Danneggiamento beni culturali: c’è la legge contro gli eco-vandali

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Con l’approvazione della Camera diventa legge il pacchetto delle sanzioni amministrative per fermare gli eco-vandali che hanno preso nel mirino i beni culturali per protestare contro l’impiego dei combustibili fossili. Continueranno ad applicarsi anche le sanzioni penali oggi vigenti

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Il 18 gennaio 2024 è dunque giunta l’approvazione definitiva anche della Camera, dopo l’approvazione del Senato dello scorso 11 luglio, il disegno di legge voluto dallo stesso Ministro Sangiuliano contro il crescente ripetersi di episodi che negli ultimi anni hanno preso di mira i beni artistici e culturali del patrimonio pubblico per richiamare l’attenzione sul tema dell’inquinamento derivante dall’impiego dei fossili per produrre energia

“Oggi è una bella giornata per la cultura italiana e, in particolare, per il patrimonio artistico e architettonico della Nazione”, ha affermato il Ministro della cultura Sangiuliano nel giorno dell’approvazione definitiva della legge contro chi danneggia i beni culturali aggiungendo che essa si basa sul principio cardine in base al quale “chi arrecherà dei danni al patrimonio culturale e paesaggistico sarà costretto a pagare di tasca propria il costo delle spese per il ripristino integrale delle opere”. Il Ministro ha dichiarato che “compito dello Stato, come sancisce l’articolo 9 della Costituzione, è quello di preservare questa risorsa unica e preziosa che abbiamo il dovere di proteggere e custodire per le future generazioni”. Ferme le reazioni dei politici dell’opposizione che hanno giudicato la nuova legge “spropositata” nelle sanzioni e “inopportuna” dal punto di vista giuridico visto che la materia è già disciplinata dal Codice penale da norme introdotte appena due anni fa (con la Legge n. 22/2022). 

Cosa dice la nuova legge contro gli eco-vandali

Il nuovo testo di legge aggiunge infatti delle pesanti sanzioni amministrative alle pene già previste dal Codice penale. Il testo di legge approvato prevede che chi si renderà responsabile di atti di distruzione, dispersione, deterioramento, o tali da rendere inservibile o non fruibile l’arte e i monumenti nazionali ne risponderà direttamente in prima persona dal punto di vista patrimoniale. In tali casi, troveranno applicazione la sanzione amministrativa da un minimo di 20 mila euro a un massimo di 60 mila euro immediatamente irrogabili dal prefetto del luogo dove il fatto è commesso, sulla base delle denunce dei pubblici ufficiali. Le nuove sanzioni scendono rispettivamente a un minimo di 10 mila e a un massimo di 40 mila euro per i comportamenti di deturpamento, imbrattamento o destinazione dei beni culturali a un uso pregiudizievole o incompatibile con il loro carattere storico o artistico. In base invece alla legge oggi vigente si applica la multa da 2.500 a 15 mila euro per i comportamenti più gravi e la multa da 1.500 a 10 mila euro per i fatti meno gravi. Nel dibattito alla Camera per l’approvazione delle nuove sanzioni è stato messo in evidenza come per ripristinare la facciata del Senato, imbrattata di vernice il 2 gennaio 2023, è stata necessaria una spesa di 50.000 euro con soldi pubblici.

I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative di nuova introduzione saranno devoluti al Ministero della cultura per il ripristino dei beni danneggiati.

In aggiunta alle nuove sanzioni amministrative continuerà ad applicarsi la pena oggi prevista della reclusione da 2 a 5 anni nei casi di distruzione, dispersione, deterioramento o inservibilità dei beni mobili o immobili durante manifestazioni pubbliche. Per gli imbrattamenti e i danneggiamenti minori invece continuerà ad applicarsi la pena della reclusione da sei mesi a tre anni

Con la nuova legge si determina quindi un “doppio binario sanzionatorio” che vede il piano delle sanzioni amministrative e quello distinto delle sanzioni penali con la possibilità di un temperamento tra le due da parte dell’autorità giudiziaria.

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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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