Finanza sostenibile, scatta l’allarme sui fondi. Cosa sta succedendo

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Il 24% di tutti i fondi articolo 8 ai sensi della Sfdr potrebbe essere accusato di greenwashing, secondo un’analisi di Mainstreet Partners. Ecco cosa sta succedendo

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Nell’ultimo triennio i fondi articolo 8 sono aumentati del 20% su base annua, a fronte di una contrazione del 24% dei fondi art. 6

La top20 delle società di gestione per copertura dei soli artt. 8 e 9 vede al primo posto Amundi, seguita da Bnp Paribas e Ubs

Scatta l’allarme sui fondi sostenibili. Ad accendere il faro è l’ultima edizione del Barometro Esg, l’analisi annuale del team di ricerca di Mainstreet Partners su oltre 7.700 tra fondi ed Etf di più di 350 asset manager, per un patrimonio totale di 10mila miliardi di euro. Ma cosa succede?

Nell’ultimo triennio i prodotti articolo 8 (che promuovono caratteristiche ambientali o sociali o una combinazione di tali caratteristiche ai sensi della Sustainable finance disclosure regulation, la normativa europea sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari) sono cresciuti del 20% su base annua, a fronte di una contrazione del 24% dei fondi articolo 6 (ovvero che non promuovono caratteristiche ambientali o sociali e che non hanno come obiettivo investimenti sostenibili ma per le quali le società di gestione si limitano a monitorare i rischi di sostenibilità). Con l’incremento del numero di fondi art. 8, tuttavia, è aumentata anche la quota di quelli che potrebbero essere accusati di greenwashing.

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Prima di analizzare i risultati, si rende necessaria una premessa: la metodologia di Mainstreet Partners si basa su una valutazione olistica a tre pilastri: la società di gestione nel suo complesso, la strategia di investimento del fondo e le singole partecipazioni del portafoglio. Il rating Esg varia da un punteggio di 1 (basso) a 5 (alto), dove “3” è il minimo indispensabile per considerare un fondo come sostenibile. La maggior parte dei fondi art. 6 ottiene infatti un punteggio inferiore a tre, come ci si aspetterebbe. Di conseguenza, i fondi art. 8 che scontano uno score inferiore a tre sono classificati dall’asset manager come a rischio di greenwashing. Detto questo, nel 2022 il 21% di tutti i fondi art. 8 non soddisfaceva i criteri minimi di Mainstreet Partners, un valore che ha raggiunto il 24% alla fine del 2023

Replicando lo stesso test sui fondi art. 9, che hanno come obiettivo l’investimento sostenibile, anche alzando l’asticella a 3,5 si evidenzia un cluster decisamente più contenuto di prodotti con un punteggio inferiore: nel 2021 rappresentavano infatti il 3%, saliti nel 2022 al 5% fino a toccare il 6% nel 2023. La ragione principale dei punteggi più bassi tra i fondi art. 8, secondo l’analisi, è che alcuni prodotti hanno fatto il minimo indispensabile per essere classificati come tali, per esempio puntando su alcune esclusioni ed evitando di conseguenza investimenti in aziende, industrie o settori che potrebbero influire negativamente sul pianeta o sulla società, come il settore dei combustibili fossili o il tabacco. Di conseguenza, non sono abbastanza “forti”, pur essendo conformi alla Sfdr, da ottenere un punteggio superiore a tre. “Una notizia positiva è che il numero di fondi art. 8 che ha ottenuto un punteggio inferiore a 2,5 è estremamente basso, pari all’1%”, rassicurano i ricercatori.

Fondi sostenibili: la top20 degli asset manager

All’interno di questo scenario, alcuni asset manager hanno fatto una fuga in avanti, dimostrando i più alti standard di investimento sostenibile sul mercato. La top20 delle società di gestione per copertura dei soli artt. 8 e 9 vede al primo posto Amundi, seguita da Bnp Paribas e Ubs. “È interessante notare che alcune boutique – come Mirova, Impax e Sycomore – in fatto di sostenibilità non hanno nulla da invidiare ad altri player più grandi che compaiono in tabella, a riprova del fatto che dimensioni e risorse non sono necessariamente correlate a standard di sostenibilità più elevati”, si legge nel report. “Suggeriamo tuttavia che c’è una differenza dietro le ragioni del loro buon punteggio. Le boutique più piccole hanno standard e livelli di competenza molto elevati, mentre le società più grandi sfruttano bene le loro dimensioni e sono riuscite a integrare l’Esg in una base più ampia di asset, cosa non sempre facile”. Tra l’altro, fanno presente i ricercatori, Lombard Odier, Sycomore e Mirova hanno ottenuto la certificazione B Corp, segno che la sostenibilità è integrata a tutti i livelli dell’azienda.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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