Riunione Bce, l’obiettivo: placare le attese sull’inflazione

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Si è aperta una disparità sulle attese dell’Eurotower e quelle dei mercati, ma un messaggio accomodante dovrebbe rimanere quello prevalente

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Le previsioni degli analisti alla vigilia della riunione della Banca centrale europea del 28 ottobre

Gli investitori stanno prezzando un rialzo dell’inflazione più elevato ed incompatibile rispetto a quello indicato nelle previsioni della Banca centrale europea. E’ sulla base di queste aspettative che Francoforte traccia la rotta per i futuri rialzi dei tassi – un capitolo che finora la presidente, Christine Lagarde, ha rinviato avanti nel tempo, dopo la fine dei programmi di acquisto Pepp e App. Il primo, in seguito alla riduzione del ritmo di acquisti netti, dovrebbe concludersi a marzo, mentre sul secondo le prospettive sono più incerte. In generale, la Bce, nella riunione di giovedì 28 ottobre sarà chiamata ad un’opera di persuasione sulle prospettive dell’andamento dei prezzi e, di conseguenza, sulle tempistiche del rialzo dei tassi.

“Ci aspettiamo che la Bce si opponga ai prezzi di mercato che indicano un rialzo anticipato dei tassi, in quanto incompatibili con la forward guidance, nonostante i rischi di rialzo dell’inflazione”, hanno previsto gli analisti di Bank of America, “il pricing attuale dei tassi implica una fine dell’estate per l’App”, ovvero il programma più tradizionale di Quantitative easing, “e un’emissione netta nel 2022 superiore a 100 miliardi di euro”.

L’idea che I tassi possano aumentare già nel nel 2022 avvicinerebbe la Bce alle prospettive indicate dalla Federal Reserve americana e dalla Banca d’Inghilterra, ma Francoforte finora non ha mai assunto toni altrettanto aperti alla possibilità di restringere la politica monetaria.

I dati macroeconomici dell’Eurozona, del resto, rimangono piuttosto diversi da quelli statunitensi. A settembre il tasso d’inflazione dell’Area euro è salito al 3,4 % contro il 5,4% registrato negli Usa. Anche il tasso di disoccupazione, che però non rientra nel mandato della Bce, è nettamente più favorevole Oltreoceano.

Le ultime previsioni della Bce, inoltre indicano un nuovo rallentamento dell’inflazione al di sotto dell’obiettivo del 2% già nel 2023, quando dovrebbe riportarsi all’1,5%. Le la stima fosse corretta, si giustificherebbe un mantenimento degli attuali tassi d’interesse almeno per tutto il prossimo biennio.

E’ possibile che la Bce abbia un motivo ulteriore per proseguire ancora con la linea accomodante: la forte sensibilità dei debiti sovrani dell’Eurozona alle scelte dell’Eurotower. Con i debiti pubblici lievitati ovunque in Europa, è possibile che il rischio di eccedere nello zelo per tamponare l’inflazione possa avere pericolose conseguenze sugli spread e diventare controproducente. Allo stesso tempo, come ha sostenuto l’economista della London Business School, Lucrezia Reichlin, “man mano che le cose si normalizzano, l’inflazione sta diventando più persistente, quindi sarà più difficile per la Bce giustificare uno stimolo continuo”.

Dal punto di vista operativo, lo scenario più probabile in seguito alla riunione di giovedì, ossia quello di un tentativo di rassicurazione dei mercati sulle reali prospettive dell’inflazione in Europa, avrebbe ripercussioni “leggermente negative sul cambio dell’euro”, hanno affermato gli analisti di BofA, anche se I mercati valutari “più probabilmente aspetteranno importanti decisioni sul Qe in occasione della riunione di dicembre”.

 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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