Un Cezanne condiviso tra due musei: quando l’idea di matrimonio culturale ha la meglio sul concetto di patrimonio

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La Montagne Sainte Victoire fu soggetto più volte ritratto da Cezanne. Il quadro, nella sua versione del 1897, è oggi condiviso fra due enti: ecco la storia di un accordo pionieristico che ha coinvolto la direzione del museo, gli eredi dell’artista, i loro rispettivi avvocati, e uno storico dell’arte

Indice

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Un motivo in più per visitare la Provenza

Se capitate al Musée Granet di Aix-en-Provence, potete ammirare il bellissimo dipinto di Paul Cezanne intitolato La Montagne Sainte Victoire (1897), che proprio nella città natale dell’artista è andato in mostra per la prima. Quello che i visitatori forse non sanno è che quest’opera fu per un certo periodo contesa tra il Kunstmuseum di Berna in Svizzera e gli eredi dell’artista. Ma un accordo innovativo è stato raggiunto tra le parti. Il modo peculiare con il quale le parti hanno raggiunto l’accordo ha salvato il dipinto dal braccio di ferro legale, doloroso e costoso che spesso accade in casi di patrimoni culturali contesi, e rappresenta un modello di condivisione per casi simili.

Il Cezanne condiviso: un accordo pionieristico

L’accordo stipulato tra il Kunstmuseum di Berna e gli eredi di Cezanne nel 2018 è frutto di un lavoro pionieristico che ha coinvolto la direzione del museo, gli eredi dell’artista, i loro rispettivi avvocati, e uno storico dell’arte.

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Una storia complicata

La Montagne Sainte Victoire ha una storia complicata alle spalle. È emerso nel 2012 dalla collezione di Cornelius Gurlitt, un vecchio eremita proprietario di circa 1.500 opere. Alcune delle quali provenienti dai saccheggi nazisti. Gurlitt aveva ereditato il dipinto da suo padre Hildebrand, un commerciante che, durante l’occupazione, acquistava arte in Francia per il Führermuseum di Hitler in Austria. Alla morte, nel 2014, Cornelius Gurlitt ha lasciato la sua collezione al Kunstmuseum di Berna.

Acquisto o saccheggio?

La ricerca sulla provenienza dell’opera pubblicata nel catalogo ragionato di Cezanne e la Gurlitt Provenance della German Lost Art Foundation Research Project segue il percorso del dipinto almeno fino al 1940. Dopodiché se ne perdono le tracce fino alla citazione in una lettera del 1947 firmata da Hildebrand Gurlitt. Durante quei sette anni, può essere accaduto di tutto, ed è impossibile sapere se Hildebrand la acquistò regolarmente o se era frutto di un saccheggio. Su questo punto la questione sarebbe potuta entrare in stallo. Ma grazie alla volontà delle parti, si è andato oltre l’interrogativo della provenienza, lasciandola aperta per una nuova valutazione casomai emergessero altri documenti.

Cezanne: accettare l’incertezza della provenienza?

Poiché i proprietari non erano né ebrei né oppositori del regime nazista, le parti convengono sul fatto che il dipinto di Cezanne non sia stato saccheggiato, anche se Gurlitt l’avesse posseduta per un certo periodo. Secondo gli avvocati che si sono occupati della negoziazione, accettare l’incertezza della provenienza come parte dell’accordo, lasciando aperta la questione, rappresenta una novità giuridica.

Bisogna riconoscere che il concetto di “proprietà d’arte” per istituzioni pubbliche e proprietari privati ??ha dei significati molto diversi. Anche se i proprietari privati ??possono vendere le loro proprietà a piacimento, in alcuni paesi, tra cui l’Italia, la legge proibisce ai musei di vendere oggetti delle proprie collezioni.

Il cuore dell’accordo

Diversamente, in Svizzera non è illegale, ma è scoraggiato. Pur privato, il museo è un ente di godimento pubblico. Mentre invece il collezionista privato può appendere l’opera d’arte acquisita nel suo salotto sottraendola per sempre all’esposizione pubblica. Nel “caso Cezanne”, le parti hanno convenuto che questo risultato non sarebbe auspicabile, e hanno trovato un accordo. Il Kunstmuseum di Berna è il proprietario del dipinto. Ma gli eredi del pittore hanno conservato il diritto di esporlo altrove, per esempio tre mesi all’anno al Musée Granet di Aix-en-Provence.

Pro bono

Questo tipo di accordo, raggiunto senza scambio di denaro e per lo più con un lavoro legale per la maggior parte pro bono, è vantaggioso per tutti. L’opera può ora essere mostrata in due musei e apprezzata da un doppio pubblico, in Francia e in Svizzera.

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Cezanne condiviso: un accordo saggio

A mio parere, l’accordo è giuridicamente, diplomaticamente e storico-artisticamente saggio. Piuttosto che cercare una risposta sì o no, viene adottato un approccio più sfumato, che riconosce la possibilità di acquisire in futuro nuove e più precise conoscenze sul dipinto. Inoltre dimostra che le parti hanno favorito il godimento pubblico rispetto all’interesse privato. Infine, l’accordo di condivisione avvalora la provenienza originale dell’opera, la città natale dell’artista.  Il caso Cezanne esprime tutti gli elementi di quello che io definisco un approccio “matrimoniale” alla proprietà culturale piuttosto che “patrimoniale”. In tal caso, si evitano i conflitti a favore della cooperazione, si favoriscono i valori di condivisione rispetto agli interessi rivali. E si moltiplicano i rispettivi vantaggi.


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di Sharon Hecker

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Storica dell’arte e curatrice americana (laurea alla Yale University, dottorato alla UC Berkeley), esperta di arte italiana moderna e contemporanea. Ha collaborato con musei come la Peggy Guggenheim Collection. Ideatrice di The Hecker Standard fornisce consulenze su due diligence a collezionisti, studi legali, wealth manager e family office. Membro dell’Advisory Board, International Catalogue Raisonné Association (ICRA), Vetting Committee TEFAF NY (Committee Chair) e Maastricht, e coordina l’Expert Witness Pool della Court of Arbitration for Art (CAfA).

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