono convinti che i prezzi aumenteranno nei prossimi dodici mesi, seppur non eccessivamente. Infine anche la previsione di vedere una curva dei tassi più ripida è accolta dalla quasi totalità (83%): più che all’indomani del fallimento di Lehman Brothers, del Taper Tantrum e delle elezioni del 2016.

Aspettative nel tempo circa l’aumento degli utili per azioni. Fonte: BofA
I principali rischi rispetto questo scenario centrale sono: distribuzione inefficace dei vaccini, taper tantrum (29%), lo scoppio di una bolla finanziaria (18%)

Il portafoglio 2021: emergenti, value e small cap

Alla luce di questo ottimismo diffuso, al momento le operazioni dei gestori si concentrano sull’acquistare Bitcoin (36%) e azioni tech (31%, per la prima volta dall’ottobre 2019 non al primo posto) e al contempo vendere dollari (23%). Tuttavia a livello di allocazione strategica i settori sui cui i gestori si stanno sbilanciando sono l’energetico e il finanziario, all’insegna del value e della rotazione di portafoglio. A livello geografico invece i due terzi dei gestori sono convinti che l’emergente sarà l’asset più performante del 2021, mentre si registra un aumento del pessimismo nei confronti degli Stati Uniti. Tra small cap e large cap infine è in aumento la percentuale (42%) di chi crede che sia meglio investire nelle prime

Allocazione dei gestori per i prossimi mesi. Fonte: BofA

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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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