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La finanza induce comportamenti che possono essere virtuosi, rammenta Silvia Merler, head of esg and policy research, Algebris Investments. «Il recovery, con i suoi obiettivi di sostenibilità, interviene sulla bassa crescita strutturale dell’Italia. È un programma di lungo periodo, per cui contano i risultati, non le risorse immesse. Certo, resta il rischio-paese dovuto alla nostra volatilità politica».
Il professor Carlo Cottarelli (Università Bocconi e Università Cattolica) vede una debolezza nel piano, «dato che è poco focalizzato sulle imprese». Inoltre, «riforme come quelle di Pa, giustizia, concorrenza non si fanno in sei mesi. Siamo di fronte a una valanga di finanza pubblica, ma la guida del piano devono prenderla le riforme. Il fatto che dietro a questi piani ci sia l’opinione pubblica, li indebolisce». Giulio Sapelli, professore di storia economica all’Università Statale di Milano, aggiunge che «il recovery fund un è tentativo in itinere straordinario, ma da costruire. Occorrono più vigore e libertà di azione per le nostre pmi. Gli artigiani e i piccoli imprenditori non sono lobby. Ma dobbiamo capire che grazie a loro possiamo avere un tasso di crescita superiore al nostro tasso di indebitamento».
Fra i cauti, figura anche Giulio Tremonti, ora presidente di Aspen Institute Italia. «Ora sembra che i soldi piovano dal cielo, ma non è così. Il governo scommette sull’effetto moltiplicatore del pil, dando per scontato che si tratti di “debito buono”. Speriamo che sia così. Anche se, quando il debito è eccessivo, c’è sempre il rischio che si tratti di debito e basta».
Veronica De Romanis, docente di European cconomics, Università LUISS Guido Carli Roma ritiene invece che il Next Generation Eu sia «un treno che passa ora, una opportunità imperdibile. Si tratta di un banco di prova per la maturazione e la sensibilità della nostra classe politica che da vent’anni ha condotto il nostro paese al declino a causa di visione corta e politiche una tantum. Con i fondi del recovery ogni paese dovrà mettere in pratica le raccomandazioni che vengono fatte ogni anno, come ad esempio quella di aumentare il tasso di occupazione femminile per cui l’Italia è agli ultimi posti in Europa».
Come ammonisce Niccolò Abriani, partner del dipartimento corporate DLA Piper, «occorre davvero passare «dalle parole ai fatti perché il paese possa “infuturarsi”, come scrive Dante».

