Cuneo fiscale, perché in Italia andrebbe tagliato

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Nell’area Ocse l’Italia è quinta per tasse e contribuiti a carico del lavoro dipendente, è un capitolo su cui il governo vuole intervenire

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Il governo Draghi dedicherà una grossa fetta degli 8 miliardi destinati al taglio delle tasse per ridurre il cuneo fiscale

I dettagli dell’operazione sono ancora oggetto di confronto politico, ma il dato di partenza è certo: in Italia il lavoro dipendente è frenato da un 46% di tasse e contributi obbligatori

Sul piatto ci sono 8 miliardi di euro per alleggerire il peso del fisco su cittadini e imprese. Come distribuire questo budget rimane un argomento di acceso confronto all’interno della maggioranza, in vista dell’approvazione della Legge di Bilancio. Anche se la definizione dei dettagli sul futuro taglio delle tasse potrebbe richiedere ancora giorni, si prevede che sarà il taglio del cuneo fiscale ad assorbire la gran parte delle risorse previste per il taglio delle tasse.

In particolare, si pensa di intervenire alleggerendo l’aliquota del terzo scaglione Irpef, che attualmente è soggetto a un’aliquota del 38% sui redditi compresi fra 28mila e i 55mila euro. Stando alle elaborazioni di Itinerari Previdenziali basate sulle dichiarazioni dei redditi rese nel 2020, in questa fascia rientrerebbe circa il 16% dei contribuenti.

Il cuneo fiscale, la differenza fra la retribuzione lorda e netta in busta paga, è da tempo oggetto di attenzione da parte della politica. Le istituzioni internazionali indicano da anni lo stesso percorso per la riforma del carico fiscale in Italia: meno tasse sul lavoro, più tasse sulle rendite. Mentre la seconda parte della proposizione è del tutto esclusa dall’orizzonte operativo di questo governo, la Legge di Bilancio 2022 sicuramente andrà ad alleggerire gli oneri fiscali sul lavoro.

L’importanza della questione diventa evidente, se si considera che l’Italia è fra i Paesi dell’area Ocse con il cuneo fiscale più elevato. Per la precisione, il Bel Paese è quinto fra le economie avanzate, con un cuneo del 46%. Al sui interno, rientrano l’Irpef e i contribuiti previdenziali obbligatori a carico del datore di lavoro e del dipendente. Secondo l’ultimo rapporto Ocse, basato sui dati del 2020, il cuneo fiscale più elevato si osserva in Belgio (51,5%), mentre seguono Germania (49%), Austria (47,3%) e Francia (46,6%). La media Ocse è del 34,6%.

La classifica cambia poco, e in senso peggiorativo, se si considera il cuneo fiscale applicato a una coppia di lavoratori con figli. In questo caso il prelievo fiscale sul lavoro italiano risulta il quarto più elevato nell’area Ocse, benché diminuisca dal 46 al 40%. Davanti, rimangono Belgio (43,4%), Germania (41,5%) e Francia (40,2%).

Come prevedibile, i Paesi il cui sistema di welfare pubblico sono più contenuti (previdenza inclusa), presentano prelievi fiscali e contributivi sul lavoro meno consistenti: negli Stati Uniti, ad esempio, il cuneo fiscale è del 28,3% (21,3% per una coppia con figli) e del 30,8% nel Regno Unito.

Se si tengono in considerazione i benefit come deduzioni, detrazioni e bonus, ha calcolato l’Ocse, la tassazione netta sul lavoratore italiano scende al 29% – sempre al di sopra della media, ma assai meno rispetto a quanto osservato nel dato “grezzo” sul cuneo fiscale. Pertanto, in termini di net tax rate sul lavoratore “single” l’Italia è decima fra i Paesi Ocse e tredicesima, con un prelievo del 16,4%, per le coppie sposate monoreddito con due figli a carico.

Questi ultimi risultati, un po’ più incoraggianti, non hanno cambiato i suggerimenti di policy che l’Ocse ha inviato all’Italia, da ultimo, lo scorso 20 ottobre in un incontro al Senato. “L’Italia ha il quinto cuneo fiscale più grande l’area Ocse”, aveva dichiarato Catherine MacLeod, rappresentante dell’Ocse, durante un incontro presso la commissione Bilancio del Senato, “questo non incoraggia il lavoro in un Paese in cui il lavoro dipendente rappresenta il 57% della popolazione attiva” contro il “67% del resto dell’Ocse… è un’importante riforma da fare”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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