Il San Leonardo, un vino rosso tra i bianchi

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Il trentino San Leonard è un vino che esprime carisma, finezza e nobile eleganza

Il trentino San Leonardo è un vino che esprime carisma, finezza e nobile eleganza

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In una zona conosciuta per i suoi vini bianchi, il sud del Trentino, spicca un vino rosso, che anno dopo anno si è affermato come uno dei più grandi vini rossi italiani, il San Leonardo: un vino che dona emozione, capace di lunga permanenza in cantina.

Il vino rosso più celebre di Tenuta San Leonardo

È il vino più celebre e rappresentativo dell’omonima Tenuta San Leonardo, situata a Borghetto sull’Adige in Vallagarina, a 50 km da Trento. La sua estensione è di circa 300 ettari, di cui 30 vitati, in cui oggi si coltivano cabernet sauvignon, carmenère, merlot. La tenuta nasce più di mille anni fa su quella che allora era la strada consolare romana Claudia Augusta, intorno a un capitello eretto come forma di ringraziamento da alcuni prigionieri che erano stati rimpatriati dalla Francia grazie a un riscatto pagato dalla Curia arcivescovile di Trento. Il capitello venne intitolato a San Leonardo di Noblac, protettore dei prigionieri e intorno ad esso la Curia fondò un hospitium affidato ai Frati Crociferi. Nel 1600 la tenuta diventò priorato e, intorno alla metà del ‘700, venne acquistata dalla nobile famiglia De Gresti, per diventare circa un secolo dopo, in seguito al matrimonio tra Gemma De Gresti e Tullo Guerrieri Gonzaga, la residenza della famiglia Guerrieri Gonzaga. I primi documenti in cui si parla di commercio del vino risalgono al 1724, l’anno riportato nel logo di San Leonardo.

I vini della famiglia Guerrieri Gonzaga

Oggi la tenuta è amministrata da Anselmo Guerrieri Gonzaga, che la conduce insieme a suo padre Carlo a cui si deve il salto di qualità e l’assetto odierno dell’azienda. Dopo gli studi di enologia a Losanna, esperienze in Francia e in Toscana – in particolare nel bolgherese, a San Guido, dove collabora con Mario Incisa della Rocchetta, alle prese con il nascente Sassicaia, e dove conosce Giacomo Tachis – il Marchese Carlo prende in mano l’azienda, quando viene a mancare suo padre nel 1974. E apporta subito alcuni cambiamenti importanti: reimpianta merlot e carmenère, già presenti in azienda, introducendo sistemi di impianto come guyot e cordone speronato, poco conosciuti all’epoca, in una zona in cui si usava prevalentemente il sistema a pergola, e nel 1978 impianta il cabernet sauvignon, così che, nel 1982, viene inaugurata la produzione di un vino di taglio bordolese, appunto il San Leonardo, derivante dall’assemblaggio di vini proventi da diverse uve (60% da cabernet sauvignon, 10% merlot e 30% carmenère), vinificati e maturati separatamente.

Vino rosso prodotto in una tenuta certificata biologica

Un vino, il San Leonardo, che gode di una forte componente territoriale, sia per la presenza del carmenère, che dona un’inconfondibile nota balsamica e di pepe nero, sia per l’unicità delle uve che crescono in questa valle, protetta dalle montagne trentine che smorzano i venti nordici, mentre a fondovalle l’Ora del Garda, il vento caldo che soffia sulla valle durante il giorno, toglie umidità alle vigne, per poi scomparire la notte, amplificando l’escursione termica. La posizione della tenuta, in una sorta di canyon, riduce le ore di sole e in questa fase epocale di global warming permette di realizzare vini che non eccedono nel grado alcolico. La tenuta dal 2015 ha intrapreso la svolta biologica, per riceverne la certificazione nel 2018.

Le qualità del vino San Leonardo

Quanto al San Leonardo, dopo una fermentazione spontanea in vasche di cemento, il vino viene fatto affinare per almeno 24 mesi in barrique di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio. Dal 1984 al 1999 il consulente enologico dell’azienda è stato Giacomo Tachis, mentre dal 2000 Carlo Ferrini. San Leonardo è un vino che ho assaggiato molte volte, qualche giorno fa in una spettacolare verticale che includeva le annate 1987 (ancora in perfetta forma), 1990, 1995, 1997, 1999, 2001, 2004, 2011, 2015 e 2018 insieme ad Anselmo Guerrieri Gonzaga, occasione in cui, assieme alla formidabile attitudine all’invecchiamento, ho riscontrato le caratteristiche tipiche del grande vino: riconoscibilità, coerenza (vino senza eccessi anche negli anni in cui gli eccessi andavano per la maggiore), dinamicità nel bicchiere, equilibrio, finezza, eleganza e capacità di donare emozioni.

Vorrei riportare qui le mie note di degustazione del San Leonardo 2018, l’ultimo sul mercato, disponibile dalla scorsa primavera. Il vino si presenta nel bicchiere di un colore rosso rubino intenso con riflessi granati. Ha una bella complessità olfattiva, molto piacevole, in cui risaltano piccoli frutti di bosco, una nota di rosa canina, accenni di sottobosco ed erbe aromatiche, oltre all’immancabile pepe nero. In bocca il sorso è sobrio, elegante, teso, dinamico e fresco. Risalta l’equilibrio di questo vino dai tannini fitti e ben integrati che nonostante la sua giovinezza ha già una straordinaria bevibilità. Un vino che si trova intorno ai 90 euro e, per chi non ha fretta, da tenere in cantina quanto si vuole.

Articolo pubblicato sul numero 62 del magazine We Wealth


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di Orazio Vagnozzi

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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