Keith Haring, se l’IA finisce l’opera d’arte di un artista scomparso

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L’intelligenza artificiale è stata di recente utilizzata per completare un’opera volutamente lasciata incompiuta dell’artista Keith Haring. L’esperimento è stato condiviso in un social network e ha generato reazioni per lo più negative. Ma si tratta di un fenomeno che si sta espandendo e con cui ci si deve confrontare

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Unfinished Painting (1989), il dipinto di Keith Haring lasciato volutamente incompiuto dall’artista è stato completato dall’intelligenza artificiale nei gironi scorsi. L’artista, nato nel 1958 e deceduto nel 1990 per complicazioni legate all’AIDS è diventato popolare per i suoi graffiti fatti in pochi minuti nelle metropolitane di New York e guardati da migliaia di persone al giorno. Haring, un anno prima di morire, ha realizzato l’opera Unfinished Painting rimasta volutamente incompiuta. Si tratta di un acrilico su tela che presenta, nel quadrante superiore sinistro, linee bianche e nere a formare motivi stilizzati su uno sfondo viola. La pittura cola sul quadrante inferiore sinistro lasciando strisce di colore su fondo neutro. La metà destra della tela è invece completamente neutra, incompiuta. 

Il mancato completamento dell’opera è stato voluto dall’artista per esprimere, in un certo senso, il vuoto e il dolore portato dall’AIDS nella sua vita e nella società. Nei giorni scorsi, l’opera è stata presentata completata da un utente del web identificatosi come @DonnelVillager che l’ha pubblicata sul social network “X”, prima noto come “Twitter”. L’utente, ritenuta la storia del dipinto originale “molto triste”, forse “troppo triste”, ha pensato di far completare l’opera dall’intelligenza artificiale ritenendo di onorare l’opera stessa e l’artista.

Keith Haring, Unfinished Painting (1989). Photo copyright Keith Haring Foundation

IA e arte, quando la tecnologia sostituisce l’artista

Il risultato del lavoro fatto dall’IA è discutile dal punto di vista tecnico e discusso dal punto di vista artistico. Tecnicamente, le figure realizzate dall’IA sono parziali, incomplete e dal tratto confuso. Dal punto di vista artistico ne viene modificato il significato originario. Tra l’altro si tratta di un’opera coperta dal diritto d’autore

Volendo però contestualizzare la vicenda, possiamo considerarlo come un esercizio di applicazione dell’IA all’arte nell’ambito della creatività dei social network. L’immagine con il dipinto completato ha generato tra gli utenti un acceso dibattito per lo più di condanna e rigetto. Reazioni a cui ha fatto seguito la proposizione da parte di un altro utente di un testo, concepito sempre dall’IA tramite l’applicazione ChatGPT, di quella che sarebbe la reazione di Haring al completamento della sua opera. Nel testo immaginario, l’artista vede il lavoro come un arazzo di movimento e vita e elogia lo spirito collaborativo che alimenta le infinite possibilità di espressione artistica. Ma può essere davvero così? L’esperimento genera molti interrogativi sugli effetti dell’impiego dell’IA in un settore come quello dell’arte coperto dal diritto d’autore

Se l’IA fosse stata utilizzata direttamente dall’artista per completare una propria opera parzialmente realizzata probabilmente attribuzione e diritti d’autore sarebbero sempre in capo all’artista. Ma quando l’IA genera un’opera autonomamente, attingendo dall’esperienza di lavori coperti da copyright, le cose cambiano. Non solo il diritto d’autore sull’opera realizzata dall’IA non è riconosciuto ad oggi dalla giurisprudenza USA pronunciatasi in materia ma anche gli artisti fanno causa alle app di IA per l’uso di fonti non autorizzate da cui attinge per generare il lavoro. E questo è quello che sta accadendo con cause legali intentate da artisti che accusano le società di intelligenza artificiale di violare i loro diritti di proprietà intellettuale.

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In copertina: Keith Haring, Unfinished Painting (1989). Photo copyright Keith Haring Foundation.  


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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