Tassare i ricchi? Per Ft è cosa buona e giusta

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Nel mondo post pandemico sembrano non aver valore i tradizionali argomenti a sfavore di una tassazione progressiva superiore per gli Uhnwi, che nella crisi attuale si sono ulteriormente arricchiti. Ecco perché  

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Secondo Fmi, in tutti i Paesi Ocse, l’aliquota fiscale massima è scesa da una media del 62% nel 1981 al 35% nel 2015. Ma questo non ha portato ad aumenti significativi della competitività o del Pil

Inoltre, difficilmente aliquote fiscali più elevate si traducono in esodi di massa. Secondo gli economisti Peter Diamond del Mit ed Emmanuel Saez di Berkeley, il livello al quale le aliquote fiscali marginali diventano complessivamente negative può essere notevolmente alto, precisamente fino al 73%

 

La patrimoniale? Sembra l’unica via, per rimpinguare le casse impoverite degli Stato costretti a elargire ricchi sussidi a famiglie e imprese ferite dalla crisi da Covid. Ed è anche il modo migliore per far riprendere fiato all’economia. Almeno questa è l’opinione del Ft, che sconfessa in un lungo editoriale le ragioni che da sempre spingono per una maggiore benevolenza a favore di chi possiede di più, utile alla redistribuzione della ricchezza. Semplicemente non è vero, secondo il giornale britannico, che a supporto cita una serie di studi.

Patrimoniale: perché sì

È un tema rilevante anche per l’Italia, che nel 2021 avrà un debito vicino al doppio del suo Pil, mentre si continua a investire e a fare debito per forme più o meno efficaci di sussidio a favore delle categorie deboli e indebolite dalla pandemia.

Di patrimoniale si è discusso nel corso dell’approvazione dell’ultima legge di bilancio e solo per un soffio l’emendamento che proponeva di tassare con aliquota tra lo 0,2% e il 2% i grandi patrimoni, dai 500mila euro in su, non è passata.

Ma se ne tornerà a parlare se i numeri non sono un’opinione. Nel primo pacchetto economico anti Covid l’Italia ha stanziato 400 miliardi di euro, una cifra simile a quella che ha messo in campo il Regno Unito (355 miliardi). Il pacchetto Usa di sussidi è ammontato invece per il solo 2020 a 2mila miliardi di dollari.

La pandemia ha polarizzato la ricchezza

La pandemia, è stato detto in molti modi e da molti fonti autorevoli, non ultima l’Oxfam, ha avuto l’effetto di polarizzare la ricchezza e non è un caso che gli Uhnwi abbiano visto crescere considerevolmente le proprie fortune nel corso 2020. Per gli Stati Uniti, i Democratici controllano tutti e tre i rami del governo federale per la prima volta dal primo Obama: l’amministrazione Biden sta pianificando il primo grande aumento delle tasse dal 1993, che prevede appunto di tassare in maniera differenziale i super ricchi. Le aliquote dell’imposta sul reddito sono a livelli storicamente bassi e in generale, secondo l’Fmi, questa è una situazione che accumuna tutti i Paesi Ocse: secondo il fondo, l’aliquota massima è scesa da una media del 62% nel 1981 al 35% nel 2015.

… per questo gli argomenti anti tasse non reggono più

Gli argomenti contro una tassazione differenziale e penalizzante per i ricchi sono ben noti: secondo chi li promulga aliquote più morbide incentivano la creazione di ricchezza, perché se i ricchi pagano poche tasse non hanno la tentazione di spostarsi con il denaro nei paradisi fiscali, spendono di più e redistribuiscono il valore.

“Questo pensiero, sposato dall’economista Arthur Laffer, è stato reso popolare durante il governo Reagan e si è dimostrato straordinariamente persistente, nonostante le considerevoli prove che non sia vero”, scrive Ft. E che non sia vero lo proverebbe la London School of Economics che a dicembre ha pubblicato uno studio che esamina 50 anni di tagli fiscali in 18 paesi Ocse. Ebbene, la conclusione è che i tagli non hanno portato ad aumenti significativi della competitività o del PIL: invece hanno portato a una maggiore disuguaglianza perché l’1% più ricco della popolazione ha catturato quasi tutti i guadagni che nel frattempo si sono realizzati.

Nessun esodo di massa (per sfuggire alla tassazione)

Inoltre, difficilmente aliquote fiscali più elevate si traducono in esodi di massa. “Quando il Regno Unito ha brevemente alzato il tasso massimo al 50% un decennio fa, alcune persone benestanti, come il finanziere Guy Hands, si sono trasferite. Ma molti sono rimasti lì, forse decidendo che valeva la pena pagare un po ‘di più per vivere a Londra piuttosto che a Guernsey”. Secondo gli economisti Peter Diamond del Mit ed Emmanuel Saez di Berkeley, il livello al quale le aliquote fiscali marginali diventano complessivamente negative può essere notevolmente alto, precisamente fino al 73%.

E che dire della filantropia che funziona meglio se detassata? Niente da fare, il Ft ci va giù pesante: “sebbene molti enti di beneficenza facciano un ottimo lavoro, la filantropia come sostituto della spesa pubblica porta problemi di per sé… Uno è che i miliardari possono scegliere le loro cause… la filantropia tende a favorire cause carismatiche come l’arte e l’ambiente rispetto a cause meno attraenti, come alleviare la povertà e investire in sanità”.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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