Pe +194%, capitali privati protagonisti nuovo millennio

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I numeri assoluti sono ancora piccoli, ma in netta crescita. Perché il private equity, con il venture capital, è la vera alternativa al finanziamento delle imprese, dice l’ultima rilevazione Aifi

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Una fase storica caratterizzata da una trasformazione radicale nei modelli di consumo, accelerata dal covid. Le banche non più in grado di svolgere il ruolo avuto negli anni passati nel sostenere le imprese. I capitali privati che alimentano la crescita del paese e che canalizzano sempre più il risparmio verso le imprese, segnando un +194% di raccolta. Questi i punti fondamentali emersi dalla conferenza Aifi-PwC: presentazione dati semestrali private equity e venture capital.
«Siamo nel mezzo di una trasformazione gigantesca, accelerata dal covid», esordisce il presidente Aifi Innocenzo Cipolletta. «Tutta l’economia mondiale sta rimbalzando dopo la crisi pandemica. L’Italia cresce oggi del 6%, ma è calata del 9% nel 2020. Per tornare ai livelli pre coronavirus occorre un +4% nel 2022. I modelli di consumo stanno cambiando, le imprese hanno bisogno di grandi capitali. In Italia la crescita è sostenuta dalla finanza alternativa». Il presidente Aifi si spinge oltre: i capitali privati veicolati direttamente – con le opportune garanzie – a finanziare il sistema delle imprese saranno «protagonisti di questo secolo». Perché? «Il sistema bancario non può più assumere i rischi che ha assunto in passato. E i 200 miliardi del Pnrr in arrivo nel nostro paese porteranno a risultati di successo solo si coinvolgerà il capitale privato».

Com’è andato allora il settore del private equity e del venture capitale nel primo semestre 2021? Il mercato italiano dei capitali privati nei primi sei mesi di quest’anno ha registrato una raccolta complessiva (sul mercato e captive, cioè proveniente dalla casa madre) pari a 2.827 milioni, in aumento del 194% rispetto allo stesso periodo del 2020, grazie ad alcuni closing di dimensioni significative. Secondo l’analisi, le fonti principali della raccolta sono state fondi pensione e casse di previdenza (35%), banche (16%) e settore pubblico (10%).

capitali privati nuovo millennio

Il 95% dei capitali è provenuto da investitori domestici, mentre con riferimento al target di investimento, si prevede di investire il 42% dei capitali in infrastrutture e il 41% in buyout. Le operazioni, soprattutto di expansion. L’ammontare investito è stato pari a 4,5 miliardi di euro, in crescita del 142% rispetto agli 1,9 miliardi del primo semestre del 2020 e dell’81% sullo stesso semestre del 2019, precedente la pandemia. Il numero di operazioni si è attestato a 253, in crescita del 102% e del 52% rispettivamente sui primi sei mesi dell’anno scorso e del 2019.

«Il semestre è andato molto bene, con 21 operatori andati in fund rising e closing», precisa il direttore generale Aifi Anna Maria Gervasoni. Le operazioni sono state in totale 253, numero enorme rispetto al passato. Come evidenzia Cipolletta, «serve però un’azione maggiore per attrarre capitali italiani e internazionali che moltiplichino così le opportunità per le nostre aziende».

Questa l’evoluzione dell’attività di raccolta dal 2017:

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L’origine geografica della raccolta vede al 95% l’Italia. I target di investimento sono infrastrutture e operazioni di buyout.

Dietro alla Lombardia, la regione che ha catalizzato il maggior numero di operazioni è stata il Lazio.

Fra le fonti di raccolta non figurano le assicurazioni.

In conclusione, Francesco Giordano, partner PwC, segnala che a livello globale la raccolta è aumentata del 51%, per un totale di 460 miliardi di dollari nel primo semestre. Sono aumentati i disinvestimenti (il dettaglio in figura) e non c’è stata nessuna quotazione in Borsa.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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