La pandemia spinge il debito globale su livelli record

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L’emergenza covid-19 fa impennare il debito a livello globale. Nel 2020 lo stock è aumentato di 24 mila miliardi di dollari

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IFF: nel 2020 il debito globale ha raggiunto la cifra record di 281 mila miliardi di dollari e rapporto debito/pil ha superato il 355%

Stando alle previsioni dell’Istituto, il debito governativo aumenterà di altri 10 mila miliardi di dollari entro la fine del 2021

Secondo Filippo Diodovich, senior strategist di IG, la problematica del debito potrebbe portare nel lungo periodo a forti pressioni sui rendimenti

La crisi pandemica e le misure messe in atto per frenare le conseguenti ricadute economiche hanno pesato fortemente sull’indebitamento pubblico e privato. Nel 2020 il debito a livello globale è lievitato, raggiungendo la cifra record di 281 mila miliardi di dollari. Una crescita di ben 24 mila miliardi rispetto all’anno precedente che rappresenta oltre un quarto dell’aumento registrato negli ultimi dieci anni (pari a 88 mila miliardi di dollari). È quanto emerge dall’ultima edizione del Global debt monitor realizzato dall’IIF (Institute of international finance) che ha preso in esame 61 paesi in tutto il mondo.
Stando al report, lo scorso anno il rapporto debito/pil ha superato il 355%, registrando un incremento di 35 punti percentuali rispetto al 2019, ben oltre quello registrato durante la crisi finanziaria globale (nel 2008 e nel 2009 l’aumento è stato rispettivamente di 10 e 15 punti percentuali). In particolare, il debito di famiglie e imprese ha raggiunto il 165% del Pil (dal 124% nel 2019) mentre quello governativo (che ha pesato sul oltre metà dell’aumento calcolato nel 2020) è salito dall’88% al 105% e, stando alle previsioni dell’Istituto, aumenterà di altri 10 mila miliardi di dollari entro la fine del 2021.

Guardando ai mercati, secondo Filippo Diodovich, senior strategist di Ig, la problematica del debito potrebbe portare nel lungo periodo a forti pressioni sui rendimenti. Questo, sottolinea lo strategist, si evince anche dal recente aumento dei rendimenti obbligazionari governativi. Prendendo come esempio gli Stati Uniti, nonostante la politica monetaria fortemente accomodante Fed, il rendimento del Treasury Usa a 10 anni viaggia attualmente intorno all’1,30%, indice del fatto che “gli investitori si attendono un cambio di regime da parte della Fed”. Prima o poi, evidenzia Diodovich, le banche centrali dovranno infatti fare i conti con il macigno del debito, passato in secondo piano in un periodo storico dove servono ingenti stimoli fiscali per rilanciare l’economia.


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di Redazione We Wealth

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