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Secondo il report, fra il 1995 e il 2016 il flusso annuale del trasferimento di ricchezza è raddoppiato in proporzione al reddito nazionale, passando dall’8,5 al 15%
Le donne lasciano eredità, in media, inferiori di circa 50/60 mila euro rispetto agli uomini
Secondo il report, il flusso annuale di tutti i trasferimenti di ricchezza è raddoppiato se lo si confronta al reddito nazionale fra il 1995 e il 2016, passando dall’8,5 al 15%. Nello stesso periodo invece, spiega Morelli, sono crollate sia le entrate tributarie dell’imposta di successione (sono passata dallo 0,15% allo 0,05%) grazie a diverse riforme messe in campo. E questo ha influenzato il risparmio. Se infatti l’Italia nel 1995 era considerata l’economia con il più alto tasso di risparmio nel mondo, nel 2016 questo è crollato drasticamente ed è stato “sostituito” dall’eredità. A parlare sono i dati. Secondo Morelli l’aumento dell’incidenza dei flussi ereditati e delle donazioni è evidente se si analizza lo stock di ricchezza delle famiglie italiane che passa dall’1,7 al 2,4% tra il 1995 e il 2016. “Si scopre dunque che l’Italia, oltre a essere l’economia avanzata dove il rapporto fra ricchezza delle famiglie e reddito nazionale appare fra i più alti al mondo, è anche uno dei paesi con maggiore incidenza dei trasferimenti di ricchezza. Solo in Francia i lasciti e le donazioni sono stimati a valere, intorno al 2010, circa il 15% del reddito nazionale, come in Italia, mentre in Germania e Regno Unito il valore si attesta intorno all’11 e 9%, rispettivamente” scrive Morelli.
Infine il report analizza l’eterogeneità che si cela dietro i lasciti ereditari. Secondo i due autori continua ad esistere un divario di genere soprattutto per chi ha più di 60 anni. E dunque le donne lasciano eredità, in media, inferiori di circa 50/60 mila euro rispetto agli uomini. A questo si aggiunge il gap tra nord e centro e sud più isole del Paese. In questo caso il divario sale a circa 125 mila euro.

