Riscatto di laurea o fondo pensione ? Un confronto ragionato

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Tutelare il proprio futuro e gestire le risorse economiche per gli anni a venire non è sempre facile. Per tale ragione, sono molti i dubbi che emergono quando si parla di riscatto di laurea o di fondo pensione

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La prima motivazione per sottoscrivere un fondo pensione deve nascere da un’analisi della propria situazione pensionistica, valutando le proprie necessità e l’ammontare della pensione che si potrà ricevere

Se si prende in considerazione la possibilità di anticipare il momento della pensione, il riscatto di laurea è lo strumento giusto

Sono molte le persone che si chiedono se – per assicurarsi un livello adeguato di tutela pensionistica – convenga, di più, fruire del riscatto di laurea, anticipando quindi la pensione tramite la conversione in contributi degli anni di studio universitari, oppure, aderire a un fondo pensione, ricorrendo alla previdenza complementare che andrà ad aggiungersi a quella obbligatoria.
E invero, senza un’approfondita disamina degli aspetti caratterizzanti i due istituti, associata ad una consulenza mirata che tenga conto della propria posizione lavorativa, dei propri obiettivi e delle proprie esigenze, è difficile affermare quale soluzione risulti più conveniente.
Il fondo pensione, come noto, rientra nel secondo pilastro del sistema pensionistico, e permette, non soltanto, di avere diritto ad una prestazione pensionistica complementare che darà diritto a vedersi liquidare una pensione aggiuntiva alla rendita costituita dai contributi obbligatori versati, ma anche di beneficiare di alcune agevolazioni fiscali.

Il riscatto di laurea è uno strumento che consente ai soggetti che hanno conseguito un diploma di laurea o un titolo considerato equipollente di convertire in contributi, sostenendo un certo onere, l’intero curriculum studiorum o una sola parte di esso; ciò al fine di andare in pensione in anticipo.

Ebbene, per fare chiarezza e orientare le scelte dei soggetti interessati, primariamente occorre individuare, in linea di massima, quali sono i vantaggi e gli svantaggi correlati ai due strumenti.

Il riscatto di laurea è lo strumento giusto, avverte Andrea Carbone, ideatore di smileconomy, esperto in previdenza, riscatti di laurea ed educazione finanziaria, se si prende in considerazione la possibilità di anticipare il momento della pensione.

Non è detto però che, detta fattispecie, riesca in ogni caso a far raggiungere l’obiettivo agognato dall’interessato, vale a dire vedere in anticipo la pensione; infatti, “riscattando quattro anni si possono guadagnare quattro anni, oppure zero, oppure – ancora – due anni, a seconda del profilo contributivo del lavoratore”. Pertanto, il riscatto di laurea è conveniente solo se dà la possibilità non già di avvicinare ma di anticipare in concreto il momento della pensione.

Se, invece, il riscatto degli anni di studi non consente di anticipare il momento della pensione, occorre valutare anche il fondo pensione e comparare i due strumenti “dal punto di vista della rendita vitalizia che possono offrire”.

Andrea Carbone, economista e formatore, ideatore di smileconomy
Ciò considerato, è opportuno prendere in considerazione le rendite che si possono ottenere dal riscatto di laurea e dal fondo pensione chiedendosi, a parità di somma versata, qual è la soluzione più conveniente.

Anche in questo caso, non è attività facile offrire una risposta esaustiva, stante il fatto che sono numerosi gli elementi personali che, caso per caso, per ogni soggetto interessato occorrerebbe analizzare.

Ad ogni modo, rileva Andrea Carbone, una prima differenza tra fondo pensione e riscatto di laurea può essere rintracciata nel fatto che solo i fondi pensione hanno costi di gestione; il riscatto di laurea, invece, fisiologicamente non ne prevede.

In secondo luogo, i contributi versati per il riscatto di laurea sono rivalutati annualmente dall’Inps; cosa che non è contemplata per il fondo pensione. Più nel dettaglio, continua Carbone, “i contributi versati con il riscatto di laurea vengono rivalutati in base alla media quinquennale del Pil nominale; in questo senso, migliore è l’andamento dell’economia, maggiore è l’aspettativa di pensione futura. Al contrario, più severi sono i periodi di recessione, minore sarà l’assegno pensionistico atteso. Un fondo pensione, invece, non soffre di questi rischi e investe nella linea scelta dal sottoscrittore: prudente obbligazionaria, bilanciata, oppure con maggiore esposizione azionaria”.

Venendo ai profili fiscali, occorre evidenziare che entrambi gli strumenti consentono di dedurre quanto versato. Nel merito, se nel riscatto di laurea è senza limiti, il fondo pensione ammette la detrazione Irpef fino a 5.164€ annui. Allo stesso tempo, “la tassazione finale è più favorevole per i fondi pensione, con aliquote agevolate dal 9% al 15% in funzione degli anni di adesione, invece delle aliquote Irpef dell’assegno pensionistico”.

Ebbene, se si volesse provare a dare delle cifre, per comprendere la portata delle adesioni e come si distribuiscono in termini di genere, emerge, rileva Andrea Carbone, che “i nuovi iscritti ad un fondo pensione nel 2020 sono stati 486.552, quasi dieci volte tanto coloro che hanno richiesto il riscatto della laurea (pari invece a 53.353)”.

“La metà delle nuove adesioni ad una forma di previdenza integrativa riguarda i Fondi Negoziali di categoria, legati al mondo del lavoro dipendente; un terzo riguarda i Piani Individuali Pensionistici ed il rimanente 20% i Fondi Aperti”. Inoltre, “sette riscatti di laurea su dieci sono stati di tipo tradizionale, gli altri 3 di tipo agevolato. Rispetto al 2019, il 2020, complice la pandemia, ha visto sia un calo nel numero di nuove adesioni ai fondi pensione (-102.000), sia nel numero di richieste di riscatto di laurea (-20.000)”.

Per quanto riguarda l’età “giusta” per poter, rispettivamente, ritenere di scegliere correttamente il fondo pensione o il riscatto di laurea, occorre dire che “il riscatto di laurea andrebbe fatto quando e se serve, mentre una forma di previdenza integrativa andrebbe sottoscritta il prima possibile”.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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