La crisi accelera l’ingresso dei fondi

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Meno deal a maggior valore. I primi nove mesi del 2020 hanno segnato sul fronte dell’M&A un aumento tendenziale dell’11% in volume, su 318 operazioni, (-32%). Quattro delle prime 10 operazioni di fusione e acquisizione coinvolgono il private equity

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L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno portato, da un lato, le aziende italiane ad aver una maggiore necessità di aprire il capitale ad investitori terzi

Nel 2020 le operazioni su imprese target italiane hanno registrato un aumento a valore del 38% e un calo a volume del 23% (150 operazioni contro 196 nel 2019)

Private equity inarrestabile. La pandemia non ha messo un freno al mercato M&A e le operazioni hanno fatto registrare anche un aumento di valore. “L’M&A in Italia ha mostrato un’ottima resilienza rispetto al rallentamento economico inflitto dalla

pandemia del Covid-19. Infatti, il mercato M&A a valore nei primi 3 trimestri 2020 mostra una crescita dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, registrando un valore di 291 miliardi di euro. Il trend positivo in Italia è dato per la maggior parte dalla presenza di large deal, che erano invece venuti a mancare nel 2019. Il mercato a volume decresce invece del 32% registrando 318 operazioni” spiega Eliana Catalano, Leader del Focus Team Private Equity di BonelliErede. La stessa dinamica si riflette nel private equity, che vede in prima linea le grandi acquisizioni. Il valore totale delle operazioni, spiega Catalano, è stato più del doppio rispetto ai primi 3 trimestri dell’anno precedente, registrando un +141% per una forza di 15,6 miliardi (dato più alto rispetto al 2019 quando era pari a 11,8 miliardi), confermando il ruolo fondamentale dei fondi di private equity nel consolidamento e nello sviluppo delle aziende italiane.

Quattro delle prime 10 operazioni nell’M&A coinvolgono un fondo di private equity: Fibercop acquisita da Kohlberg Kravis Roberts e Telecom Italia per un valore di 7,7 miliardi, Engineering Ingegneria Informatica acquisita da Bain Capital e Nb Renaissance Partners per 1,6 miliardi di euro; Ima che cede il 48,4% a BC partners e Sofima Consortium per 1,422 miliardi; Infrastrutture Wireless Italiane che cede il 14,8% ad Ardian per 1,3 miliardi” sottolinea Catalano.

Se si sposta il focus sulle operazioni con target imprese italiane si registra un aumento a valore del 38% (20,251 miliardi di euro in operazioni con disclosed value contro 14,695 miliardi nel 2019) e un calo a volume del 23% (150 operazioni contro 196 nel 2019). “Si evidenzia anche da questo punto di osservazione una tendenza a fare meno deal a maggior valore, invertendo il trend del primo semestre che vedeva un calo sia a volume sia a valore”. L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi econo- mica hanno portato, da un lato, le aziende italiane ad aver una maggiore necessità di aprire il capitale ad investitori terzi e a subire maggiori spinte aggregative, dall’altro, i fondi a ponde- rare maggiormente gli investimenti, accumulando anche dei “livelli significativi di dry power ed investendo maggiormente su determinati settori strategici come It, Healthcare, Servizi e infrastrutture. Il private equity resta uno degli strumenti di alternative finance più diffusi tra le aziende italiane” sottolinea Catalano.

“Le sfide del 2020, dal Covid-19 alla Brexit, hanno messo a dura prova anche la community del private equity. Nonostante que- sto, si respira un generale ottimismo”. Da una survey pubblicata da MergerMarket: “After the storm: Pe after Covid-19”, che ha visto coinvolti 30 senior executive di fondi di private equity, è infatti emerso come la priorità per i fondi è di concentrare gli sforzi nel mettere in sicurezza le società in portafoglio. “Que- sto significa garantire iniezione di liquidità, da una parte, per superare il periodo di difficoltà (in particolare per le società vulnerabili all’impatto del Covid-19) e, dall’altra, per renderle più solide di fronte alle nuove sfide, incluso il tema Esg (Environ- ment Sustainability Governance) sempre più caro ad investitori e regolatori. In secondo luogo, la maggior parte dei fondi punterà a diversificare l’esposizione dei loro asset. In ultimo, le nuove tecnologie, come intelligenza artificiale e machine learning, supporteranno i fondi a ripensare alcune attività garantendo un vantaggio competitivo. Le aree individuate come quelle che vedranno i maggiori benefici grazie alle nuove tecnologie sono: due diligence, analisi di portafoglio e monitoraggio della pipe- line delle operazioni”, conclude Catalano.

 

 

 

 

Articolo del magazine di febbraio


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di Giorgia Pacione Di Bello

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