WW Snippets test
I dati Eurostat rivelano che il divario retributivo di genere in Europa si è contratto dell’1% negli ultimi otto anni
In Francia le donne dovranno attendere più di 1.000 anni per raggiungere la parità salariale
Esther Lynch, vicesegretario generale di Etuc, esorta Ursula von der Leyen a “dare la priorità alle misure di trasparenza salariale, necessarie per compiere reali progressi verso l’uguaglianza”
L’attesa risulta essere decisamente più contenuta per la Romania, dove la differenza salariale si è ridotta del 5,8% tra il 2010 e il 2018 e si stima che manchino solo due anni al raggiungimento dell’uguaglianza. Segue il Lussemburgo, dove le donne dovranno attendere il 2027, e il Belgio, dove la differenza salariale si è ridotta del 4,1% dal 2010 e l’uguaglianza sarà raggiunta nel 2028. L’Italia, invece, anticipa di 30 anni la media dei paesi europei (si parla del 2074), registrando una contrazione del gap dello 0,3% tra il 2010 e il 2017.
Tornando sul fronte della parità salariale, a preoccupare l’European trade union confederation, in particolare, è il fatto che la Commissione europea abbia ritardato la pubblicazione della direttiva sulla trasparenza salariale dal quattro novembre al 15 dicembre, mettendo tra l’altro in dubbio l’iniziativa segnalandola come “da confermare”. Per di più, aggiunge la confederazione, dopo aver promesso di stabilire misure vincolanti di trasparenza salariale entro 100 giorni dal suo mandato, il presidente Ursula von der Leyen non ne ha fatto alcuna menzione nel discorso sullo stato dell’Unione. “Le grandi aziende fingono che si stiano facendo progressi nella riduzione del divario retributivo di genere attraverso misure volontarie. Ma le donne dovranno aspettare oltre 100 anni, se il cambiamento continuerà al ritmo attuale”, ha commentato Esther Lynch, vicesegretario generale di Etuc, esortando Ursula von der Leyen a “dare la priorità alle misure di trasparenza salariale, necessarie per compiere reali progressi verso l’uguaglianza, e a offrire pieno sostegno ai sindacati per la difesa delle donne”.

