Le conseguenze della pandemia sull’Iva e sul fenomeno dell’evasione

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Dopo lo scoppio della pandemia, in Italia la dinamica dell’Iva è stata più sostenuta di quella dei consumi. Si tratta di un risultato connesso con le peculiarità della crisi economico-sanitaria legata al Covid-19

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Il rallentamento nella crescita del gettito Iva discende, nei periodi di crisi, dal conseguente aumento dell’evasione e dalla riduzione degli acquisti di beni durevoli

Generalmente, nei periodi di crisi si riscontra una riduzione del gettito Iva. La pandemia ha messo in deroga questa regola

 

La dinamica del gettito dell’Iva è strettamente connessa con l’andamento dei consumi finali delle famiglie. Tra Iva e consumi vi è quindi un’intima relazione, influenzata dagli andamenti ciclici.
Ad esempio, solitamente, come mette in evidenza la Banca d’Italia in una recente nota, nei periodi di recessione c’è da aspettarsi un calo del gettito Iva maggiore rispetto a quello dei consumi. Questo perché, nei periodi di crisi, aumentano i comportamenti evasivi e, inoltre, si riducono gli acquisti di beni durevoli, caratterizzati da aliquota più elevata.
E invero, in modo del tutto inaspettato, come emerge dalla lettura del report “L’impatto (inatteso) del Covid-19 sul gettito Iva”, le caratteristiche certamente particolari della pandemia da Covid-19 hanno alterato la “tradizionale” relazione che esiste tra dinamicità dell’imposta, crisi e andamento dei consumi.

La dinamica dell’Iva, nel corso dell’odierna pandemia, che per sua natura si distingue dalle precedenti crisi economico-finanziarie che hanno investito il nostro Paese, è stata più sostenuta di quella dei consumi.

I fattori che giustificano siffatto fenomeno sono tutti, in buona sostanza, riconducibili alle peculiarità dell’emergenza sanitaria, la quale, anche in forza delle misure introdotte dal legislatore, ha creato le basi per nuovi approcci al consumo e alla spesa.

Le misure di distanziamento, di lockdown e di quarantena hanno fortemente influito sui comportamenti di consumo delle famiglie e degli individui. Le abitudini di spesa, infatti, hanno risentito delle restrizioni introdotte dal Governo e, conseguentemente, hanno determinato una ricomposizione del paniere di spesa a favore di beni durevoli e/o ad aliquota più elevata.

L’acquisto di beni durevoli – caratterizzati da aliquota più elevata -, a differenza di quanto registrato nel corso delle precedenti recessioni, è tornato dopo appena un trimestre ai livelli pre-crisi.

Ma non solo. Secondo quanto emerge dal report in commento, le drastiche misure di contenimento hanno influito – positivamente – anche sul recupero della compliance.

L’aumento della compliance, stando all’analisi di Banca d’Italia, deriverebbe, tra le altre cose, dal fatto che il distanziamento e la chiusura dei servizi ad accesso diretto del cittadino, avrebbe favorito la propensione all’utilizzo di pagamenti elettronici.

Ebbene, come avverte Banca d’Italia, si deve ritenere che la ricomposizione della spesa, conseguenza diretta delle misure restrittive, potrebbe essere in buona parte transitoria; così non è, invece, per le abitudini nelle modalità di pagamento. La propensione all’utilizzo della moneta elettronica, infatti, sarà persistente.

In questo senso, quello che si può trarre dal fenomeno pandemico è che non tutti i momenti di crisi generano una diminuzione così drastica del gettito Iva. Specie se, come nel caso dell’attuale emergenza, la crisi stessa innesca una corsa ai pagamenti elettronici, da sempre antagonisti dei fenomeni evasivi.

Si può ritenere, pertanto, che la crisi abbia avviato un recupero della compliance destinato a durare nel tempo, nella misura in cui questa compliance è indotta, anche implicitamente, dal ricorso diffuso, da parte dei consumatori, ai pagamenti elettronici.

In questi termini, il legislatore dovrebbe pensare a incentivare e favorire, ancora di più, l’utilizzo della moneta elettronica.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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