La gestione patrimoniale è sempre più dominata dai colossi Usa

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Secondo un recente rapporto Willis Towers Watson i 20 primi gestori globali hanno aumentato di molto la propria quota sugli asset gestiti

Secondo un recente rapporto di Willis Towers Watson le prime 20 società attive nella gestione del risparmio su scala globale controllavano, a fine 2020, il 44% di tutte le masse

BlackRock e Vanguard staccano tutti i competitor in termini di asset in gestione, mentre il primo nome italiano compare solo al 39esimo posto

Nell’arena della gestione patrimoniale, lo spazio per gli asset manager di medie o piccole dimensioni è sempre più esiguo. Dei 500 gestori che nel 2011 comparivano nella classifica globale degli asset under management, quasi la metà (221) sono usciti dalla graduatoria attuale. Questo, secondo un recente rapporto pubblicato dalla società di consulenza Willis Towers Watson, testimonia “il ritmo sempre più veloce della competizione, del consolidamento e del rebranding” all’interno del settore.

Nel suo complesso, l’industria del risparmio ha raggiunto nuovi record alla fine del 2020, accrescendo le masse gestite del 14,55% a 119.500 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, la quota di asset in gestione detenuta dai primi 20 asset manager globali è lievitata ulteriormente dal 43 al 44% (per 52.600 miliardi di dollari). Nel 2011, i 20 colossi della gestione patrimoniale controllavano un più contenuto 38,7% delle masse complessive. Tutto questo significa una cosa sola: i giganti del settore gestiscono una fetta sempre più grande del risparmio globale, esercitando una forte pressione sugli attori di “media” taglia – quelli che nella classifica delle masse si trovano fra la pozione 21 e la 250.

Nelle prime 20 posizioni dominano 14 attori statunitensi, che detengono il 78,6% degli asset under management; per trovare il primo nome italiano in classifica bisogna scendere alla postazione 39, occupata dal gruppo Generali (706,9 miliardi). In cima, due nomi staccano tutti gli altri: BlackRock (8.676 miliardi di dollari di asset in gestione) e Vanguard (7.148 miliardi).

“I clienti si trovano in un mondo a rendimento relativamente basso e hanno risposto aumentando la loro propensione al rischio e riducendo i costi”, si legge nel rapporto firmato dal Thinking Ahead Institute di Willis Towers Watson, “questo ha portato a transizioni di mandato alimentando la crescita di prodotti passivi e di indicizzazione, del factor investing e dei mercati privati”.

Secondo la ricerca, il patrimonio gestito in modalità passiva tra le maggiori aziende è cresciuto fino a un totale di 8.300 miliardi di dollari nel 2020, dai 4.800 miliardi del 2016. A ciò è corrisposto anche incremento in proporzione a tutti gli asset gestiti: nel 2020 le strategie passive sono passate dal rappresentare il 22,8% degli Aum al 26%.

 

Parallelamente, i livelli aggregati delle commissioni di gestione sugli investimenti sono diminuiti per un quarto dei gestori non statunitensi intervistati, anche se, al contrario, un altro 21% dei gestori, ha incrementato le commissioni nel corso dello scorso anno.

“Abbiamo assistito a un cambiamento senza precedenti nel settore degli investimenti, accelerato drasticamente dalla pandemia”, ha commentato Roger Urwin, co-fondatore del Thinking Ahead Institute, “in particolare, la sostenibilità non è più solo un lusso riservato ad alcune aziende”.

Del resto, il 91% dei gestori non statunitensi ha rilevato una crescita dell’interesse nei confronti della finanza sostenibile da parte dei clienti. E solo nel 2020 gli asset indirizzati verso i prodotti Esg sono aumentati del 43,8% a oltre 1.300 miliardi di dollari.

di Alberto Battaglia

Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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