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Il crowdfunding si conferma come l’unica forma di finanziamento nella quale le donne hanno più successo degli uomini. Resta indietro il venture capital
Le startup femminili rendono di più di quelle maschili: per ogni dollaro investito, si parla di 78 centesimi. Contro i 36 centesimi degli uomini
Bisognerebbe comprendere che il tema dell’uguaglianza di genere non è un tema di welfare. Ma una questione di crescita economica
Secondo una recente analisi di Crunchbase, infatti, nel 2020 oltre 800 startup fondate da donne in giro per il mondo hanno raccolto 4,9 miliardi in capitale di rischio, in calo del 27% rispetto al 2019. “I motivi sono sempre gli stessi. Il venture capital finanzia nuove imprese, ma oggi si contano meno startup fondate da donne che vanno alla ricerca di capitali. Nell’ultimo anno, i settori che sono cresciuti di più sono quelli tech, tipicamente maschili. Contrariamente, come anticipato in riferimento alle imprese in generale, anche le startup femminili tendono a essere presenti principalmente in settori legati al commercio o al turismo”, aggiunge Rabellotti.
Prendendo in considerazione ancora una volta la banca dati di Crunchbase, è stata realizzata in particolare un’analisi sulla tipologia di domande che vengono sottoposte alle fondatrici e ai fondatori di startup. Per le donne, spiega l’esperta, si tratta di quesiti sulle possibili debolezze del progetto e viene richiesto loro di mostrare, con numeri alla mano, le potenzialità di crescita. Al contrario, nel caso degli uomini, viene dato per scontato che queste potenzialità esistano. “È interessante tuttavia notare che, secondo uno studio di Boston consulting group, le startup femminili sono poi quelle che rendono di più (per ogni dollaro investito si parla di 78 centesimi, contro i 36 centesimi degli uomini). Questo probabilmente perché, per riuscire a ottenere finanziamenti, devono possedere capacità in più. Nella rete, invece, passano più startup maschili, quelle buone e quelle cattive”.
Intanto, la legge di bilancio 2021 ha istituito il Fondo a sostegno dell’impresa femminile, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2021 e altrettanti per il 2022, tra contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero o agevolato. E cresce l’attesa, “per il momento abbastanza disillusa” secondo Rabellotti, rispetto al Recovery plan. “Nell’ultima versione del Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è un capitolo nel quale si parla di sostegno all’imprenditoria femminile, definito inclusione e coesione. Il problema è che il tema delle donne è considerato una questione di welfare, ma si tratta di una questione di crescita economica. È un’impostazione completamente sbagliata”, spiega l’esperta. Poi conclude: “Studi della Banca d’Italia dimostrano che la crescita dell’occupazione femminile determini una parallela crescita consistente di punti percentuali di pil. È un enorme spreco di risorse umane”.
Articolo tratto dal magazine We Wealth di marzo 2021

