Il metaverso di Facebook è già in ritardo

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Per compensare il calo di utenze attive, Zuckerberg vuole espandersi in nuovi territori digitali. Promette quindi 10.000 nuovi posti di lavoro «altamente qualificati» per la creazione di “Metaverse”, ma non si tratta di una decisione pionieristica. Anzi. Ne abbiamo parlato con due insider

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Il metaverso sta a internet come gli attuali smartphone stanno ai vecchi, elefantiaci cellulari di inizio anni ’90

La F bianca e blu vuole nuovi spazi digitali per compensare il deciso calo del suo utilizzo a vantaggio di Instagram, Twitter, Discord

I settori gaming e arte sono già molto avanti rispetto ai colossi americani nello sviluppo di metaversi su blockchain

La notizia ha fatto il giro del mondo in pochi istanti: nei prossimi cinque anni Facebook vorrebbe creare 10.000 nuovi posti di lavoro altamente qualificati per lo sviluppo di un suo metaverso, Metaverse. L’annuncio lo ha dato il vicepresidente del gruppo di Menlo Park, Nick Clegg.
Genericamente parlando, un metaverso è una piattaforma di esperienze interconnesse con la realtà virtuale e aumentata. Per alcuni si tratta semplicemente di una versione più evoluta della VR, per altri del futuro della Rete. Secondo questa prospettiva, il metaverso starebbe a internet come gli attuali smartphone stanno ai vecchi, elefantiaci cellulari di inizio anni ’90. «E’ dal 2003, dalla nascita di Second Life che ogni tre-quattro anni l’interesse a creare una seconda vita virtuale fa la sua apparizione», commenta Bruno Pitzalis, crypto art expert, auction coordinator e nft sale advisor, raggiunto da We Wealth. Perché questo mondo parallelo resista, «deve esserci però l’ecosistema tecnologico adatto per renderne economicamente sostenibile l’esistenza».

La sortita di Facebook non è certo nuova: «Di metaverso si parla da oltre un anno», gli fa eco Serena Tabacchi, direttrice e cofondatrice MocDA, coordinatrice eventi BGA (Blockchain Game Alliance), marketing & publishing presso The Sandbox Game, consulente presso Cinello. E Facebook «è solo uno degli operatori coinvolti nella corsa». La F bianca e blu è interessata a questi nuovi spazi digitali per «compensare il deciso calo di utilizzo della piattaforma social a vantaggio di Instagram, Twitter, Discord, decisamente più in voga fra gli amanti del digitale e degli nft». E non solo. L’annuncio del secondo di Zuckerberg era dunque «del tutto prevedibile. Anzi, arriva decisamente in ritardo sulla tabella di marcia», prosegue l’esperta. È da sottolineare infatti che Zuckerberg sta “giocando con i mondi paralleli” già dal 2019, quando ha messo in pista Horizon, sorta di Google Meets VR (fra l’altro, Facebook è anche proprietario di visore virtuale).

Un’avvertenza: metaverso non è sinonimo di blockchain. Ovvero, non è detto che queste piattaforme funzionino solo tramite blockchain (leggere qui per un approfondimento). Sottolinea Bruno Pitzalis: «Al momento, gli esempi più funzionali di metaverso esistenti sono Fortnite, The Sandobox Game, Decentraland, e non tutte incorporano un sistema di blockchain. La piattaforma dii gaming Fortnite per esempio non lo ha, ma sta evolvendo verso nuovi tipi di esperienze, vi si è tenuto per dire un concerto di Ariana Grande. Sandbox invece funziona tramite blockchain: vende delle terre con delle esperienze dentro». Il rapper Snoop Dogg, per esempio, vi ha ricostruito la sua vera casa per vender concerti e feste. Le ultime quotazioni danno biglietti dai 200 ai 1000 dollari.

«I settori gaming e arte sono già molto avanti rispetto ai colossi americani nello sviluppo di metaversi su blockchain. Avevano iniziato con la progettazione in tempi non sospetti», prosegue Serena Tabacchi. Oltre a The Sandbox Game, Decentraland, Cryptovoxels e Somnium Space, «vi sono Arium, Spatial e la stessa Sotheby’s che hanno recentemente sviluppato spazi espositivi virtuali per gli asset artistici digitali». Il metaverso di Sotheby’s ha fatto il suo debutto nel giugno 2021 con l’acclamata asta “Natively digital: a curated NFT Sale”.

Al momento, le conseguenze economiche e sociali di un metaverso Facebook sono difficilmente prevedibili. Instagram per esempio, al momento dell’acquisizione da parte di Zuckerberg era in perdita da anni. Poi, col supporto della piattaforma social più utilizzata, si è trasformato nel fenomeno mediatico odierno, con la nascita delle nuove figure professionali degli influencer. «Forse», suggerisce Pitzalis, andrebbe steso prima di tutto un codice di condotta etico, da sottoscrivere prima di accedere al metaverso di Facebook».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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