I soldi aumentano la felicità, anche oltre i 75mila dollari

5 MIN

Uno studio della Wharton ha smentito numerosi lavori precedenti che indicavano soglie oltre le quali il denaro non “contava più”

WW Snippets test

In molte influenti ricerche si giungeva alla conclusione che i soldi accrescono la soddisfazione solo fino a una certa soglia (spesso individuata a 75mila dollari) oltrepassata la quale l’aumento del reddito non si associava più ad una maggiore soddisfazione

Un più recente studio condotto da Matthew A. Killingsworth (Wharton School, university of Pennsylvania) e pubblicato sulla rivista Pnas afferma di aver messo in crisi, grazie ad alcuni miglioramenti metodologici, la teoria della “soglia”

Nell’Utopia immaginata dal filosofo san Tommaso Moro, il denaro sarebbe stato completamente abolito per eliminare la fonte di ogni diseguaglianza, che a sua volta impedirebbe “una vita dello Stato giusta e prospera”. Nel mondo di oggi, imperfetto ma concreto, la possibilità di accumulare ricchezza è invece considerata una premessa della soddisfazione e, in ultima analisi, della felicità. Ma è veramente così? La ricerca accademica ha messo alla prova molte volte il denaro e la sua presunta capacità di poter “comprare la felicità”. In molte influenti ricerche si giungeva alla conclusione che l’affermazione è vera, ma solo fino a una certa soglia, oltrepassata la quale l’aumento del reddito non si associava ad una maggiore soddisfazione. La soglia individuata da alcuni studi sembrava ruotare attorno ai 75mila dollari all’anno: è questo lo spartiacque rilevato in un paper condotto dall’Università di San Diego nel luglio 2020 e da un’influente studio dell’università di Princeton di dieci anni prima.

Una più recente ricerca, condotta da Matthew A. Killingsworth (Wharton School, university of Pennsylvania) e pubblicata sulla rivista Pnas afferma di aver messo in crisi, grazie ad alcuni miglioramenti metodologici, la teoria della “soglia”. La crescita di soddisfazione, al contrario, procede liscia e regolare anche ben oltre i 75mila dollari di reddito annuo.

Una prima, fondamentale nota metodologica: la crescita del reddito viene rappresentata graficamente su scala logaritmica e non lineare. Niente di complicato: assumendo che la soddisfazione aumenti in una certa misura fra i 20mila e il 40mila dollari (+100%), ci si aspetterebbe di osservare un raddoppio nella soddisfazione anche nel “balzo” fra gli 40mila e 80mila dollari (sempre +100%, ma con un incremento in valore assoluto di 40mila dollari e non di 20mila come nel caso precedente). Quindi sì: bisogna rassegnarsi a ritenere sempre “più costoso” ogni incremento nella soddisfazione via via che si diventa più ricchi.

Lo studio di Killingsworth ha raggiunto 33.391 adulti americani, tutti occupati (per depurare variabili che possono incidere sulla soddisfazione esterne al reddito), con redditi a partire dai 10mila dollari fino a superare i 500mila. Soprattutto, a cambiare rispetto al passato sono le modalità utilizzate per misurare la soddisfazione. Se nei precedenti studi ci si affidava a questionari nei quali veniva chiesto di valutare a posteriori il proprio stato di soddisfazione, nell’analisi del docente della Wharton i partecipanti hanno ricevuto notifiche sui propri smartphone, con una valutazione della soddisfazione fatta sul momento, “espressa”.

“Misurare direttamente il benessere sperimentato richiede la raccolta di dati in tempo reale nel bel mezzo della vita quotidiana delle persone, e questo è stato fino a poco tempo fa impossibile da fare su larga scala”, ha spiegato l’autore, precisando che questo non avviene nei questionari tradizionali nei quali si richiede di ricordare le proprie sensazioni nell’ultimo “giorno, settimana o mese… è un approccio vulnerabile agli errori di memoria e alle distorsioni di giudizio” che possono “attenuare artificialmente l’associazione” fra benessere e “reddito”.

I risultati dello studio pubblicato su Pnas, insomma, sarebbero i più accurati fra quelli raccolti attualmente sulla secolare domanda: “i soldi fanno la felicità?”.

Grazie a “oltre un milione di resoconti in tempo reale del benessere sperimentato da un ampio campione statunitense” questo studio mostra “l’evidenza che il benessere sperimentato aumenta linearmente con il reddito logaritmico, con una pendenza altrettanto ripida anche al di sopra degli 80.000 dollari”, si legge nello studio.

“Questo suggerisce che i redditi più alti possono ancora avere il potenziale per migliorare il benessere quotidiano delle persone”, conclude il paper, “piuttosto che aver già raggiunto un plateau per molte persone nei paesi ricchi”.

La notizia potrebbe indurre un sospiro di sollievo, alla luce del fatto che la popolazione ultra-facoltosa (Hnwi) nel mondo è aumentata del 6,3% nel 2020, secondo Capgemini: si parla di oltre 20milioni di individui la cui ricchezza complessiva avvicina gli 80mila miliardi di dollari. Difficilmente chi ha raggiunto questo un patrimonio di questa portata proverà la stessa soddisfazione chi ha guadagnato 75mila dollari.


Warning: Undefined variable $tags in /home/wedev_n84yt/webapps/staging/wp-content/themes/the-project/template-parts/content.php on line 277

di Alberto Battaglia

WW Snippets test

Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

Fai rendere di più la tua liquidità e il tuo patrimonio. Un’opportunità unica e utile ti aspetta gratuitamente.

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N. 67 – aprile 2024
Magazine 66 – marzo 2024
Guide
Design

Collezionare la nuova arte fra due millenni

INVESTIRE IN BOND CON GLI ETF

I bond sono tornati: per anni la generazione di income e la diversificazione del rischio erano state erose dal prolungat...

Dossier, Outlook e Speciali
Più dati (e tech) al servizio del wealth
Il Trust in Italia