Da un decennio ad un altro: ecco come sono cambiati i mercati

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Domina la tecnologia, giù i finanziari. Negli ultimi dieci anni la composizione settoriale dei mercati a livello globale è cambiata: ecco come

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Un’analisi di Msci ha evidenziato l’evoluzione della ripartizione per settore del mercato azionario tra il 2011 e il 2021

Il peso dell’IT  sull’indice azionario MSCI ACWI Investable Market Index è passato dal 11,7% nel 2011 al 21,3% del 2021

In Nord America è aumentato considerevolmente il peso dei servizi di comunicazione in crescita del 380%

Nell’ultimo decennio i mercati globali sono cambiati. Innanzitutto in termini settoriali: alcuni comparti si sono presi la scena, altri sono stati relegati a una presenza marginale. Basti guardare la composizione degli indici globale. Il peso della tecnologia è raddoppiato, quello dell’energia si è ridotto di quasi tre quarti. L’evoluzione settoriale, tuttavia, è stata diverse a seconda dell’area geografica. A fare il punto è un’infografica di VisualCapitalist.
Dall’elaborazione dei dati dell’MSCI ACWI Investable Market Index, indice che rappresenta l’intero mercato azionario a livello globale, sono emerse diverse traiettorie settoriali nelle diverse aeree del mondo. Per esempio, il peso delle utility dei mercati emergenti si è ridotto dallo 0,5% allo 0,3% del mercato azionario globale.
Fonte: VisualCapitalist

Male finanza e energia, Nord America sulla comunicazione

Le aree in cui i titoli finanziari hanno perso più terreno sono l’Asia-Pacifico e Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). Il paese più dominante nella regione Asia-Pacifico, il Giappone ha visto problemi bancari a causa della contrazione della popolazione e dei tassi di interesse ultra-bassi che hanno creato margini di profitto quasi nulli. In EMEA, il settore dei servizi finanziari del Regno Unito è stato colpito duramente quando miliardi di dollari sono stati spostati da Londra verso i centri europei come Francoforte dopo la Brexit. Il settore energetico, composto quasi interamente da società di petrolio e gas, ha visto cali in tutte le regioni. Dato che gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio e gas naturale del mondo, il Nord America ha sperimentato il più grande calo, passando dal 6,6% al 1,8%: una riduzione del 72%.

D’altra parte, il Nord America ha visto i maggiori aumenti in settori come l’assistenza sanitaria (dal 5% al 8%) e i servizi di comunicazione (dallo 1,3% al 6,6%). L’aumento in quest’ultimo caso è stato del 380%, risultato imputabile al fatto che il settore delle telecomunicazioni è stato ampliato e rinominato come settore dei servizi di comunicazione nel 2018. Questo settore più nuovo riflette il modo in cui le persone condividono informazioni e si intrattengono, e include grandi nomi statunitensi come Meta, Alphabet e Netflix.

Una prospettiva diversa: cambiamenti percentuali

Di gran lunga la regione più grande del mercato azionario globale, il Nord America domina i maggiori cambiamenti in termini assoluti. In termini relativi, invece, le cose cambiano un po’. Per esempio, la ponderazione dei mercati emergenti per le utility si è ridotta dallo 0,5% allo 0,3%, un calo in valore assoluto appenda dello 0,2 ma in termini percentuali di quasi il 42%. Usando questo punto di vista, i cali energetici sono simili in tutte le regioni. Gli investitori si stanno concentrando sugli obiettivi net-zero e riducendo la loro esposizione ai combustibili fossili, il che ha contribuito al calo del settore. I mercati emergenti hanno visto una forte crescita delle quote di mercato nei settori della sanità, dei beni di consumo discrezionali e dell’informatica. L’assistenza sanitaria in particolare è esplosa, a causa di una serie di fattori, tra cui la rapida urbanizzazione, l’aumento del reddito, aumento di malattie quali cancro e diabete, e sottoinvestimento strutturale al settore.

Fonte: VisualCapitalist

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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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