India, l’insospettabile ricchezza del suo mercato dell’arte

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Come si articola il sistema dell’arte in India? Come sta il mercato? Cosa piace ai nuovi e ricchi collezionisti provenienti da questo affascinante subcontinente? Ecco alcune risposte

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A che punto è il mercato dell’arte in India? Nella seconda metà del 2023 il paese ha raggiunto il 7,8% di crescita economica, con ricadute benefiche anche sul mercato dell’arte. Ma come si articola il sistema dell’arte in questo subcontinente affascinante? Che cosa piace ai nuovi ricchi? E l’Italia, è presente per coglierne le opportunità?

Da molti economisti esperti il XXI secolo è stato definito “The Indian Century” per via della rapida crescita economica a cui lo stato dell’Asia meridionale è soggetto. Nel secondo semestre 2023, infatti, il Pil nazionale ha fatto registrare +7,8% e anche il mercato dell’arte moderna e contemporanea ha beneficiato della sostanziale floridità del paese, segnando un incremento del numero di collezionisti e del valore delle opere proposte da gallerie, case d’asta e fiere.

L’India e il suo mercato dell’arte

Dunque, a conti fatti, l’India si erge come il fulcro di un rinascimento culturale senza precedenti, offrendo una miscela unica di tradizione millenaria e innovazione che ha attirato l’attenzione degli esperti d’arte.

Inoltre, molti collezionisti indiani sono anagraficamente giovani e dimostrano gusti dettati dai numerosi viaggi all’estero e dall’internazionalità degli scambi, non ultime le interazioni che avvengono tramite i social media.

Il settore culturale del paese ha dimostrato una resilienza straordinaria, emergendo rafforzato dopo le sfide della pandemia. Sostenute soprattutto da un aumento significativo della ricchezza privata, l’arte moderna e contemporanea hanno sperimentato un boom senza precedenti, trainato dalla prosperità dell’immobiliare. In aggiunta a ciò, la generosità della filantropia ha contribuito alla creazione di nuovi musei e fondazioni, alimentando ulteriormente l’ecosistema creativo. Le transazioni però non si limitano al mercato interno, raggiungendo proporzioni internazionali. La creatività locale ha infatti visto un aumento del valore globale, con opere che hanno superato il milione di dollari in alcune vendite in asta. Come il lavoro di Tyeb Mehta venduto da Christie’s a New York, a testimonianza del riconoscimento dell’arte indiana sul palcoscenico mondiale.

Il sistema dell’arte indiano: gallerie e fiere a Nuova Dehli

Dal punto di vista delle gallerie le più note fuori dai confini nazionali sono Nature Morte, Experimenter, GallerySKE, Chemould Prescott Road e Vadehra Art Gallery che hanno sede nelle due città più importanti per il mercato culturale: Nuova Delhi e Mumbai. La capitale ospita da quindici anni la India Art Fair (IAF), che si è svolta in febbraio presso il NSIC Exhibition Grounds. Con la partecipazione di oltre 100 espositori, l’edizione 2024 ha registrato un aumento del 30% dei visitatori nella sola giornata di preview vip.

Novità della manifestazione è stata l’introduzione della sezione dedicata al design, con espositori nazionali e internazionali come Carpenters Workshop Gallery e de Gournay. Il primo ha venduto buona parte dei lavori in stand a poche ore dall’apertura, tra cui un tavolino di Nacho Carbonell per più di €300.000 e diversi pezzi dei gemelli Verhoeven con quotazione compresa €20.000 e €300.000.

Tornando all’arte figurativa, unica galleria italiana presente è stata Galleria Continua, che ha presentato un’opera di Anish Kapoor, alcuni lavori di Ai Weiwei, venduti a collezionisti privati ​​indiani, e una serie di Eva Jospin, realizzata in collaborazione con la Chanakya School of Craft di Mumbai e acquistata da un’istituzione.

Anche gli operatori locali hanno riportato ottimi risultati come la già citata Vadehra Gallery che ha transato opere di Tyeb Mehta, Rameshwar Broota, Shilpa Gupta e Atul Dodiya.

Experimenter, che ha spazi a Calcutta e Mumbai, ha dichiarato di aver venduto l’80% dei lavori nel primo giorno di apertura, con numerose tele collocate presso il Kiran Nadar Museum of Art.

In conclusione, la India Art Fair 2024 ha presentato un mix di artisti soprattutto indiani e occidentali, anche se non sono mancate le proposte da tutta l’Asia meridionale per la gioia di collezionisti quale il bengalese Rajeeb Samdani, tra i duecento estimatori d’arte più noti al mondo secondo la classifica di ARTnews.

Nuova Dehli

Mumbai, secondo centro gravitazionale dell’arte indiana

Passando a Mumbai, la città, grazie alla rapida crescita economica e allo sviluppo immobiliare, si è affermata come secondo centro gravitazionale contemporaneo indiana. Ciò che la rende attraente sono i suoi collezionisti, maggiormente interessati alla sperimentazione e meno conservatori rispetto a quelli di Nuova Delhi.

Negli ultimi anni Mumbai ha visto la nascita di una nuova fiera e l’apertura di molte gallerie, che hanno contribuito a rafforzare il suo profilo artistico internazionale. In particolare, il neonato Mumbai Gallery Weekend 2024 ha attirato l’attenzione di un vasto pubblico.

I primi segnali dell’ascesa del polo finanziario, industriale e cinematografico indiano (a Mumbai è nata Bollywood) si sono però avuti in novembre 2023 con l’inaugurazione di Art Mumbai, a cui hanno partecipato 50 operatori non solo locali. Ad esempio la newyorkese AICON Contemporary, le cui opere variavano da €3.000 a €60.000, molte delle quali vendute nel primo giorno di apertura.

India, il nuovo polo del mercato dell’arte a oriente?

Ma gallerie d’arte e fiere non sono l’unico volto del mercato culturale indiano: alcuni quartieri storici si stanno reinventando come hub artistici, ad esempio Fort e Colaba proprio a Mumbai

Dunque, a conti fatti, l’intera nazione, trainata da due delle sue città più importanti, potrebbe essere la prossima meta che i collezionisti internazionali dovranno considerare, attratti dalla diversità e dalla vitalità della sua scena artistica.

Un nuovo polo del mercato dell’arte che andrebbe ad aggiungersi in Asia a Hong Kong, Seoul e Shanghai e che, nel medio periodo, potrebbe erodere margini proprio alla città cinese che ancora fatica a riprendersi post pandemia.

Mumbai


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di Elisabetta Roncati

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Digital content creator, consulente artistica, scrittrice per diverse testate e autrice per Rizzoli illustrati, Elisabetta Roncati ha deciso di unire formazione universitaria economica/manageriale e passione per la cultura con un unico obiettivo: avvicinare le persone all’arte in maniera chiara, facilmente comprensibile e professionale. Interessata a ogni forma di espressione artistica e culturale, contemporanea e non, ha due grandi passioni: l’arte extraeuropea ed i diritti civili. Nel 2018 ha fondato il marchio registrato Art Nomade Milan, con cui si occupa di divulgazione digitale sui principali social media (Instagram e Tik Tok @artnomademilan)

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