Vincitori e vinti del Covid: non è tutto oro ciò che luccica

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Se in prima analisi i vinti e i vincitori del Covid-19 apparivano chiari, le differenze di crescita strutturale si stanno dimostrando cruciali nel selezionare gli investimenti a prova di futuro

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C’è un fenomeno fisico che spiega come un corpo elastico soggetto ad una forza subisca una deformazione della stessa intensità della forza applicata. In altre parole, una volta deformato un oggetto potrebbe non ritornare mai più come prima. Si chiama legge di Hooke e può essere applicata anche all’economia del 2020: molte parti di essa, dopo l’impatto della recessione innescata dal Covid-19, non ritorneranno mai più come prima. Cosa ci aspetta nel futuro? Lo hanno spiegato Martyn Hole, Investment director e Matteo Astolfi, Managing director di Capital Group, nel corso dell’evento di presentazione dell’Outlook 2021: punti di svolta lungo il percorso della ripresa.

Vincitori e vinti della pandemia

A inizio pandemia gli economisti di Capital Group hanno sviluppato un framework in cui analizzavano i settori che sarebbero usciti vinti o vincitori dalla recessione innescata dal nuovo virus. In base a settori in crescita o in calo strutturale, e a settori colpiti o avvantaggiati dal Covid-19, si delineavano quattro macro aree. Tra i comparti in difficoltà figuravano energia e le vendite al dettaglio. Sostanzialmente stabili erano i complementi per la casa e i beni di prima necessità.

Tra quelli in enorme accelerazione, invece, vi erano (come ormai noto) tecnologia e sanità, mentre viaggi e servizi alimentari ricadevano nei settori colpiti dal virus, ma strutturalmente in crescita. Per questi ultimi la domanda sarà repressa fino ai nuovi vaccini e all’immunizzazione di massa. Infatti “non tutte le esperienze possono essere digitalizzate”, spiega Astolfi. “La domanda repressa tornerà a dare vigore ai settori dei viaggi e ad altri duramente colpiti dalla pandemia poiché è tanta la voglia di andare in vacanza o semplicemente di uscire a cena”.


Fonte: Capital Group.

Le differenze strutturali sono più profonde

Ecco che, a distanza di quasi un anno da quel momento, il framework si è rivelato premonitore e vinti e vincitori della pandemia appaiono ora più chiari che mai. Tuttavia, quello che non bisogna dimenticare è che anche all’interno delle quattro macro aree è possibile scovare differenze strutturali da non sottovalutare in fase di selezione delle aziende in cui investire.

Un esempio viene dal settore dei viaggi, sia negli spostamenti che nell’ospitalità, per cui la ripresa avverrà a diversi tassi sia a livello geografico (la Cina riprenderà a viaggiare molto prima rispetto agli Stati Uniti) che a livello settoriale.

I viaggi per turismo, infatti, ritorneranno ai livelli pre Covid-19 molto prima rispetto a quelli per lavoro, ormai rivelatisi molto meno necessari rispetto al passato: “molte aziende hanno capito che è possibile concludere affari di successo anche online e che la produttività degli impiegati è alta; anzi, è cresciuta di un terzo rispetto ai livelli pre pandemici”. Anche il settore alberghiero sembra destinato alle stesse sorti dei viaggi, spiega Hole: “le grandi catene di alberghi nel centro città, legate ai viaggi di lavoro e ai meeting aziendali, vedranno una ripresa più lenta rispetto alle strutture ricettive destinate ai turisti”.

Investimenti a prova di futuro

Come riconoscere gli investimenti a prova di futuro, quindi? “L’economia post pandemia avrà un aspetto estremamente diverso del febbraio 2020: sarà più efficiente e più dinamica. Il nostro compito sarà individuare le società in crescita che non solo hanno beneficiato della pandemia, ma che presentano il potenziale per continuare a generare una solida crescita negli anni a venire”, conclude Astolfi.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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