Redditometro: spetta al contribuente dimostrare l’errore

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Anche dopo la riforma del 2022 il redditometro può essere considerato uno strumento legittimo per l’accertamento fiscale

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Le risultanze del redditometro rimangono valide fino a prova contraria

Come può fare il contribuente per contestare le risultanze del redditometro, a fronte di un accertamento effettuato nei suoi confronti da parte dell’Agenzia delle entrate?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 2746 del 2024, approfondisce questo tema a partire da una controversia tra un contribuente e l’Agenzia delle entrate.

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Il redditometro è legittimo

Ad avviso della Corte, l’accertamento che viene condotto con ricorso al meccanismo del redditometro, il quale prevede una prova contraria a carico del contribuente, è legittimo anche dopo la riforma del processo tributario del 2022 che ha codificato il riparto dell’onere probatorio, trasferendolo a carico dell’amministrazione finanziaria.

È bene ricordare che il redditometro è lo strumento utilizzato dall’Agenzia per valutare la coerenza tra le spese sostenute dal contribuente e i redditi da quest’ultimo dichiarati.

La posizione dell’Agenzia

L’Agenzia sostiene che le risultanze del redditometro possono assurgere al rango di presunzioni legali che il contribuente è tenuto a superare.

Legittimamente, ad avviso dell’Agenzia, l’Ufficio può fondare un accertamento sintetico esclusivamente sulla base dele risultanze del redditometro, senza necessità di integrarle con altri elementi probatori o induttivi.

L’Agenzia ritiene inoltre non sufficiente, ai fini del superamento della presunzione di maggior reddito accertato tramite redditometro, la dimostrazione da parte del contribuente del possesso (per l’anno accertato) di disponibilità sufficienti a giustificare il tenore di vita sinteticamente accertato.

Secondo l’Agenzia spetterebbe al contribuente l’ulteriore onere di dimostrare che proprio quelle disponibilità finanziarie siano state utilizzate per sostenere le spese poste a fondamento dell’accertamento da parte del Fisco.

Il chiarimento della Corte

La Corte di Cassazione mette in evidenza che, con orientamento consolidato, è stato chiarito che la prova contraria del possesso di redditi non imponibili che il contribuente è chiamato a fornire (per superare la ricostruzione presuntiva e sintetica del reddito operata dall’Amministrazione):

  • non può limitarsi alla mera dimostrazione della disponibilità di ulteriori redditi o del semplice transito della disponibilità economica nella sfera patrimoniale del contribuente
  • il contribuente può superare le presunzioni provando che la disponibilità del maggior reddito contestato non rientra nella base imponibile presa in considerazione dall’ufficio. Più in particolare il contribuente deve fornire prove “sintomatiche”, atte a dimostrare che i redditi aggiuntivi siano stati effettivamente utilizzati per coprire le spese.

Ciò considerato, ad avviso della Corte, il contribuente per ribaltare l’esito dell’accertamento dell’Agenzia è tenuto a fornire le prove necessarie a supporto della propria posizione, presentando documenti e ricevute atte a attestare la legittimità delle spese rispetto ai redditi dichiarati.

Redditometro: cos’è

Il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico del reddito che consente all’amministrazione finanziaria una determinazione indiretta del reddito complessivo del contribuente.

La determinazione è basata sulla capacità di spesa del contribuente.

L’accertamento scatta quando le spese sono eccessive rispetto al reddito dichiarato. 


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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