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E pensare che Montalcino era una delle località più depresse e meno popolate del territorio di Siena, nella profonda crisi economica e sociale a cavallo tra gli anni Cinquanta e Settanta, a seguito dell’abbandono delle campagne. Sono seguiti importanti riconoscimenti che hanno dato l’impulso per le aziende a produrre vino: nel 1966 Montalcino ha ottenuto la Doc e nel 1980 è poi diventata la prima Docg d’Italia, risultato di una chiara scelta di puntare tutto sulla qualità. Gli anni Novanta sono stati infine il vero punto di svolta per il Brunello ed il suo territorio grazie ad una crescita inarrestabile che arriva fino ai giorni nostri.
Di pari passo, Montalcino è cresciuta in notevole misura ed in poco tempo, anche in fatto di ettari di vigneto dedicati alla coltivazione del Brunello, passando dai 64 ettari del 1967 (anno di costituzione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino), ai 1.100 del 1992 fino agli attuali 2.100 ettari. Di conseguenza, anche la produzione è passata da poco più di 2.000 ettolitri negli anni Sessanta, agli oltre 50.000 negli anni Novanta, fino a superare gli 80.000 nel 2020
Ma, soprattutto, ad esser aumentato in maniera esponenziale è il valore reale di mercato, analizzato da WineNews, dei vigneti del Brunello. Nel 1966 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile valeva 1,8 milioni di lire, cifra che è raddoppiata nel giro di poco più di un decennio. Con la possibilità di acquistare i diritti di reimpianto da altri territori, la “nuda terra” in cui coltivare il Sangiovese per il futuro Brunello valeva 3,5 milioni di lire ad ettaro negli anni Ottanta. Ma il vero boom è avvenuto nell’ultima decade del vecchio millennio, quando le valutazioni hanno raggiunti i 30 milioni di lire. L’ascesa di prezzo non accenna a fermarsi anche oggi. Dopo aver superato la soglia dei 400.000 euro dopo la grandissima annata 2010, nelle ultime compravendite si è sfiorato il milione di euro: una rivalutazione del 4500% in poco più di mezzo secolo.

