Chi sono i signori italiani del venture capital

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Secondo Aifi il venture capital è un sottoinsieme del private equity, focalizzato sull’investimento early stage, ovvero quello che riguarda “l’avvio dell’impresa innovativa a elevato potenziale di crescita e sull’expansion financing, finanziamenti necessari a consolidare la crescita di scale-up che si avviano ad exit o a quotazione”. Ecco chi sono e come operano i maggiori fondi italiani

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P101, LVenture Group, United Venture e Primomiglio, sono i nomi dei più attivi investitori in start up secondo il provider globale Dealroom

Negli ultimi diciotto anni, negli Stati Uniti sono stati investiti circa 800 miliardi di euro in operazioni di venture capital, in Italia 2 miliardi

“Un cacciatore di sogni, ma con metodo”, questo è un venture capital secondo Andrea di Camillo, fondatore di P101 – uno dei maggiori fondi di Vc italiani e primo nella classifica di Dealroom per round chiusi negli ultimi 12 mesi con 10 operazioni. “Quello che facciamo è un lavoro concentrato da un lato sull’intuito delle singole persone, dall’altro su un set di competenze che derivano da esperienze molto diverse tra loro, e soprattutto da un costante e continuo monitoraggio del panorama dell’innovazione”, prosegue Di Camillo. Negli ultimi diciotto anni, negli Stati Uniti sono stati investiti circa 800 miliardi di euro in operazioni di venture capital, in Italia 2 miliardi.
Volendo usare una definizione più istituzionale, potremmo far ricorso ad Aifi (Associazione italiana venture capital e private equity) secondo cui venture capital può essere considerato un sottoinsieme del private equity, focalizzato sull’investimento early stage, ovvero quello che riguarda “l’avvio dell’impresa innovativa a elevato potenziale di crescita e sull’expansion financing, finanziamenti necessari a consolidare la crescita di scale-up che si avviano ad exit o a quotazione”. Un fondo VC può essere privato, pubblico o misto e deve assumere, per ottenere l’autorizzazione a operare, la forma giuridica di Sgr.
A differenza dei business angel, manager o imprenditori che investono nelle start-up con le proprie risorse individuali, i fondi di Venture Capital raccolgono capitali presso investitori istituzionali, siano essi banche, fondazioni, assicurazioni, fondi pensioni, fondi sovrani. Conferendo una quota al venture capital questi soggetti ne diventano Limited Partners (acquisiscono una quota del fondo) e affiancano i General Partners, che operano come gestori del paniere. La fase di raccolta si conclude al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal venture capital che a questo punto può iniziare a operare sul mercato.
Dopo aver individuato la società in cui investire, il vc acquisisce una partecipazione societaria, ma non si limita alla finanza: scopo del venture è contribuire allo sviluppo delle startup anche fornendo competenze e relazioni. Un valore aggiunto che secondo PwC in Italia si traduce in società oggetto di investimento caratterizzate da un tasso di crescita dei ricavi pari all’11,7%, contro il 4,1% del campione di riferimento.
La vita dell’investimento in una start-up ha una durata media di 7-10 anni e si conclude con l’exit, il disinvestimento, tramite il quale la società di gestione rivende le azioni della target al mercato – tramite Ipo o cessione industriale – o le restituisce all’impresa stessa dietro corrispettivo in denaro, che può risultare maggiorato dal capital gain ottenuto dall’attività d’investimento.

La classifica di Dealroom dei vc più attivi vede al primo posto P101, con 10 operazioni. La creatura di Andrea Di Camillo, approdato nel mondo dei finanziatori dopo un’esperienza di oltre 20 anni come imprenditore. Di Camillo ha investito in oltre 60 aziende e ha partecipato al lancio di Kiwi I: il primo fondo italiano di Vc che ha sostenuto, tra gli altri, l’unicorno Yoox, Tiscali, Venere e eDreams. P101 si è resa protagonista nel corso del 2020, in piena pandemia, di alcune operazioni brillanti come la vendita parziale di Tannico (venditore online di liquori) a Campari e di Milkman (consegne personalizzate dell’ultimo miglio) a Poste.

Il secondo operatore con 8 round è LVenture Group, che ha raccolto complessivamente 93 milioni di euro, 19 milioni di euro investiti direttamente dalla società e 74 milioni di euro investiti da terzi investitori, tra cui Fondi internazionali di venture capital e business angel. Risultati ottenuti anche grazie al supporto dell’ecosistema di LVenture Group, un network di investitori, corporate e istituzioni tra cui l’Università Luiss e i partner Wind, Bnl, Accenture e Sara Assicurazioni. Le startup finanziate sono 129; quelle accelerate 105; le startup in portafoglio sono 83, tra cui Soundreef e Codemotion. I posti di lavoro creati sono oltre 1.500 e le exit realizzate 8, tra cui spicca quella di LybraTech, startup accelerata nel 2018, ceduta a maggio al Gruppo Zucchetti, realizzando ritorno di 4,25 volte, con incasso di un milione di euro. Ma anche il round da 800 mila euro di Vikey, startup travel tech che abilita il self check-in di alberghi e case vacanze; e quello da 3 milioni di euro della startup Shampora, accelerata nel 2018 e oggi tra le startup del settore beauty più promettenti a livello europeo. Pari merito con 5 operazioni United Venture e Primomiglio Sgr.
United Ventures, fondato da Paolo Gesess e Massimiliano Magrini nel 2013, ha di recente chiuso un round di serie A da 6 milioni di euro per supportare l’espansione all’estero della phototech Boom, che sta cambiando il mondo della fotografia commerciale con la tecnologia. Con l’operazione nel cda di Boom entra anche Gesses, insieme all’ex ceo di Luxottica Andrea Guerra. United Ventures è appunto specializzato in tecnologie digitali e tra le ultime attività degne di nota si segnala anche il fondo di investimento UV T-Growth, lanictao a luglio in partnership con Tim Ventures (il braccio di cvc di Tim) per investire in progetti in Italia e all’estero, con particolare riferimento alla tecnologia 5G.
Primomiglio, altra top performer del panorama italiano, è la creatura di un altro veterano del venture capital in Italia, Gianluca Dettori. Da dieci anni investe in startup tecnologiche, con nomi in portafoglio come Cortilia, Sardex, Yolo Insurance, Iubenda, Brandon Group.
A luglio la società ha annunciato il lancio di un nuovo fondo di investimento dedicato alla new space economy, Primo Space, sulla scia del successo di Space-X di Musk negli Usa e nella consapevolezza che l’Italia sia molto forte nel campo in oggetto: siamo infatti il secondo contributore all’Agenzia Spaziale Europea e la nostra industria settoriale è la sesta al mondo.
Seguono, nella classifica degli operatori più attivi, Club degli investitori con 4 round; Innogest a quota 3; Club Italia Investimenti con due operazioni e quattro società con una (Boost Heroes, Poli360, oltre Venture e Pi Campus).


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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