Eredità: beneficio prima casa ad ampio spettro

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Il beneficio fiscale sulla prima casa in eredità è estendibile ai famigliari se il coniuge superstite presenta l’atto di successione o modifica quello fatto in precedenza

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Il tutto parte perché un contribuente proponeva ricorso dopo aver ricevuto un avviso di liquidazione dell’imposta di successione

La questione arriva fino alla Corte di cassazione che dirime il tutto spiegando diversi aspetti sull’agevolazione prima casa

Beneficio fiscale sulla prima casa in eredità estendibile ai famigliari se il coniuge superstite presenta la successione. Questo in sintesi quanto ha stabilito la Corte di cassazione con l’ordinanza n.20132/2020. E dunque, sulle agevolazioni prima casa, che hanno ad oggetto un acquisto per successione, si possono applicare le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa se anche uno solo dei beneficiari ha le condizioni agevolative e l’erede richiede esplicitamente il beneficio nella dichiarazione di successione o attraverso una dichiarazione integrativa.
Il caso

Un contribuente proponeva ricorso presso la Ctp di Roma dopo aver ricevuto un avviso di liquidazione dell’imposta di successione, per il recupero di un agevolazione fiscale goduta indebitamente. I primi giudici che hanno accolto il ricorso ritenevano che il contribuente avesse diritto alle agevolazioni fiscali della prima casa (immobile dei genitori) anche se non era in possesso dei requisiti richiesti per usufruire del beneficio.

Nel dettaglio per avere quanto richiesto per poter richiedere e ottenere l’agevolazione prima casa il contribuente non deve essere proprietario, nello stesso comune, di un altro immobile adibito ad prima abitazione, nemmeno in comunione con il coniuge. Non deve inoltre essere titolare dei diritto d’uso, usufrutto su un’altra casa nello stesso comune e non deve aver già goduto dell’agevolazione prima casa su un altro immobile in Italia. Per quanto riguarda la casa, questa non deve essere considerata di lusso e deve trovarsi nel comune dove l’acquirente ha la propria residenza.

L’Agenzia delle entrate non essendo dello stesso avviso dei giudice ricorre in appello. E il “secondo” giudice ritiene infatti che l’interessato deve possedere i requisiti per godere del beneficio. E che la dichiarazione fatta dal coerede, che al momento ha ancora i requisiti per godere del bonus prima casa, è fondamentale. E dunque si dava ragione all’Agenzia delle entrate. Il contribuente ricorre nuovamente e questa volta finiscono in cassazione. Questa suggerisce come stando alla Legge n.342/2000 le dichiarazioni “sono rese dall’interessato nella dichiarazione di successione o nell’atto di donazione”. Per godere dell’agevolazione bisogna indicare il coniuge ancora vivo fra i successori o modificare la dichiarazione precedente. In caso contrario andrebbe a mancare la relazione tra il bene e il beneficiario.

Conclusione

Il diritto dii poter godere dell’agevolazione prima casa è possibile se esistono le condizioni di legge che devono comunque essere invocate dal richiedente. E dunque, solo se l’erede ancora in vita richiede esplicitamente il beneficio nella dichiarazione di successione o attraverso una dichiarazione integrativa.


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di Giorgia Pacione Di Bello

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