Come riconoscere un vero unicorno in quattro mosse

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Dalla nascita dei post-it agli unicorni: ecco come un’idea può trasformarsi in un prodotto di successo. Anche da milioni di dollari

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Se un tempo erano necessari 20-40 anni per sviluppare un nuovo prodotto, oggi l’avvento delle nuove tecnologie ha dato il via all’era degli unicorni: startup tecnologiche dal valore di più di un miliardo di dollari

Palermo: “Ci sono anche tanti falsi unicorni. Come identificarli? Innanzitutto non fidandosi unicamente di presentazioni e siti web, ma andando sul posto, toccando le apparecchiature e parlando col personale. Poi, valutando il management”

In che modo un’idea può varcare le soglie di un garage per trasformarsi in un prodotto di successo da miliardi di dollari? E come distinguere i veri unicorni, evitando bolle o false aspettative? “Se lo sapessi sarei lì a investire dalla mia villa ai Caraibi”, sorride Vincenzo Palermo, dirigente di ricerca del Cnr intervenuto in occasione della conferenza di Capital Group nella seconda giornata del Salone del Risparmio 2021 in programma a Milano dal 15 al 17 settembre. “Ma posso dirvi che, dal punto di vista scientifico-tecnologico, bisogna andare alla sostanza. Partendo da quattro linee guida”.
Iniziamo dalle origini. “Il percorso attraverso il quale un’invenzione scientifica diventa un prodotto di successo è affascinante”, osserva Palermo. “Spesso la vulgata comune parla di un percorso in cui l’unico ostacolo è l’identificazione dell’idea. Ma non è così. Affinché poi diventi mercato c’è bisogno che si incastrino fattori diversi. E anche di un po’ di fortuna”. Un esempio in tal senso è quello della nascita dei post-it. Un prodotto, racconta, che nessuno aveva mai immaginato e di cui nessuno sentiva il bisogno. “Nel 1968 il settore di ricerca della 3M aveva incaricato un chimico, Spencer Silver, di sviluppare una serie di colle. Ne venne fuori una che non attaccava, che riusciva a tenere insieme due cose ma era molto debole. Silver, sentiva però che questo materiale poteva essere utile a qualcosa. E iniziò ad andare in giro all’interno della 3M alla ricerca di una risposta. Andò avanti così per anni fino a che, nel 1974, incontrò la persona giusta, Arthur Fry, un ingegnere di sviluppo prodotto, che ebbe l’idea di utilizzarla per creare dei fogliettini che fungessero da segnalibri. Fu un fallimento totale. Infine, entrò in campo Bill Schoonenberg, manager of marketing services, che prese tonnellate di questi post-it e ne inondò la città. A furia di averli sottomano, gratis, furono gli stessi consumatori a trovare loro una giusta applicazione. Trasformandoli in un vero e proprio mercato di successo”.

Quando arriverà la nuova Apple?

Negli ultimi anni, aggiunge Palermo, il processo di innovazione ha subito un profondo cambiamento. Se un tempo erano necessari 20-40 anni per sviluppare un nuovo prodotto, oggi internet ha “reso molto più facile identificare clienti a livello globale” e “un pugno di gente e l’avvento delle nuove tecnologie hanno dato il via a quella che chiamiamo l’era degli unicorni: piccole startup che nascono in un garage e poi raggiungono rapidamente il valore di un miliardo di dollari”. Da SpaceX di Elon Musk a Airbnb, quotata in Borsa a dicembre 2020, il numero di aziende che promettono di creare nuovi mercati è cresciuto a tal punto nel tempo che “qualcuno suggerisce di alzare il limite della stessa definizione (il milione di dollari, ndr)”.

“Fondi d’investimento, banche ma anche privati. Tutti sognano di comprare le prime azioni della nuova Apple. Quando arriverà? Nessuno può saperlo ma studi dimostrano che accade generalmente in concomitanza con una nuova innovazione tecnologica. Dobbiamo scommettere e capire quale sarà la prossima rivoluzione: dall’informatica all’intelligenza artificiale, dai big data alle biotecnologie, fino alla space economy e alla green economy”, spiega l’esperto.

Il caso di Theranos: via al processo contro Holmes

Ma non tutti gli unicorni escono col buco, avverte. “Dove c’è un interesse a investire, prolifera di persone che intendono attrarre questi investimenti, spesso con qualcosa di concreto tra le mani ma molte volte senza quel genio tecnologico che ha caratterizzato gli unicorni che sono esplosi. Alcuni nascono e poi muoiono immediatamente, dopo aver attirato investimenti significativi. Un esempio è quello di Theranos, la società fondata da Elizabeth Holmes che prometteva di eseguire test diagnostici con una sola goccia di sangue. “Holmes aveva trovato un settore di applicazione (il biomedicale) e un bisogno preciso cui rispondere: la paura delle iniezioni. Ma dopo aver raccolto un primo giro di finanziamenti eccellenti e inserito nel board vari professionisti di livello, esplose la bolla e si scoprì che la tecnologia di cui parlava non esisteva. Scoppiò un caso giudiziario. Il processo è stato fermato per la pandemia, ma è ripartito proprio l’8 settembre. È una storia interessante, sia per gli scienziati che per gli investitori”, racconta Palermo.

Caccia all’unicorno: le quattro linee guida

E arriviamo al dunque. Come evitare di imbattersi in errori come questo e come distinguere un vero unicorno da un falso unicorno? “Partiamo dallo stato di fatto. La tecnologia si evolve rapidamente, quindi prodotti e nuovi mercati vengono fuori in modo molto frenetico e bisogna essere particolarmente veloci. È ancora possibile scovare una ditta nata in un garage e pronta a valere miliardi in poco tempo. Ma ci sono anche tanti unicorni morti in cui tanta gente ha investito e perso soldi. Come identificarli? Innanzitutto non fidandosi unicamente di presentazioni e siti web, ma andando sul posto, toccando le apparecchiature e parlando col personale. Poi, valutando il management: studi scientifici dimostrano che spesso gli unicorni sono creati da persone già presenti nel settore, che provengono da altre aziende o che hanno già tentato altre volte. E ancora, valutando il track record (se hanno brevettato l’idea o vantano pubblicazioni in materia) e facendo dei test sul campo”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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