WW Snippets test
Al primo posto della classifica regionale per inclusione finanziaria si posiziona il Trentino-Alto Adige, seguito da Lombardia, Lazio e Veneto
Alessandro Messina di Banca Etica: “Bisogna interpretare le esigenze dell’economia reale analizzando in che modo la finanza possa essere posta al servizio dei bisogni primari”
Vittorio Pelligra dell’Università di Cagliari: “Il rischio serio è di un trasferimento del crollo della domanda sul crollo dell’offerta. È necessario spostare il focus dei decisori politici dalla sostenibilità finanziaria alla sostenibilità sociale”
L’appello: le concentrazioni bancarie pesano sull’inclusione
“L’indebitamento globale è oggi ai livelli massimi, ma ha subito una trasformazione rispetto alla grande crisi finanziaria di 12 anni fa. Se nel 2008 pesava su imprese e famiglie, negli ultimi anni si è trasferito sui governi. Ma la trasmissione finanziaria delle risorse è sempre più in mano a pochi operatori”, spiega Messina. “C’è bisogno di un cambio di prospettiva, di interpretare le esigenze dell’economia reale guardando in che modo la finanza possa essere posta al servizio dei bisogni primari. L’auspicio è che, anche grazie a questa situazione pandemica, i regulator si focalizzino su ciò che serve per far arrivare liquidità a chi davvero ne ha bisogno”.
Secondo Vittorio Pelligra, professore associato di politica economica dell’Università di Cagliari, infatti, il problema non è la mancanza di liquidità, anzi, l’eccesso di liquidità iniettata dalle banche centrali al sistema rischia di trasformarsi “in una vera e propria trappola”. “Tornando alla crisi finanziaria del 2008, il tentativo di mettere al sicuro le banche dal rischio sistemico ha finito per concentrare l’attenzione esclusivamente sul tema della stabilità finanziaria. Ma questo tema non può essere gestito senza considerare la stabilità sociale”, spiega Pelligra. Negli ultimi anni, aggiunge, “sono state escluse fasce sempre più ampie di popolazione e di piccole imprese dall’accesso al credito. In più, a questo si aggiunge oggi il tema del covid, che somma l’incertezza al rischio bloccando la naturale propensione al consumo. Il pericolo serio è di un trasferimento del crollo della domanda sul crollo dell’offerta, che genererebbe più disoccupazione, più povertà e una contrazione fortissima del prodotto interno lordo”. Poi conclude: “Bisogna spostare il focus dei decisori politici dalla sostenibilità finanziaria alla sostenibilità sociale”.

