I pagamenti digitali battono i contanti nell’anno della crisi

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Secondo un nuovo studio di Bankitalia, la crisi pandemica ha rappresentato un vero e proprio “game changer” per il settore dei pagamenti digitali, accelerando il cammino verso un futuro cashless e ponendo le basi per un’economia più resiliente agli shock esterni. Ecco come

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In seguito alla diffusione dei primi casi di covid-19 lo scorso febbraio, sia i prelievi Atm sia le transazioni Pos sono crollati drasticamente, riflettendo gli effetti negativi delle misure di lockdown sulla mobilità sociale e, conseguentemente, sui consumi privati

I pagamenti contactless presso i punti vendita, già in corsa su un trend al rialzo, hanno conosciuto un ulteriore balzo in avanti fino al 50% nella prima settimana di marzo (contro il 30% del 2019)

Bankitalia: “Le politiche volte ad accelerare la trasformazione digitale e l’innovazione nelle abitudini di pagamento possono potenzialmente rendere l’economia più resiliente agli shock avversi”

La rivoluzione globale del settore dei pagamenti affonda le proprie radici nel periodo antecedente allo scoppio della pandemia, caratterizzato dall’adozione diffusa di carte di debito e di credito, dalle innovazioni nell’online banking, e dalla profonda penetrazione degli instant payment e delle nuove tecnologie contactless e mobile. Ma la crisi che ha travolto i sistemi economici mondiali nel primo trimestre dello scorso anno ha rappresentato uno shock senza precedenti, influenzando ulteriormente i comportamenti di imprese e consumatori, comprese le loro abitudini di pagamento. I timori del contagio, infatti, hanno spinto i rivenditori a reinventarsi e i clienti, dal loro canto, a evitare qualsiasi tipologia di contatto sebbene prove scientifiche indicassero che le banconote non rappresentassero un rischio significativo di infezione. Un contesto che, secondo un nuovo Occasional paper realizzato da tre esponenti di Banca d’Italia del dipartimento Circolazione monetaria e pagamenti al dettaglio, ha rappresentato un vero e proprio “game changer” per il settore, accelerando il cammino verso un futuro cashless e ponendo le basi, tra l’altro, per un’economia più resiliente agli shock esterni.
Lo studio si è focalizzato in particolare sui dati registrati da Google Trends (un metodo efficace per misurare la popolarità di determinati termini e argomenti, spiegano i ricercatori) incrociati con le rilevazioni del sistema di compensazione multilaterale Bi-Comp di Bankitalia che tiene il conto giornaliero di tutti i pagamenti interbancari come bonifici, addebiti diretti, carte di debito e assegni (in media gestisce circa 5-6 milioni di transazioni al giorno, per 4-5 miliardi l’anno, coprendo il 60% dell’intero sistema dei pagamenti). Inoltre, i dati raccolti considerano anche il “cash-card ratio”, un indicatore che misura il rapporto tra il valore dei prelievi giornalieri di contanti presso gli Atm e il valore dei pagamenti con carta di debito presso i punti vendita (anche definiti come transazioni “point of sale”).

Un’iniziale rilevazione conseguente alla diffusione dei primi casi di covid-19 al 21 febbraio, spiegano i ricercatori, “mostra che sia i prelievi Atm sia le transazioni Pos sono crollati drasticamente, riflettendo gli effetti negativi delle misure di lockdown sulla mobilità sociale e, conseguentemente, sui consumi privati”. E il calo del rapporto tra i due indicatori suggerirebbe “una maggiore preferenza per i pagamenti Pos piuttosto che per l’utilizzo dei contanti durante la pandemia”. Ma occorre precisare che il trend al ribasso del “cash-card ratio” era già in atto nell’ultimo trimestre del 2019, “forse riflettendo l’effetto dell’annuncio dell’ultimo Decreto fiscale approvato nel mese di dicembre”, si legge nel report, “volto a favorire l’utilizzo dei pagamenti elettronici presso i punti vendita”.

L’aspetto singolare, dunque, è che la crisi pandemica ha incentivato soprattutto i mezzi di pagamento innovativi, come la modalità contactless che, già in corsa su un trend al rialzo, ha conosciuto un ulteriore balzo in avanti fino al 50% nella prima settimana di marzo (contro il 30% del 2019). Sulla stessa linea d’onda anche le transazioni online, che hanno raggiunto il picco del 40% tra marzo e aprile per poi scendere leggermente nei mesi successivi, ma toccando comunque valori più elevati rispetto all’anno precedente.

“È interessante notare che questi effetti sembrano continuare a persistere nonostante la rimozione delle misure di blocco – spiegano i ricercatori – I servizi di pagamento digitale si sono rivelati una risorsa fondamentale, sia per le imprese che per i consumatori, modificando i processi di scambio tradizionali e consentendo una maggiore continuità delle loro attività quotidiane”. Poi concludono: “Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che le politiche volte ad accelerare la trasformazione digitale dell’economia e l’innovazione nelle abitudini di pagamento possano potenzialmente rendere l’economia più resiliente agli shock avversi e più competitiva in termini di opportunità di business”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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