Educazione finanziaria: 5 sfide per 5 insegnamenti

Quanto conta l’educazione finanziaria in momenti di alta incertezza? Molto, specie se aiuta l’investitore a non prendere decisioni affrettate e guidate dall’irrazionalità, che fanno commettere errori di valutazione (i cosiddetti bias cognitivi) di cui è facile pentirsi

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Ottobre 2020, terza edizione del mese dell’educazione finanziaria. Una tematica all’apparenza difficile e distante dalla quotidianità, ma in realtà centrale in virtù di un periodo storico ad alta incertezza come quello attuale. Perché imparare a conoscere le dinamiche finanziarie aiuta a comprendere le proprie scelte d’investimento e a gestire al meglio i propri risparmi e le proprie emozioni. Spoiler: la mente umana è meno razionale di quanto si creda.

L’economia comportamentale e i bias cognitivi

A partire dagli anni Sessanta l’economia comportamentale cominciò a sfatare, uno dopo l’altro, i miti dell’economia classica riguardo al comportamento di un ipotetico “homo economicus”, capace di prendere decisioni perfettamente razionali che puntano a massimizzare l’utilità, minimizzando i costi. Così psicologi ed economisti come Daniel Kahneman, Amos Tversky e Richard Thaler contrapposero all’homo economicus un ‘semplice’ uomo dalle limitate capacità cognitive e con poco tempo da dedicare a decisioni complesse. Proprio per superare questi limiti, il semplice uomo prende istintivamente delle scorciatoie quando compie le sue scelte. Ma, così facendo, cade spesso in errore.
I cosiddetti cognitive bias sono degli ‘errori cognitivi’ che dipendono da innumerevoli fattori. Qualche esempio? Il contesto, la carica emotiva, la capacità di memorizzare informazioni, la velocità con cui si è soliti agire, e così via. Come proteggersi? L’unico antidoto è imparare a conoscere questi fattori e a riconoscere le situazioni in cui potrebbero verificarsi.

Educazione finanziaria, bias e investimenti

Anche nel mondo degli investimenti saper identificare i bias cognitivi è fondamentale. In quanto “essere semplice”, anche l’investitore – per quanto esperto – può compiere decisioni che violano i principi cardine dell’economia. Le cause? Le più disparate: paura, eccesso di ottimismo o sicurezza, pigrizia, attaccamento emotivo, e molto altro. Le conseguenze? Importanti, specialmente in contesti ad alta incertezza come quelli degli ultimi mesi.

Le 5 sfide di IWBank Private Investments

IWBank Private Investments ha deciso di sensibilizzare i propri clienti sui temi dell’educazione finanziaria, lanciando il progetto Financial Training: cinque sfide per cinque insegnamenti, ognuno spiegato grazie a un particolare bias cognitivo. La lezione principale, però, resta centrale: se ci si educa non esistono ostacoli alla pianificazione dei propri risparmi.

1. Lo faccio dopo: status-quo bias.

Ecco la prima sfida, ad esempio. “Tra una settimana c’è il matrimonio del tuo migliore amico e tu dovrai fare un discorso. Quando lo prepari? Subito, la notte prima, o improvvisi?”. La metà inizierebbe subito. E se invece l’obiettivo fosse la pianificazione delle proprie finanze, i numeri sarebbero gli stessi? Non proprio. Secondo la Banca d’Italia infatti, nel 2019 circa 2 italiani su 3 hanno pianificato le proprie finanze, e il 38% di coloro che non l’hanno fatto non sa spiegarsi il perché. La spiegazione, però, è semplice e arriva dallo status-quo bias: l’inerzia e la pigrizia spesso portano all’inattività, ma l’indecisione è spesso più rischiosa di una scelta sbagliata.

2. I casi della vita: la rappresentatività.

“Hai più possibilità di essere attaccato da uno squalo quando sei in vacanza o che il tuo braccio si incespichi in un distributore automatico quando sei a lavoro?”. Difficile da credere, ma essere attaccati da uno squalo è molto meno frequente, per quanto molto più sensazionale. Lo spiega l’euristica della rappresentatività: gli esempi che sembrano essere più probabili sono in realtà solo quelli che tornano alla mente più facilmente proprio in virtù della loro sensazionalità.

3. Tutto e subito: il bias del presente.

“Preferiresti avere 100 euro oggi o 110 euro tra due giorni? L’85% delle persone ha risposto che avrebbe aspettato. È comunque incredibile pensare che il 15% non avrebbe fatto lo stesso. Rimandare una piccola gratificazione oggi può aiutarci a pianificare il nostro domani”. Ma le percentuali sarebbero le stesse se invece di due giorni si considerasse un lasso di tempo più ampio? Il bias del presente dice di no: l’essere umano tende infatti a preferire un piacere fugace e immediato nel presente piuttosto che un beneficio più consistente nel futuro. Tra le conseguenze, procrastinazione e mancanza di forza di volontà e motivazione.

4. Anch’io, anch’io! L’effetto gregge.

“Da domani un famosissimo social network viene quotato in borsa. Cosa fai? Il 13% delle persone comprerebbe subito delle azioni. Essere dei precursori in situazioni del genere può avere i suoi vantaggi, ma a volte prendersi un momento per pensare è saggio”. Soprattutto se condizionati dal comportamento degli altri, si potrebbe incorrere nel cosiddetto ‘effetto gregge’: le decisioni individuali sono influenzate dal comportamento del gruppo in cui ci si identifica.

5. Una vita più lunga? Il bias dell’ottimismo.

“Fino a che età gli esperti ci consigliano di pianificare? La maggior parte delle persone ha risposto 95 anni, ma la risposta corretta è in realtà 105. A fronte dell’aumento dell’aspettativa di vita, infatti, gli esperti ci invitano a ragionare su questo orizzonte temporale per fare scelte consapevoli e guardare con serenità e fiducia al futuro”. L’ottimismo, tuttavia, deve a volte lasciare spazio al realismo, o si rischia di incorrere in errore e sottostimare le probabilità di vivere un evento negativo.

di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su Educazione finanziaria: 5 sfide per 5 insegnamenti

In che modo l'economia comportamentale e i bias cognitivi influenzano le nostre decisioni finanziarie?

L'economia comportamentale dimostra che la mente umana è meno razionale di quanto si pensi, portando a bias cognitivi che distorcono le scelte d'investimento. Questi bias possono portare a decisioni finanziarie non ottimali, influenzando la gestione dei risparmi e la comprensione delle dinamiche di mercato.

Qual è il significato dello 'status-quo bias' nell'educazione finanziaria e come si manifesta?

Lo 'status-quo bias', o la tendenza a procrastinare, si manifesta come la riluttanza a cambiare le proprie abitudini finanziarie anche quando sarebbe vantaggioso. Questo può portare a perdere opportunità di investimento o a mantenere strategie inefficienti, semplicemente perché 'lo faccio dopo'.

Come il 'bias del presente' impatta le strategie di investimento a lungo termine?

Il 'bias del presente' ci spinge a privilegiare la gratificazione immediata rispetto ai benefici futuri, rendendo difficile l'adesione a piani di investimento a lungo termine. Questo può portare a scelte che favoriscono guadagni rapidi ma meno sostenibili, a discapito della crescita patrimoniale nel tempo.

In che modo l' 'effetto gregge' può influenzare negativamente le decisioni di investimento?

L' 'effetto gregge' descrive la tendenza a seguire le azioni della maggioranza, anche in ambito finanziario, senza un'analisi critica. Questo può portare a investire in asset sopravvalutati o a vendere in panico durante le flessioni di mercato, seguendo le decisioni altrui piuttosto che una strategia personale.

Cosa si intende per 'bias dell'ottimismo' in relazione alla pianificazione finanziaria per il futuro?

Il 'bias dell'ottimismo' porta a sottovalutare i rischi e a sovrastimare le probabilità di eventi positivi, come una vita più lunga o rendimenti di investimento elevati. Questo può compromettere una pianificazione finanziaria realistica, specialmente per obiettivi a lungo termine come la pensione.

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