Mercati più cauti, si riduce la leva finanziaria

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Il volume del margin debt ha invertito la rotta per la prima volta dal coronacrash: potrebbe indicare un mutamento del sentiment

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I dati della Finra hanno mostrato come a luglio, dopo mesi di ripetuti record, il denaro preso in prestito, dietro la garanzia del proprio portafoglio di titoli, si sia ridotto

Se l’inversione di tendenza dovesse consolidarsi, ciò indicherebbe come l’appetito per il rischio si trovi sulla via della diminuzione, dopo mesi di nuovi record

La notizia arriva a poche ore dall’intervento del presidente della Fed, Jerome Powell, a Jackson Hole: da questa cornice potrebbero essere lanciati nuovi segnali sul tapering in arrivo

Il mercato azionario americano si affaccia al simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole con una serie di 50 aggiornamenti del massimo storico, realizzati dall’inizio dell’anno. L’S&P 500 ha messo a segno, alla chiusura del 25 agosto, una performance del 19,7% e ogni battuta d’arresto, come avevamo già raccontato, è stata sempre contrastata da un tempestivo buy-the-dip.

La propensione a incrementare i rischi e l’esposizione ai movimenti del mercato, però, ha iniziato a ridursi. A testimoniarlo è l’inversione di tendenza nel volume di denaro che è stato preso a prestito ponendo il proprio portafoglio come collaterale a garanzia: secondo gli ultimi dati della Financial Industry Regulatory Authority (Finra) sono stati erogati in questo modo 844 miliardi di dollari a luglio, in calo dal livello record di 882 miliardi segnato a giugno. E’ il livello più contenuto dallo scorso marzo.

Oltre ai dati provenienti dalla Finra, anche le informazioni diffuse da Goldman Sachs, Morgan Stanley e Interactive Brokers hanno indicato una riduzione della leva finanziaria fra i rispettivi clienti. In controtendenza, invece, Charles Schwab, i cui prestiti a leva sono aumentati su nuovi record a luglio (79,9 miliardi di dollari) – per quanto a un ritmo di crescita più contenuto.

Tanto più è grande il cosiddetto margin debt, tanto più cresce la scommessa: quella di amplificare i guadagni che gli investitori, evidentemente, si aspettano di realizzare. Ciò avviene tramite indebitamento, con la conseguente immissione nel mercato di denaro preso in prestito. Un rallentamento del margin debt, pertanto, potrebbe indicare un raffreddamento delle aspettative sui mercati da parte, in particolare, degli operatori più “esperti” – quali gli hedge fund. I dati Finra, comunque, non chiariscono quali siano le categorie di investitori responsabili del calo nel margin debt, lasciando aperta anche la possibilità che gli stessi investitori al dettaglio possano aver contribuito.

“C’è stato un certo livello di aggressività nel trading all’inizio di quest’anno che ha reso le persone più disposte a fare scommesse a leva”, ha detto al Financial Times, Steve Sosnick, chief strategist di Interactive Brokers, “i livelli di partecipazione che vedevamo all’inizio dell’anno erano senza precedenti e probabilmente insostenibili… ora i livelli di margin debt che stiamo vedendo sembrano essere meno orientati sulla speculazione e più sull’investimento”.

Le possibili cause di un orientamento più prudente

Ad aver raffreddato l’appetito per il rischio potrebbe aver contribuito una serie di fattori. Fra quelli più vicini al contesto americano vi sono il raffreddamento di alcuni indicatori macro, come il sentiment dei consumatori, e la prospettiva sempre più ravvicinata di un processo di riduzione degli acquisti di titoli da parte della Federal Reserve.

Proprio su quest’ultimo aspetto si concentrano gran parte delle attese su discorso che il presidente Jerome Powell pronuncerà (in via telematica) a Jackson Hole il 27 agosto. Le attese della maggioranza degli analisti, tuttavia, indicano che difficilmente l’annuncio del tapering produrrà le stesse turbolenze che si verificarono nel 2013, quando l’allora presidente della Fed, Ben Bernanke, colse di sorpresa i mercati, citando una possibile riduzione degli acquisti. In questo caso la mossa è già stata ampiamente “telefonata”, e l’annuncio ufficiale è atteso entro fine anno. Pertanto le reazioni, in particolare sui rendimenti dei Buoni del Tesoro Usa, “probabilmente saranno inferiori” rispetto all’epoca del taper tantrum, ha affermato Goldman Sachs.

Più influenti sul sentiment degli hedge fund potrebbero essere state, invece, le perdite subite dalle azioni cinesi, in particolare nel comparto tecnologico. Dai massimi di febbraio il Nasdaq Golden Dragon China index ha ceduto il 46%. Ciò assume una particolare rilevanza se si considera, come ha fatto notare Goldman Sachs, che 813 hedge funds posseggono un terzo delle proprie posizioni azionarie in Cina – per un controvalore intorno ai mille miliardi di dollari. Fra tutte, è l’azione Alibaba quella preferita nel mercato del Dragone – il fondo hedge più grande al mondo, Bridgewater Associates di Ray Dalio, vede proprio in Alibaba uno dei 10 titoli più importanti del suo portafoglio. Da inizio anno la holding fondata da Jack Ma, quotata a Hong Kong, ha ceduto oltre il 30%.

 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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