Corea, Vietnam e Cina: ecco le Borse ad alto potenziale nel 2021

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Salvatore Gaziano, consulente indipendente di SoldiExpert Scf, ritiene che sarà il mondo emergente a trainare i mercati nel prossimo anno. E in particolare i Paesi che investono in R&S ed esprimono imprese a elevato contenuto di tecnologia.

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Secondo l’Fmi, si assisterà al sorpasso degli emerging sui G7, in termini di Pil, con valori rispettivamente di 40mila miliardi di euro contro 38mila miliardi.

La Corea è da molto tempo in cima al Bloomberg Innovative Index, svetta per il valore aggiunto della produzione, nonché per l’efficienza terziaria. È tra i Paesi che meglio hanno gestito la pandemia e ha appena un “Korean New Deal” che comprende fino al 2025 un piano di investimenti da 133 miliardi di dollari in 5 anni per accelerare la transizione verso la sostenibilità, la green energy e la digitalizzazione.

Nel mondo industrializzato, potrebbe essere l’anno della rinascita per il Giappone, che a dicembre ha toccato i massimi borsistici degli ultimi 30 anni, sotto la spinta del nuovo premier Yoshihide Suga e potrebbe continuare a crescere grazie all’esposizione a settori ciclici che sono attesi anch’essi in ripresa.

“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”. Il detto del saggio Lao Tse è una delle massime preferite di Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento della società di consulenza indipendente SoldiExpert SCF, con cui We Wealth ha parlato delle prospettive dei mercati nel 2021.
“Il punto è proprio questo: anche quando tutto sembra nerissimo c’è qualcosa e qualcuno che può cambiare il corso degli eventi. E quindi il 2021 non necessariamente sarà per tutti e tutto la fine del mondo – dice Gaziano – Ma, come sempre accada alla fine di ogni crisi, a fronte di chi soccomberà, ci saranno settori Paesi e società che trarranno insegnamento e linfa dagli eventi”.

Un mondo nuovo

Certo è che nel mondo nuovo in cui stiamo entrando, ci saranno cose anche sul fronte di mercati e investimenti che cambieranno per sempre. Lo percepiamo chiaramente in qualche caso: la Zoom economy ha portato gli asset immateriali nel mondo a un valore di 65,7mila miliardi di dollari (lo misura Brand Finance). La corsa folle del bitcoin, foraggiata dalle grandi banche di affari, solo qualche mese fa era impensabile. Come forse lo era l’indifferenza delle Borse rispetto al pittoresco quanto pericoloso assalto del 6 gennaio a Capitol Hill, con tanto di morti e feriti. Il 2021 si apre con un’altra notizia, che invece da tempo era nell’aria, qual è il sorpasso dei Paesi del G7 rispetto ai mercati emergenti. Come si riscriveranno dunque gli equilibri dei mercati nel post pandemia?

I Bric superano i G7

Secondo Gaziano, proprio dagli emergenti potranno derivare le più ghiotte occasioni per gli investitori. “Secondo l’Fmi, il Pil dei sette big arretrerà complessivamente del -5,9%, appesantito dal -5,3% del Giappone e soprattutto dal -8,3% dell’Eurozona. Gli emergenti, invece, segneranno un calo solo del 3,3%, che porterà il Pil aggregato di quell’area a quota 40mila miliardi di dollari, contro i 38mila miliardi dei G7. Un trend che in parte si è già trasmesso alle Borse, con alcuni di questi mercati che hanno segnato fra le migliori performance del 2020”. In particolare, il listino cinese di Shenzen è salito del +34,3%, quello coreano del +27,3% e solo l’S&P 500 (+15,4%) è riuscito, fra i Paesi sviluppati a tenere il passo, grazie al boom (+43%) del Nasdaq). D’altronde che siano ancora i titoli a elevato contenuto di tecnologia a trainare i listino è evidente: anche per gli emergenti citati, parliamo di Paesi che hanno una forte attenzione a brevetti e innovazione e che potranno per questo continuare a dare buone soddisfazioni agli investitori. “Oltre alla Cina, da tempo guardiamo a Paesi come la Corea del Sud e il Vietnam che dopo il 2021 si troveranno con un Pil tra i 5 e i 10 punti sopra il 2019, mentre l’Italia, come molti altri Paesi europeo, impiegheranno anni per tornare ai livelli pre-pandemia”.

Oltre la Cina

In particolare, la Corea del Sud ha un debito pubblico fra i più bassi (40% debito/Pil), valutazioni non esagerate dal punto di vista dei fondamentali e un’economia trainata soprattutto dall’export e dalla tecnologia. “Le azioni di questa nazione sono oggi molto poco rappresentate nei portafogli degli investitori mondiali. Inoltre, anche se il Paese è “catalogato” come emergente, non è improbabile l’upgrading nell’indice Msci World Developed Country che potrebbe equivalere a una pioggia di soldi sulla Borsa di Seul – dice Gaziano – Da diversi anni questa nazione conquista il primo o il secondo posto fra i paesi più innovativi al mondo (Bloomberg Innovative Index) per il valore aggiunto della produzione, nonché per l’efficienza terziaria, una misura che include la quota di chi raggiunge un’istruzione superiore e la concentrazione di laureati in scienze e ingegneria. E si classifica costantemente ai primi posti da più anni per intensità di ricerca e sviluppo, densità high-tech e attività brevettuale”.

Corea sul tetto del mondo dell’innovazione

Inoltre il Paese è fra quelli che meglio ha gestito la pandemia con uno dei tassi di mortalità e contagio fra i più bassi al mondo e questa situazione ha spinto le autorità a varare un “Korean New Deal” che comprende fino al 2025 un piano di investimenti da 133 miliardi di dollari in 5 anni per accelerare la transizione verso la sostenibilità, la green energy e la digitalizzazione. “Gli investitori stranieri hanno acquistato titoli per un valore equivalente a quasi mezzo miliardo di euro sul mercato azionario sudcoreano nel solo novembre. Si tratta dell’importo più alto investito da stranieri in un mese da settembre 2013”.

Occasione Vietnam

Anche il Vietnam sta accelerando perché molte aziende multinazionali la preferiscono sempre più alla Cina come base produttiva asiatica. “ La crescita economica del Vietnam è accelerata nel quarto trimestre poiché le esportazioni e la produzione hanno esteso la ripresa dalla crisi pandemica all’inizio di quest’anno. L’economia è cresciuta del 2,91% per l’intero anno e per il 2021 le attese sono di un +6%”.

Nel mondo Occidentale fari sul Giappone

Non solo emergenti. Se si vuole guardare al fronte del mondo più industrializzato, il Giappone, che a dicembre ha toccato i massimi borsistici degli ultimi 30 anni, sotto la spinta del nuovo premier Yoshihide Suga, potrebbe continuare il trend positivo trainato dall’esposizione a settori ciclici come alimentari, elettronica, automazione, automotive, robotica avanzata, semiconduttori. “In generale, la tendenza alla digitalizzazione non si fermerà certo come l’uso crescente di intelligenza artificiale, robot e algoritmi e anche il settore della salute e medicina ne rimarrà sempre più coinvolto: tutti questi settori sono destinate a crescere ancora”.

L’azionario batte tutti

In ogni caso, nel 2021 gli investitori dovranno necessariamente scegliere l’azionario, senza disdegnare idee contrarian. “Con la campagna planetaria di vaccinazioni l’economia dovrebbe secondo le previsioni del FMI e delle principali case d’investimento rifiorire e i settori più puniti dalle misure di confinamento rimbalzare più vigorosamente e c’è quindi attenzione verso quei mercati e comparti (automobilistico, turismo, intrattenimento) che sono rimasti più indietro a partire dall’Europa che ha visto nel 2020 l’indice Euro Stoxx perdere il -5,5%”. Davvero, non sarà la fine del mondo.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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