Poste, così il Mef farà cassa con un colosso (anche) del risparmio

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Mentre Poste prevede di potenziare i servizi dedicati al wealth, il Mef presenta il piano per recuperare 4,4 miliardi limitando le sue quote. Contando anche Cdp, la quota pubblica potrebbe scendere al 51%

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Non sarà una “svendita”, perché il Mef prevede di poter incassare circa 4,4 miliardi di euro dalla cessione di parte delle quote di Poste Italiane, senza perderne il controllo. “Non andrà come con Tim”, ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha riassunto le prossime mosse del governo sul capitolo Poste ascritto al più ampio dossier privatizzazioni.

“Laddove si procedesse alla cessione dell’intera partecipazione direttamente detenuta dal Mef, ferme rimanendo le valutazioni che potranno essere effettuate in merito al mantenimento della partecipazione pubblica maggioritaria nel capitale, il controvalore desunto sulla base dei più recenti dati di mercato disponibili potrebbe ammontare a circa 4,4 miliardi”, ha spiegato Giorgetti durante l’audizione tenuta alle Commissioni riunite bilancio e trasporti (Camera) e programmazione economica, finanze e ambiente (Senato). Al momento, il ministero detiene il 29,25% del capitale di Poste, a cui si aggiunge il 35% di controllo pubblico “indiretto” tramite Cassa depositi e prestiti. Nelle prime fasi, ha precisato Giogetti, il Mef potrebbe decidere una riduzione della quota pubblica complessiva al 51%.

Leve per contenere il debito

“Le risorse ottenute” tramite la vendita delle quote di Poste, “saranno utilizzate per acquisire partecipazioni strategiche in settori di interesse pubblico o strategici”, ha precisato Giorgetti, anche se la mossa sembra soprattutto rivolte a una prudente gestione delle finanze pubbliche. L’operazione Poste, infatti, dovrebbe permettere di un “miglioramento dell’appetibilità del debito pubblico”, con “un risparmio di interessi passivi sul debito di circa 200 milioni annui”. Anche se vendere le quote di Poste comporterà la rinuncia ai dividendi futuri dell’azienda, il governo “stima che il risparmio di interessi passivi”, ossia il minore pagamento dovuto ai creditori dello Stato, “supererà la perdita di dividendi percepiti relativamente alle quote dismesse”. In sintesi, il Mef inserisce la privatizzazione in una strategia di riduzione del debito che non rinuncia al controllo strategico di Poste che, per Statuto, impedisce a soggetti diversi da quelli pubblici un controllo superiore al 5%.

“Ulteriore presidio al controllo dello Stato è rappresentato dalla disciplina dei poteri speciali, che consente al Governo di porre il veto su eventuali operazioni di ‘scalata’ di Poste e degli asset strategici gestiti dalla società”, ha aggiunto Giorgetti, “come la rete postale diffusa sul territorio nazionale in maniera capillare che consente la massima distribuzione dei prodotti postali e la raccolta del risparmio postale garantita dallo Stato, che finanzia anche parte del debito pubblico”.

Una partita che riguarda anche il risparmio

Il risparmio postale risulta uno dei canali di investimento preferiti dagli italiani, che investono in titoli equiparati ai titoli di Stato attraverso i Buoni fruttiferi e libretti emessi da Cdp e distribuiti da Poste (per 281,6 miliardi di euro di controvalore). (

Lo scorso 20 marzo Poste ha presentato il nuovo piano strategico, che ha rilanciato le ambizioni del gruppo anche nella gestione patrimoniale dedicata ai clienti più patrimonializzati. “Si prevede un coverage specialistico dei clienti Affluent+ che supera l’80%” dal 45% attuale, il che evidenzia “l’impegno di Poste Italiane nel fornire servizi finanziari di alta qualità anche ai clienti più patrimonialmente rilevanti”, si legge nel piano, nel quale “si prevede un aumento delle Attività Finanziarie Investite dei clienti da 581 miliardi di euro nel 2023 a 624 miliardi nel 2028”, un “incremento supportato da una gestione proattiva del portafoglio dei clienti e da una gamma rinnovata dei prodotti del Risparmio Postale”.

Secondo quanto affermato dall’Ad di Poste, Matteo Del Fante, la sfida è sviluppare “ulteriormente la segmentazione della nostra clientela affidandola a consulenti finanziari specializzati; riusciremo così a coprire al meglio tutte le esigenze, adattando la nostra rete ai clienti invece di chiedere a loro di adattarsi a noi”.

Attualmente Poste conta 64mila clienti Private con disponibilità superiori ai 500mila euro, per masse totali di 55 miliardi afferenti a questo segmento. A questi si aggiungono 1,2 milioni di clienti affluent (100-500mila euro) per 241 miliardi di masse.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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