I crediti utp, chiave per la ripresa (che è iniziata)

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Il tempo in cui i crediti semi-deteriorati erano solo materia di segnalazione alla centrale rischi delle banche è passato. Oggi sono un mercato ponte per le imprese meritevoli di uscire dalla crisi e per gli investitori. Se ne è parlato all’Utp Summit

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha confermato: la ripresa è avviata e si spera che sia «veloce ed efficace». La conferma anche dal ministro dell’economia Daniele Franco. Il termometro dell’industria delle macchine utensili segna un dato inequivocabile: +48% degli ordini. Con il rischiararsi dell’orizzonte economico italiano inizia l’utp summit del Sole24Ore. Lo scenario attuale è però più articolato: vi sono imprese in difficoltà, meritevoli di non essere lasciate per strada. Per esse vanno costruiti ponti. Queste aziende sono spesso gravate da crediti unlikely to pay (utp), ovvero semi-deteriorati.
Si tratta di situazioni non ancora patologiche, ma dei cosiddetti incagli bancari che si segnalano alla centrale rischi bancaria, con conseguenza meno gravi delle sofferenze (npl, non performing loan). «Abbiamo gestito bene l’emergenza», dice Giovanni Gilli, presidente Intrum Italia, «ma gli utp sono la frontiera più pericolosa, quella che ha goduto meno degli aiuti di Stato». Per questo, «bisogna agire con il senso dell’urgenza», aggiunge Mattia Mastroianni, Responsabile Gestione Npe – Banco BPM.

Visto il tema di grandissima attualità, il mercato degli utp è in fermento: i crediti semi-deteriorati valgono la metà della torta dei crediti. Riccardo Serrini, amministratore delegato di Prelios, rivela che «la crescita media ponderata degli utp è cresciuta del 145% negli ultimi 3 anni». Prelios soprattutto in settori come l’intrattenimento, l’horeca, il turismo. La «percentuale di scivolamento da utp a npl è molto eterogenea. Vi sono oggi molti crediti in “stage 2”, ovvero pre-non performing». Domenico Torini, partner Kpmg Advisory, head of Global portfolio solutions group, conferma che le situazioni di rischio non ancora patologico sono aumentate. Ora quindi «bisogna evitare il rallentamento, evitare il fenomeno di crisi conclamata. Con l’avvento delle casse il mercato si è trasformato. C’è bisogno di nuove fonti, di equity».

 

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Nel corso degli ultimi cinque anni lo stock utp è progressivamente diminuito, tuttavia lo scenario attuale mostra un deterioramento del quadro dovuto alla crescita dei crediti in fase 2
La politica delle moratorie dell’anno passata è stata giusta, commenta Federico Ghizzoni, presidente di Clessidra Capital Credit Sgr ed ex-amministratore delegato di Unicredit. Ma «sarebbe sbagliato estenderle all’infinito. Ora vanno modulate, riducendole via via. Bisogna tornare a una situazione di normalità, di mercato». Un aspetto importante, prosegue l’ex ceo di Unicredit, è che in quest’ultimo anno e mezzo è del tutto cambiato l’approccio culturale al mercato dei crediti deteriorati e semi-deteriorati. «Le banche hanno capito che non siamo attori opportunistici: siamo in grado di offrire soluzioni di ristrutturazione aziendale».

E a tal proposito, bisogna creare un ecosistema per rilanciare le aziende. L’approccio dell’imprenditore in particolare è cambiato: l’attività delle fusioni e acquisizioni non è mai stata così intensa come negli ultimi mesi. «Le aziende sane fanno da traino all’economia acquisendone altre, è chiaro agli imprenditori che aprire al capitale di altri è importante». Ma soprattutto, la massa di utp in arrivo non potrà essere gestita con facilità con le lentezze burocratiche» cui siamo abituati in Italia.

Il supporto arriverà dal mercato. «Da qualche anno il settore bancario batte in ritirata rispetto a quello delle pmi», dice Massimo Gianolli, amministratore delegato di Generalfinance. Servono piani di ristrutturazione. «Se uno vuole investire in Utp viene in Italia», evidenzia Giovanni Gilli. «Come abbiamo visto, vi sono sempre meno soggetti opportunisti, ed è in crescita specializzazione settoriale. L’Italia è un mercato redditizio e sicuro per questo tipo di portafogli».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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