Imprese: come avere successo nell’era della globalizzazione

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Ecco come i business leader possono scovare nella crisi nuove metodologie di pensiero e nuove visioni di business capaci di traghettarli verso il futuro. Aprendosi agli altri

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Norberg: “La chiave del successo è accedere ai successi degli altri. Più siamo aperti a questo percorso di collaborazione, più adotteremo una strategia vincente”

I paesi e le aziende che non saranno in grado di cogliere questa opportunità mancheranno di pensiero innovativo

Se da un lato la globalizzazione ha favorito la diffusione della pandemia, dall’altro ha rappresentato anche una delle chiavi della ripartenza. Spingendo la popolazione mondiale a collaborare, nella ricerca di competenze e tecnologie in grado di contenerne gli effetti negativi. Ed è proprio nella crisi che i leader delle grandi aziende italiane (ma non solo) possono scovare nuove metodologie di pensiero e nuove visioni di business capaci di traghettarli verso il futuro. E di ottenere anche un vantaggio competitivo. Ad analizzare gli scenari economici post-covid e le strategie di crescita nell’era della globalizzazione è Johan Norberg, senior fellow del Cato institute di Washington DC e dell’European centre for international political economy a Bruxelles. Intervenuto nella cornice del Teatro degli Arcimboldi di Milano in occasione della due-giorni del Leadership Forum organizzato da Performance Strategies, società di riferimento in Italia nell’alta formazione orientata al business.
“La chiave del successo è accedere ai successi degli altri. Più siamo aperti a questo percorso di collaborazione, più adotteremo una strategia vincente”, racconta Norberg. E la storia lo dimostra. Le civiltà del passato, spiega, “sono diventate grandi” perché erano aperte agli altri popoli. “Conquistavano una nuova città o una nuova tribù, ma integrandole. Molti imperatori, poi, venivano direttamente dalla periferia. È questo che ha reso gli antichi romani grandiosi, per esempio: la capacità di osservare gli altri e coglierne tutte le competenze”.
Oggi, aggiunge Norberg, siamo entrati nella nuova era della globalizzazione. Un’era caratterizzata da un’eccessiva ostilità di fronte alle “nuove idee che arrivano da ogni angolo”. Con la crisi pandemica, poi, l’effetto immediato è stato quello di un allontanamento tra le persone. Il che, secondo l’esperto, limiterebbe la capacità di apprendere, condividere e innovare. Ma in questo contesto, spiega, la supply chain ha saputo assorbire l’urto della crisi. “Grazie alle catene di fornitura, abbiamo ripristinato il comparto manifatturiero e riaperto i porti. In pochissimi giorni, anche gli scaffali dei supermercati svuotati sono tornati a riempirsi. Questa è la lezione che dobbiamo imparare dalla pandemia. Che quello che distrugge le civiltà è voltare le spalle allo scambio e alla collaborazione”.

Per affrontare le sfide attuali – dal climate change alla produzione in affanno – bisogna dunque continuare a scambiarsi idee, innovare e imitare. “Non tutti i paesi e non tutte le aziende riusciranno a cogliere questo trend. Alcuni cercheranno di chiudersi e mancheranno di quel pensiero innovativo che deriva dalla competizione, dal fatto di guardare alle idee al di fuori dei nostri confini. Coloro che invece manterranno quest’apertura verso l’esterno, anche nei momenti difficili, potranno creare nuove industrie, aziende e posti di lavoro”. Poi conclude: “Provate a improvvisare, non pianificate, ma siate pronti. Sperimentate scenari diversi, in qualsiasi settore, individuando nuovi prodotti e servizi. Essere un business leader oggi vuol dire saper combinare idee e persone, raccogliere i talenti. E poi non avere tutte le risposte, ma ascoltare gli altri, imparare da quello che sanno e collaborare con loro”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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