Ops Intesa-Ubi: per analisti “irrifiutabile”. E Isp precisa

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All’indomani del “no” di Ubi all’Ops di Intesa, gli analisti di Equita tagliano il giudizio e il prezzo obiettivo sulla stessa Ubi. Intanto, Isp fa alcune importanti precisazioni

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Nel giorno (6/7) del via in Borsa dell’offerta pubblica di scambio (ops) di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, Equita Sim consiglia di aderire all’offerta (17 azioni Isp in cambio di ogni 10 azioni Ubi portare in adesione). La banca di investimento taglia inoltre il giudizio su Ubi da hold a reduce, e il prezzo obiettivo passa da 2,3 a 2 euro.

Gli analisti di Equita definiscono irrifiutabile l’offerta di Carlo Messina. In particolare, muovono alcune critiche al cda di Ubi sul merito del diniego. Si ritiene che il cda, pur basando la sua decisione su “opinioni rispettabili”, si scontri “con dati fattuali che avrebbero dovuto portare a conclusioni opposte”.

Le critiche degli analisti al “no” di Ubi all’ops Intesa

Il cuore del malumore dell’istituto guidato da Victor Massiah è il prezzo di concambio, definito non congruo.  Ma “il premio del 28% rispetto al giorno pre-annuncio [14/2/2020, ndr] secondo noi è interessante perché negli ultimi 20 anni il premio medio in operazioni carta contro carta tra banche italiane è stato del 4%”. Equita sottolinea poi che il cda di Ubi ritiene erroneamente che i suoi azionisti beneficeranno solo del 10% del valore delle sinergie (vale a dire 320 milioni). Omettendo quindi di incorporare il premio (1,05 miliardi) che il concambio garantisce. Facendo il calcolo corretto, spiega Equita, i soci Ubi riceveranno “il 43% del valore attuale delle sinergie”.

Ancora sul concambio

Per quanto riguarda la presunta non congruità del concambio, è la stessa Intesa Sanpaolo a chiarire in una nota che “non è stato adottato un approccio omogeneo per Intesa Sanpaolo e per Ubi Banca”. Per Ubi Banca – specifica Intesa – si è fatto riferimento al piano industriale aggiornato, mentre per Intesa Sanpaolo si è fatto riferimento alle stime degli analisti di ricerca pubblicate a seguito della comunicazione dei risultati al 31 marzo 2020”. In tal modo, “si è valorizzato appieno quanto stimato dal cda di Ubi senza nessun apprezzamento da parte del mercato e degli analisti di ricerca sulla realizzabilità di tali stime”.

Gli analisti proseguono dicendo che “negli ultimi 10 anni il Rote [return on total equity, ndr] della banca lombarda non ha mai superato il 5%”. Inoltre, la banca “non ha mai avvicinato i target degli ultimi due piani industriali, raggiungendo solo il 42%, 11% e 27% dell’obiettivo di utile del 2013, 2015 e 2019 (32% e 40% del target di dividendo del 2015 e 2019)”.

Un altro argomento portato in cda da Ubi è che i suoi azionisti non aderenti all’ops sono tutelati dalla legge. Tuttavia, affermano gli analisti, la legge nulla (o poco) può contro le severe leggi di mercato. “Al venir meno dell’ops, il prezzo di Ubi sarà esposto a un rischio di calo a doppia cifra a causa venir meno dei termini dell’offerta”. E gli obiettivi del piano industriale al 2022 “presentano un alto rischio di esecuzione”. Tanto più che, come evidenzia Intesa, “le stime degli analisti sull’utile netto di Ubi previsto per il 2022 erano di circa il 30% inferiori rispetto a quanto indicato nel precedente piano industriale”.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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