Cina: dopo Didi il giro di vite sul tech continua

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Dopo Didi, altre due società appena quotatesi a Wall Street – Boss Zhipin e Full Truck Alliance – sono state messe sotto inchiesta da Pechino: questione di sicurezza nazionale

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La Cyberspace Administration of China tre giorni dopo aver aperto un’inchiesta su Didi Chuxing venerdì, ha fatto lo stesso con altre due società tech: Boss Zhipin e Full Truck Alliance

Le tre società si erano appena quotate sulla borsa di New York, raccogliendo nel primo giorno di quotazione rispettivamente 4,4, 1,6 e 0,9 miliardi di dollari

La stretta di Pechino sulle aziende tecnologiche non accenna ad allentarsi. Dopo la sospensione dell’ipo di Ant group lo scorso autunno e le multe minacciate a Tencent e comminate ad altre big tech questa primavera, l’estate cinese si apre con il caso Didi Chuxing. L’impresa di rete di trasporti – leader in Cina nel servizio di ride-hailing e per questo ribattezzata l’Uber cinese – appena due giorni dopo essersi quotata a Wall Street ha ricevuto l’alt da parte della Cyberspace Administration of China: l’applicazione non potrà essere più scaricata dagli app store.
Alla base della decisione dell’agenzia preposta alla sicurezza informatica ci sarebbe la salvaguardia della “sicurezza nazionale e dell’interesse pubblico”. È quanto emerge dal comunicato di venerdì con cui la Cac ha annunciato l’avvio di un’indagine circa eventuali violazioni da parte di Didi delle nuove norme promulgate lo scorso 1° giugno volte a rafforzare la supervisione delle aziende che operano in infrastrutture informatiche critiche per la sicurezza nazionale. Didi sarebbe accusata di gravi violazioni sulla raccolta e l’utilizzo di dati personali degli utenti. Nel mentre le indagini verranno portate avanti i negozi di app, quali Apple e Huawei, dovranno eliminare l’app di Didi dalla propria vetrina virtuale.

Il giro di vite non si è fermato alla sola Didi. Lunedì sono state infatti annunciate indagini analoghe su Boss Zhipin, una società di reclutamento online, e su Full Truck Alliance, società nata nel 2017 dalla fusione delle app Yunmanman e Huochebang e operante nel truck-hailing.  Come Didi, le due aziende non sono autorizzate a registrare nuovi utenti mentre sono sotto inchiesta.

Tali decisioni sono state prese a seguito della quotazione delle aziende in questione sui listini americani. Didi, appena due giorni prima dell’annuncio dell’inchiesta, era stata protagonista della più grande ipo di una società cinese in suolo statunitense da quella di Alibaba del 2014, raccogliendo in un sol giorno 4,4 miliardi di dollari. Anche Full Truck Alliance e Boss Zhipin sono fresche di quotazione, essendo sbarcate sulla borsa di New York a giugno, con una raccolta rispettiva di 1,6 miliardi e 912 milioni di dollari. Ad accumunare le tre società infine c’è il fatto che sono tutte sostenute da Tencent, colosso tecnologico bersaglio dei cani da guardia cinesi negli scorsi mesi, ma che ha saputo mostrarsi compiacente ai voleri di Pechino, evitando il peggio.

Ad ogni modo, la nuova stretta di Pechino sulle aziende tecnologiche ha fatto tremare i mercati asiatici. Lunedì il gruppo giapponese SoftBank, il cui fondo Vision Fund è uno dei principali investitori di Didi, è sceso del 5,4 per cento, mentre i gruppi internet Alibaba e Tencent sono scesi rispettivamente del 2,9 per cento e del 3,7 per cento a Hong Kong. Didi venerdì dopo essere sprofondata del 11% ha chiuso la seduta a -5,3%.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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