Eurobond, il vademecum sulle emissioni europee

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Una guida per capire come funziona il piano di finanziamento del Recovery fund, dai numeri alle strategie di funding

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La Commissione europea ha deciso di abbandonare le strategie di funding utilizzate in precedenza

La sfida dell’Ue è mantenere le condizioni di finanziamento flessibili e vantaggiose

Il 15 giugno la Commissione europea, con la prima emissione di Recovery bond, ha stabilito tre record. Con un valore complessivo di 20 miliardi di euro è stata la più grande emissione mai compiuta da un attore sovranazionale, la più grande tranche di debito della storia dell’Ue e il più grande finanziamento in pool (syndacated transaction) mai riservato agli investitori istituzionali. Ad essersi aggiudicati la fetta più consistente del debito Ue sono stati i fund manager (37%) e i bank treasuries (25%), mentre, a livello geografico, quasi un quarto dell’emissione Ue è stata sottoscritta nel Regno Unito (in Italia appena il 5%).

 

Ma è solo l’inizio: la Commissione europea punta a raccogliere dal mercato oltre  800 miliardi di euro da qui al 2026, attraverso emissioni di debito, in media, da 150 miliardi di euro all’anno. Entro il 2021 sono previste ulteriori emissioni di bond a lungo termine per 60 miliardi, che porteranno il totale, per l’anno in corso, a quota 80 miliardi. Le date dei prossimi collocamenti, al 28 giugno, restano ancora da definire. La Commissione, però, ha fatto sapere che fra “giugno e luglio” sono attese  due ulteriori transazioni in syndacation. “Un aggiornamento sul piano di finanziamento seguirà nel settembre 2021 –  ha fatto sapere la Commissione – tenendo conto di una panoramica precisa delle esigenze di finanziamento degli Stati membri dell’Ue per gli ultimi mesi dell’anno”.
Come funziona, nel dettaglio, il funding del Recovery fund? In un documento di 43 pagine dedicato agli investitori istituzionali la Commissione europea ha riassunto tutte le coordinate principali delle emissioni di debito collegate, in particolare, al Next generation Ee o Ngeu (ma ricordiamo anche le emissioni collegate all’European financial stabilisation mechanism, da 5 miliardi, e alla Macro-financial assistance, da 1,8 miliardi).

Le tipologie dei titoli emessi apparterranno a due macro-categorie, gli Eu-bond  e gli Eu-bill. Per i primi saranno previste le seguenti scadenze: 3, 5, 7, 10, 15, 20, 25 e 30 anni. Laddove possibile, ha fatto sapere l’esecutivo Ue, si opterà per “emissioni a rubinetto” (o “tap issuance”), in luogo di emissioni con nuova scadenza. Attraverso questa modalità vengono vendute, al prezzo di mercato corrente, obbligazioni dallo stesso valore nominale, scadenza e tasso cedolare dei titoli originari. “In tal modo, l’importo residuo dell’obbligazione renderà queste obbligazioni più liquide nel mercato secondario e quindi più attraenti per gli investitori”, ha affermato Bruxelles.

Grazie alla rilevanza degli investimenti verdi per i vari Recovery plan nazionali, la Commissione prevede di poter emettere sotto forma di green bond il 30% del totale del debito collegato al Ngeu, per un controvalore di 250 miliardi euro. Si tratterebbe del raggruppamento di emissioni verdi più grande al mondo. Ogni sei mesi gli Stati membri dovranno aggiornare la Commissione sulle spese relative al Recovery in ambito ecologico. “Queste informazioni consentiranno alla Commissione di fornire le necessarie garanzie agli investitori sul fatto che i proventi dell’emissione di obbligazioni verdi sono stati utilizzati per investimenti green”, ha comunicato Bruxelles, precisando che il “quadro Ngeu green bond si baserà su standard di mercato noti e consolidati, allineandosi, ove possibile, al prossimo standard Ue green bond”.

Gli Eu-bill, la cui prima asta è attesa per il prossimo settembre, avranno scadenze inferiori ai 12 mesi. Questa seconda categoria di titoli “darà alla Commissione… la flessibilità necessaria per determinare l’entità di ciascuna transazione in base alle effettive esigenze di liquidità”.

La nuova strategia di funding

Dal punto di vista tecnico, le emissioni debito verranno condotte con modalità diverse e ben più eterogenee rispetto alle emissioni debito europeo del passato. Viene abbandonato, così, l’approccio back-to-back, nel quale erano le esigenze dei Paesi destinatari a determinare il volume, la scadenza e la tempistica delle operazioni di finanziamento. Questo metodo, ha dichiarato la Commissione europea, “non garantirebbe il finanziamento di volumi molto maggiori da emettere su base regolare negli anni a venire ed, eventualmente, in condizioni di mercato volatili”.

La nuova “strategia di funding diversificato” include contratti sindacati (Eu-bond, Eu-bill), aste (Eu-bill) e collocamenti privati. L’obiettivo è garantire alla Commissione la massima flessibilità ed efficienza, assicurando che in prossimità delle scadenze dei titoli emessi non si vengano a creare carenze di liquidità. “Per facilitare l’esecuzione di aste e transazioni sindacate, sostenere la liquidità nei mercati secondari e garantire il collocamento del nostro debito con la più ampia base di investitori possibile”, l’Unione europea ha deciso di avvalersi di una rete di primary dealer che giocano il ruolo di primi interlocutori nelle emissioni di debito comune. La rete conta attualmente 39 istituzioni finanziarie avente sede in 12 diversi Stati membri. Presenti al gruppo anche tre banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mps Capital Services.

La Commissione stabilirà a scadenza annuale le capacità massime di indebitamento. Tale decisione quadro determinerà, in particolare, “l’entità delle operazioni da intraprendere, in modo da determinare le passività complessive sostenute dal bilancio dell’Ue”. Altri aspetti, quali le date e l’entità delle varie emissioni verranno stabilite su base regolare nel corso dell’anno dalla Commissione.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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