Fondi, il ritorno dei titoli garantiti che hanno reso oltre il 7%

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Nel 2023 si è assistito al ritorno degli obbligazionari euro asset e mortgage backed, un insieme di prodotti che nel 2023 è stato capace di generare un rendimento superiore ai 7 punti percentuali. Che caratteristiche ha questa categoria che comprende Abs, Mbs e Cdo?

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Il periodo storico che stiamo vivendo ha il sapore della novità, dell’incertezza, del movimento. Gli anni dei tassi a zero e dei mercati appiattiti in tiepido e generalizzato trend crescente sono ormai un lontano ricordo, che ha lasciato spazio al ritorno della decorrelazione e della rotazione settoriale. 

Pur avendo appena archiviato un anno indubbiamente positivo, le condizioni emotive degli investitori – e soprattutto dei piccoli risparmiatori – potrebbero non essere delle migliori, provate da impostazioni non sempre lineari e da correzioni non trascurabili. 

Alla ricerca di asset stabili 

E così, in un contesto in cui le performance sono cresciute molto più di quanto si sia contratta la standard deviation (e questo è vero soprattutto per gli attivi obbligazionari), la ricerca di asset stabili è rinnovata nello scopo. 

Gli obbligazionari euro asset e mortgage backed: cosa sono 

Tra le categorie più performanti sotto questo punto di vista, spiccano gli obbligazionari euro asset e mortgage backed, un insieme di prodotti che nel 2023 è stato capace di generare un ritorno superiore al 7%, tollerando una volatilità di appena l’1,7% e una perdita massima inferiore al punto percentuale. Per tutti e tre i parametri la categoria vanta posizionamenti d’eccellenza con una persistenza nel tempo che non trova eguali. 

La categoria raggruppa i prodotti del risparmio gestito che investono in titoli obbligazionari emessi prevalentemente da emittenti europei ed espressi in euro. I portafogli sono caratterizzati dalla presenza significativa di obbligazioni derivanti da operazioni di cartolarizzazione dei crediti (Abs – asset backed securities), incluse quelle garantite da mutui ipotecari (Mbs – mortgage backed securities) e, altresì, le collateralized debt obligations (Cdo). 

Cos’è la cartolarizzazione 

La cartolarizzazione è il processo che trasforma i crediti di una banca, per definizione illiquidi, in titoli obbligazionari liquidi che confluiscono in un’apposita società veicolo, una Spv, per essere scambiati sul mercato secondario.

Gli Abs 

Gli Abs sono strumenti finanziari con una struttura simile ai bond, in quanto pagano cedole a scadenza prefissata a tasso fisso o variabile, ma invece di una quota del debito di una singola società, rappresentano un pacchetto di crediti estratti dal bilancio di una banca. 

Gli Mbs 

Anche gli Mbs (letteralmente titoli garantiti da ipoteca) sono prodotti di investimento simili alle obbligazioni: si tratta di pacchetti di mutui immobiliari e altri debiti immobiliari acquistati dalle banche che li hanno emessi. Gli investitori in titoli garantiti da ipoteca ricevono pagamenti periodici sovrapponibili ai pagamenti delle cedole obbligazionarie. 

I Cdo

Infine i Cdo (obbligazioni di debito collateralizzato) sono prodotti finanziari strutturati e relativamente complessi, supportati da un pool di prestiti e altre attività: queste attività sottostanti fungono da garanzia se il prestito va in default. I Cdo garantiti da mutui subprime rischiosi sono stati una delle cause della crisi finanziaria del 2008. Sebbene rischiosi e non adatti a tutti gli investitori, i Cdo rappresentano uno strumento valido per diversificare il rischio e soprattutto creare capitale più liquido per le banche di investimento, con i conseguente efficientamento del sistema finanziario. 

Rischi e opportunità legati a questa tipologia di prodotti 

Queste tipologie di prodotti presentano dei rischi peculiari – ulteriori rispetto alle tradizionali obbligazioni – derivanti perlopiù dalla scarsa trasparenza dei sottostanti e dalle difficoltà tecniche nella valutazione del profilo di rischio. L’investimento attraverso i fondi di investimento risulta quindi la scelta elettiva per accedere a un mercato con elevate potenzialità, beneficiando dell’expertise di un team qualificato, di banche dati e software sofisticati e soprattutto dell’elevata diversificazione delle fonti di rischio.

Il rialzo dei tassi dell’ultimo anno ha avuto in impatto importante sui sottostanti di tali asset: se nel lustro precedente i risultati medi di categoria oscillavano attorno alla parità, nel 2023 il rendimento è esploso, ed anche in queste prime settimane del nuovo anno l’impostazione si conferma rialzista. Gli indici di Sharpe e Sortino inoltre confermano che il rendimento già apprezzabile è accompagnato da livelli si rischiosità tra i più contenuti

I fondi disponibili sono tuttavia di numerosità ridotta, ma gestiti da asset manager di primaria importanza nel mondo del risparmio gestito e di comprovata autorevolezza. I prodotti autorizzati agli investitori retail italiani sono solo sei e hanno una vita relativamente breve: essendo stati lanciati tra i 3 e i 5 anni fa, con risultati quasi sovrapponibili in termini di rischio e rendimento. Interessante e apprezzabile il livello di disclosure evidenziato dai gestori, che non mancano nel pubblicare una documentazione legale e commerciale aggiornata e sufficientemente dettagliata, e che in alcuni casi include le holding.
Non manca poi, nei breakdown disponibili, una quota non trascurabile di liquidità e di prodotti del mercato monetario. 

Ci troviamo quindi di fronte a un’opportunità di investimento sicuramente non idonea a rappresentare il core di portafoglio, ma che può fornire un contributo apprezzabile alla stabilità dei rendimenti di un portafoglio ben diversificato. 

(Articolo scritto in collaborazione tra Luca Lodi, head of R&D Fida, e Monica Zerbinati, financial analyst Fida)


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di Luca Lodi

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Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

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