La carica delle 101: ecco le aziende più grandi al mondo

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Dove sono domiciliate le cento aziende più grandi al mondo? A quali settori appartengono? Quali sono? Pwc in un suo recente report ha risposto a queste domande

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Pwc ha analizzato la composizione geografica e settoriale delle cento più grandi aziende al mondo. Dominano gli Stati Uniti e la tecnologia

La differenza tra l’azienda più grande del mondo (Apple) e la 100esima più grande (Anheuser-Busch) risulta essere di 1,9 mila miliardi di dollari

Prima gli Stati Uniti, poi tutti gli altri. Sebbene l’egemonia economica degli Usa è sempre più messa in discussione da un’economia cinese “arrembante”, la patria dello Zio Sam rimane – con buona pace del resto del mondo – la casa delle aziende più grandi al mondo. Dei 31,7 mila miliardi di dollari (dati a maggio 2021) che capitalizzano le cento più grandi big companies infatti ben il 65% è generato Oltreoceano. A dirlo è un report di Pwc, ripreso in un’infografica di Visualcapitalist, che da le coordinate settoriali e geografiche delle prime cento.
Localizzando le imprese sul mappamondo, emerge per l’appunto una forte concentrazione. Gli Stati Uniti ospitano 59 delle 100 aziende più grandi al mondo: proporzione che in termini di capitalizzazione di mercato si traduce in 20 mila miliardi sui 31,7 mila miliardi di dollari a livello globale. Altri mercati un tempo dominanti come il Giappone, la Francia e il Regno Unito hanno invece visto la loro quota di aziende presenti nella top 100 vacillare nel corso degli anni. Tutta l’Europa rappresenta solo 3,46 trilioni di dollari o l’11% del valore totale della market cap della lista. Di contro, la Cina, al passo con l’espansione del suo pil, ha fatto passi da gigante nella classifica, divenendo il primo concorrente degli Stati Uniti. Con 14 aziende proprie nella top 100 del mondo, la Cina ha rappresentato 4,19 trilioni di dollari o il 13% del valore totale della market cap della top 100. Un altro paese degno di nota è l’Arabia Saudita che con il suo gigante statale del petrolio e del gas Saudi Aramco, la terza azienda più grande del mondo, nonostante abbia solo una società nella top 100, è il terzo paese più rappresentato nella lista in termini di market-cap.
La concentrazione inoltre, oltre che essere geografica, è anche rilevante a livello di singole aziende. Per esempio, la differenza tra l’azienda più grande del mondo (Apple) e la 100esima più grande (Anheuser-Busch) è di ben 1,9 trilioni di dollari. Apple infatti conta per il 6,4% della capitalizzazione di mercato delle cento aziende più grandi. Percentuale che sale a quasi il 40% se si prendono in considerazione le prime dieci, sette delle quali sono a stelle strisce: Microsoft, Amazon, Alphabet, Facebook, Tesla, Berkshire Hathway. Nella top dieci figurano poi due aziende cinesi – Tencent e Alibaba – che insieme capitalizzazano 1,3 miliardi di dollari, circa il 4% della market-cap del campione. Per trovare le prime aziende europee bisogna uscire dalla top dieci. LVMH Moët Hennessy si posiziona al ventesimo posto, con 337 miliardi di capitalizzazione; seguono Nestle e Rochhe Holdings rispettivamente al 26esimo e 29esimo posto, con 322 e 283 miliardi di dollari in capitalizzazione.

Infine con attenzione alla ripartizione settoriale, delle prime 100 aziende del mondo, il 52% di queste risulta essere appartenente ai settori della tecnologia e dei beni di consumo discrezionali. Negli Stati Uniti il tech capitalizza 7,7 mila miliardi di dollari, ovvero il 38% della capitalizzazione delle 59 aziende americane, mentre i consumi discrezionali 4,27 mila miliardi di dollari, il 21%. In Europa il settore più rappresentato è il farmaceutico, seguito da quello tecnologico. A livello globale il 33% della capitalizzazione delle prime cento aziende è afferente alla tecnologia. Seguono i consumi discrezionali (19%), finanziari (10,8%), health care (10,5%), energia (8,4%), beni essenziali (6,4%) industriali (6,3%),  telecomunicazioni (4,1%), utilities (0,4%).


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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