Bpm e la fusione con banche italiane, il gioco delle coppie

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Fra UniCredit e Credit Agricole, Bpm chi sceglierà per la fusione? Il matrimonio fra istituti di credito deve farsi solo se è conveniente, dicono gli analisti

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Il consolidamento bancario? Solo se conviene, dicono gli analisti di Equita sim, commentando le indiscrezioni di lungo corso su Banco Bpm. Nella piovosa e buia giornata di lunedì 26 ottobre, Piazza Affari vede in calo anche il comparto bancario, osservato speciale per le mosse sotterranee del “risiko”. A metà giornata, Banco Bpm segna -1,31%, Unicredit -1,14%, Mediobanca -0,76%, Intesa Sanpaolo -0,65%. Bper invece contiene le perdite a (-0,21% a 1,19 euro), dopo il successo dell’aumento di capitale, arrivato al 99,21% delle nuove sottoscrizioni azionarie. Sulla banca modenese Mediobanca Securities ha riavviato la copertura con rating neutrale e prezzo obiettivo di 1,5 euro per azione.
Il report della banca di investimento italiana, intitolato “M&A, ma non a tutti i costi”, presenta l’impatto sulla valutazione di Bpm delle alternative strategiche più concrete. Gli esperti segnalano in particolare che le possibili combinazioni potrebbero vedere l’una accanto all’altra Bpm e Credit Agricole Italia. Oppure Bpm e UniCredit.

Gli analisti rilevano che nel capitale di Banco Bpm sono presenti 13 investitori istituzionali, per un totale del 23%. Tale assetto – secondo la logica – non consentirebbe una fusione che non sia fondamentale dal punto di vista della generazione di valore. Scrivono gli analisti: “Secondo noi l’M&A rappresenta un’occasione unica per il management di far emergere il valore inespresso degli asset quotati/liquidi”. E poi specificano: “Vale a dire il 20% di Anima H., il 2% di Nexi e il 39% di Agos-Ducato. Società che valgono il 43% della capitalizzazione di mercato e al netto dei quali il titolo tratta con un P/TE di 0,15 volte (senza contare gli oltre 700 milioni di capital gain su governativi classificati al costo)”.

In particolare, sarebbe brillante per Piazza Meda la conclusione di un accordo con Credit Agricole Italia comprendente anche la quota di maggioranza di Agos- Ducato (61%) che la banca francese detiene. In questo caso, la banca guidata da Giuseppe Castagna potrebbe “detenere il 60% della nuova entità con un impatto positivo sulla valutazione del 40% circa pre sinergie (valutazione 2,3 euro per azione, 0,33 volte il P/TE)”. Stesso discorso per una eventuale fusione con UniCredit. Anzi, in quest’ultimo caso l’unione fra le due banche avrebbe un “forte razionale strategico”. Qui le ragioni della convenienza del consolidamento bancario, nelle parole di Andrea Enria.

La quota di mercato Unicredit in Lombardia infatti va dal dal 7% al 14%. Gae Aulenti potrebbe valutare Banco Bpm “fino a 2,4 euro per azione”, pagando il 40% del prezzo in contanti, e “registrare un assorbimento patrimoniale (post oneri di ristrutturazione di oltre 2 miliardi) equivalente a quello atteso nel 2020-2021 dagli effetti regolamentari – che secondo noi potrebbero venire sospesi proprio in virtù della business combination”, concludono da Equita. La società resta positiva su Piazza Meda, confermando il rating buy con un prezzo obiettivo a 1,9 euro sul titolo.

Bper Banca invece per il momento resterebbe single, dovendo “ancora completare l’acquisizione e integrazione degli sportelli Ubi Banca”. Ma il tempo passa in fretta, e anche l’istituto modenese non è indifferente alle grandi mosse del risiko bancario.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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