Carige, il giorno decisivo: i soci votano il salvataggio

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Il destino di Carige è stato deciso: i soci riuniti in assemblea hanno votato il piano di rafforzamento patrimoniale dell’istituto di credito ligure, che prevede un aumento di capitale per 700 milioni di euro, legato al piano di riassetto con il Fondo interbancario e lo Schema volontario, insieme a Cassa centrale banca

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Al momento dell’avvio, l’assise registrava il 47,5% del capitale presente

In assemblea è assente il pacchetto azionario della famiglia Malacalza (27,5%), il principale azionista dell’istituto di credito ligure

Nel primo pomeriggio si apprende che Vittorio Malacalza, presidente di Malacalza Investimenti, ha lasciato a sorpresa l’assemblea straordinaria

Il futuro di Carige è deciso: l’assemblea degli azionisti ha approvato la proposta di aumento di capitale per 700 milioni di euro, legata al piano di riassetto con il Fondo interbancario e lo Schema volontario, assieme alla trentina Cassa centrale banca. Hanno votato 20.426 azionisti in proprio e per delega con il 47,66% del capitale.

Favorevoli il 91% dei presenti, pari al 43,3% del capitale. “Carige è salva, ci siamo tolti un bel peso. La banca può pensare veramente al futuro”, ha detto il commissario di Carige Pietro Mondiano.

La decisione è arrivata al termine di un’assemblea fiume, cominciata poco prima delle 11 a Genova. Fabio Innocenzi, uno dei tre commissari straordinari di Banca Carige e già amministratore delegato dell’istituto, spera si possa realizzare l’aumento di capitale entro fine anno. “Sarebbe molto bello e importante riuscire a farlo entro la fine dell’anno“, ha detto. “Speriamo sia possibile – ha continuato – dobbiamo correre tantissimo. Non per fretta, si tratta di voltare pagina e partire con la Carige ben patrimonializzata”.

I prossimi passi dell’istituto ligure

Adesso che il piano per il salvataggio di Banca Carige ha accolto maggioranza dei voti assembleari, per la banca ligure inizia un percorso di risanamento. Decisivo il contributo del Fondo interbancario, che agevolerà la partnership con la trentina Cassa Centrale Banche.

L’aumento di capitale, che vale 12 volte circa il valore della banca pre aumento, comporta per i soci una forte diluizione dell’investimento. Per questo, incentivando la partecipazione all’assemblea, il piano prevede l’assegnazione di 10 milioni di euro in azioni gratuite agli azionisti che hanno preso parte fisicamente o per delega all’assemblea, indipendentemente dal voto.

A proposito del ritorno del titolo in contrattazione a Piazza Affari, dove è sospeso da inizio gennaio, Innocenzi ha risposto: “Bisogna chiederlo a Borsa e Consob: quando ci sarà la pubblicazione del prospetto informativo per l’aumento di capitale il set informativo sarà completo, presumibilmente la banca sarà ancora commissariata, perché finirà il commissariamento al termine dell’aumento con la nomina dei nuovi organi, e dovranno essere prese le decisioni su quale sia il momento esatto in cui si avrà un set informativo completo”.

L’assemblea

Le prenotazioni per l’assemblea sono arrivate da oltre 15mila azionisti in proprio e per delega, con in mano fino all’80% del capitale. Al momento dell’avvio l’assise registrava però solo il 47,5% del capitale presente. All’appello mancava dunque il pacchetto della famiglia Malacalza, che attraverso Malacalza Investimenti, con il 27,5% delle azioni, è il principale azionista dell’istituto di credito ligure.

Nel primo pomeriggio si è appreso che Vittorio Malacalza, presidente di Malacalza Investimenti, aveva lasciato a sorpresa in auto l’assemblea straordinaria. “Faccio quello che io ritengo”, avrebbe detto lasciando il Tower Hotel dell’aeroporto di Genova. Secondo quanto si apprende, era previsto un suo intervento in chiusura della fase delle domande ai commissari straordinari.

Se avesse vinto il no

Erano due le strade possibili prima del voto:

  1. L’aumento di capitale in vista dell’avvio di una partnership industriale con Cassa Centrale Banca
  2. L’attivazione di misure straordinarie, che “potrebbero determinare la liquidazione coatta amministrativa” dell’istituto, oppure una ricapitalizzazione precauzionale

Se le misure di salvataggio proposte dai commissari dell’istituto ligure non fossero state approvate, per Banca Carige si sarebbe aperto uno scenario di crisi. L’istituto sarebbe stato sottoposto a misure straordinarie, che avrebbero potuto determinarne la liquidazione coatta amministrativa o la ricapitalizzazione precauzionale da parte della Bce.

La ricapitalizzazione precauzionale è la sottoscrizione di fondi propri da parte di uno Stato in una banca solvibile, al fine di rimediare a una grave perturbazione dell’economia del paese e di preservare la stabilità finanziaria. La misura, subordinata ad approvazione finale nell’ambito della disciplina degli aiuti di Stato dell’Unione europea, ha carattere straordinario e non comporta l’attivazione della risoluzione nei confronti della banca.


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di Francesca Conti

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