Aziende promosse e bocciate alla prova del green test

5 MIN

Le agenzie di rating esaminano le aziende anche sul piano della sostenibilità. Ma mancano criteri condivisi. E non di rado emergono divergenze significative tra gli analisti. Come nel caso
di Tesla. Ecco alcuni esempi di società che hanno ottenuto un giudizio positivo o, al contrario, negativo. E perché la tecnologia può rappresentare una soluzione

WW Snippets test

Studi dimostrano risultati discordanti tra le valutazioni emesse da diverse agenzie di rating. Ma anche gli operatori del mercato stentano a trovare metodologie comuni. E la sostenibilità rischia di venir svuotata nel suo significato

Un gruppo di ricerca europeo ha svelato che dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 le principali banche del Pianeta hanno finanziato per quasi 4mila miliardi di dollari il settore dei combustibili fossili

Secondo Francesco Perrini dell’Università Bocconi, non serve solo chiarezza nelle strategie e nelle metodologie utilizzate per definire quali aziende sono “sostenibili” ma anche tanta innovazione tecnologica. Solo così si potrà combattere il climate change

C’è chi utilizza carta riciclata o lampadine a basso consumo. Altri magari si danno una mano di verde e, parallelamente, investono miliardi di dollari in settori industriali ad alta intensità di carbonio. Ma trovare oggi un’azienda, quotata o meno, che non si definisca “green” è piuttosto un’utopia. Ed è qui che iniziano a sorgere i problemi. Il significato stesso del concetto di “sostenibilità”, nelle parole di Andrea Baranes, vicepresidente di Banca Etica, rischia di svuotarsi. E di diventare “uno specchietto per le allodole”. Specie in mancanza di uno standard di rendicontazione valido a livello globale.
Come analizzato in un recente paper da Francesco Perrini (delegato del rettore alla sostenibilità per l’università Bocconi e direttore del Sustainability Lab Sda Bocconi) e Anna Iantosca (sustainability analyst di Deloitte Italia), il ruolo delle agenzie di rating Esg è quello di fornire dati, sia alle imprese che agli investitori, sui quali “basare decisioni strategiche tenendo conto di fattori etici e di sostenibilità”. In sostanza, un’azienda che non considera i parametri Esg nella gestione delle proprie attività viene identificata come più rischiosa e ottiene un punteggio Esg basso. Ma l’affidabilità di questi rating è stata messa in discussione diverse volte, perché studi dimostrano risultati discordanti tra le valutazioni emesse da diverse agenzie. Basti pensare al caso di Tesla, che nel 2019 ha ottenuto da Ftse un punteggio valutativo molto basso, da Msci il miglior punteggio, mentre nel ranking di Sustainalytics è stata collocata a metà strada tra migliori e peggiori. Questo significa che gli investitori potrebbero rischiare di puntare su imprese che “non sono realmente sostenibili e non meritevoli di sostegno finanziario”, scrivono i ricercatori. Un altro esempio storico, racconta a We Wealth Perrini, è quello di Parmalat. L’azienda fondata da Calisto Tanzi, nel 2003 (poco prima del crac) è stata esclusa dagli indici dalla società di rating e consulenza Ecpi mentre altri competitor continuavano a includerla. Quanto ai gestori, ogni asset manager ha la sua ricetta.
Nel caso di Etica sgr, ad esempio, per definire quali aziende possano rientrare nell’universo investibile, vengono esclusi interi settori merceologici, dai combustibili fossili agli armamenti e alla difesa. “Per fare un paio di esempi di aziende che ultimamente rientrano in diversi indici di sostenibilità ma che da noi sono escluse, tra le principali in Italia ci sono Eni o Leonardo (ex Finmeccanica). Quanto ai settori ammissibili, la valutazione si basa su due parametri: il raggiungimento di un punteggio minimo assoluto e il fatto che, all’interno di quel settore merceologico, l’azienda rientri tra le best-in-class. Per farlo, ci si avvale sia di soggetti terzi che svolgono indagini sulla sostenibilità delle imprese sia su un’area di ricerca interna. Poi, c’è un comitato etico indipendente che formula un suo parere e valuta i singoli titoli. Il Consiglio di amministrazione ha l’ultima parola. Solo le imprese che superano l’insieme di queste valutazioni rientrano nell’universo investibile”, spiega Baranes.

Tra queste, segnalano dalla società di gestione del risparmio, ci sono Infineon technologies Ag (operante nel settore dei semiconduttori a livello globale, esempio positivo di gestione delle emissioni di gas serra), Smurfit Kappa Group Ltd (attiva nel settore della produzione di imballaggi di cartone a livello globale, che si distingue per la promozione della gestione sostenibile delle foreste), Deutsche Telekom Ag (nel settore delle telecomunicazioni, fortemente impegnata ad affrontare il tema dei diritti umani e della diversità), Crh plc (che produce una vasta gamma di prodotti per il settore edilizio a livello globale e rappresenta un’eccellenza in termini di policy e di processi implementati per garantire elevati standard di governance e sostenibilità del proprio Consiglio di amministrazione), Signify Nn (leder mondiale nel settore dell’illuminazione) e Brembo (che produce impianti frenanti per il settore automotive a livello globale e ha lanciato una campagna di adesione agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu).

Oggi, continua però Baranes, è molto difficile trovare un’azienda che non si dica sostenibile. “Tutti i grandi gruppi bancari e finanziari professano la propria sostenibilità, ma un’indagine di un gruppo di ricerca europeo ha svelato che dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 le principali banche del Pianeta hanno finanziato per quasi 4mila miliardi di dollari il settore dei combustibili fossili. Questo rende difficile sia per gli investitori che per i risparmiatori orientarsi in quella che è una giungla. Purtroppo, molto spesso, si prendono iniziative in materia di clima e ambiente più come una risposta alla crescente attenzione dei clienti, che non con l’idea di cambiare il proprio business. Senza dimenticare il peso che in molti listini di Borsa hanno le imprese petrolifere e del settore energetico”.

Certo, ci sono anche casi come quello di Neste (come ricordato da Simona Merzagora, managing director di NN Investment Partners nel numero di We Wealth di gennaio). Un ex colosso petrolifero finlandese quotato alla Borsa di Helsinki che oggi punta sulla raffinazione, il trasporto e la vendita di biodiesel (combustibile ottenuto da fonti rinnovabili che riduce del 50-90% le emissioni di Co2 rispetto al diesel tradizionale) e che rappresenta un “raro esempio di azienda petrolifera capace di sovraperformare il mercato azionario globale negli ultimi anni” oltre a essere “ben posizionata per cavalcare la transizione climatica, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

Un problema, dunque, non solo di trasparenza ma anche di uniformità. Anche se, secondo Perrini, “troppa normativa” da questo punto di vista potrebbe non essere la chiave. “Bisognerebbe fissare dei principi generali inderogabili all’interno dei quali gli operatori del mercato possano muoversi, ma poi bisogna lasciare adattare questi principi e metodologie alle diverse tipologie di azienda. Come sappiamo, la variabile ambientale in un settore come quello dei servizi e delle banche ha un impatto, sulla chimica e le vernici ne ha un altro. Sul fashion un altro ancora”, spiega. In definitiva, conclude, non serve “solo chiarezza nelle strategie e nelle metodologie ma anche tanta innovazione. La soluzione al climate change arriverà solo con nuove tecnologie che permetteranno di spegnere le centrali a carbone e fossili. Consentendo anche a società dell’oil & gas di trasformarsi definitivamente, come ha fatto Enel”.

 

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di novembre 2021)


Warning: Undefined variable $tags in /home/wedev_n84yt/webapps/staging/wp-content/themes/the-project/template-parts/content.php on line 277

di Rita Annunziata

WW Snippets test

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

Fai rendere di più la tua liquidità e il tuo patrimonio. Un’opportunità unica e utile ti aspetta gratuitamente.

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N. 67 – aprile 2024
Magazine 66 – marzo 2024
Guide
Design

Collezionare la nuova arte fra due millenni

INVESTIRE IN BOND CON GLI ETF

I bond sono tornati: per anni la generazione di income e la diversificazione del rischio erano state erose dal prolungat...

Dossier, Outlook e Speciali
Più dati (e tech) al servizio del wealth
Il Trust in Italia