L’energia non frena, gli effetti sul reddito fisso

Le banche centrali devono fare i conti con prezzi in costante salita, scrive Vontobel Asset Management, fra i titoli di stato più vulnerabili ai rialzi quelli dell’Europa centrale

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I prezzi di petrolio e gas stanno spingendo l’inflazione verso l’alto negli Usa e ancor di più in Europa; pararafrasando la vecchia frase del consigliere di Bill Clinton, James Carville: “questa è l’energia, stupido”. Anche se alzare i tassi d’interesse non è un intervento in grado di abbassare il prezzo di petrolio e gas, a questo punto tutti concordano sul fatto che non si possa più tergiversare. L’ampiezza dei rincari, infatti, si è estesa a un’ampia gamma di beni e, soprattutto, di servizi. “E’ l’energia, stupido… ma, in ogni caso, lo spettacolo delle banche centrali dei mercati sviluppati deve continuare, perché i mercati immobiliare e del lavoro si stanno surriscaldando”, ha scritto in un nuovo commento il team di esperti di Vontobel Asset Management, guidato da Yann Lepape, Head of Macro Strategy Platform. +

“In effetti, l’energia ha contribuito per quasi il 2,5% all’inflazione dell’8,6% registrata negli Stati Uniti a maggio, rispetto al 2,1% di aprile… Nella zona euro, il contributo dell’energia all’inflazione totale è ancora più massiccio, pari quasi al 50% del totale”, hanno scritto gli analisti di Vontobel AM. Ad accendere nuovi campanelli d’allarme negli Usa è il maggior ruolo giocato dai rincari nei servizi, rispetto ai beni, mentre è accelerato il costo degli affitti (+5,4% annuo). 

Alla luce di queste premesse la Fed ha deciso di procedere con un rialzo da 75 punti base, superiore a quello previsto fino a non molti giorni prima. Prima ancora, in Australia, c’era stata una sorpresa di segno restrittivo con un rialzo da 50 punti base da parte della banca centrale nazionale. Per quanto riguarda la Bce, poi, è stato “annunciato” il primo rialzo da 25 punti base già da luglio, con la possibilità che ne segua uno da 50 a settembre. 

“Quando la Bce ha operato il suo pivot, ci si sarebbe potuti aspettare un colpo di coda per la valuta europea; invece, quel giorno l’euro ha perso più dell’1% rispetto al dollaro. I timori di frammentazione e di spread intraeuropei hanno dominato il dibattito all’indomani della decisione e della conferenza”, hanno ammonito gli esperti di Vontobel AM. È notizia delle ultime ore che la Bce si impegnerà ancor più rapidamente a creare un nuovo strumento in grado di contenere gli spread sovrani nella fase di stretta monetaria. 

Inflazione infuocata nell’Europa Centrale 

“L’inflazione nell’Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria) e orientale è stata duramente colpita dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalle sanzioni alla Russia, raggiungendo il 14% in media a maggio e diventando la regione con l’inflazione più alta”, ha sottolineato Vontobel AM, “ciò si spiega in parte con gli stretti legami commerciali con la Russia che hanno causato interruzioni della catena di approvvigionamento…. ma la colpa è anche di molti anni di forte crescita del Pil e dei salari, di bassi tassi di interesse e della risposta relativamente lenta delle banche centrali”. 

I tassi di interesse delle banche centrali sono pari o leggermente inferiori al 6% in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. “I rendimenti reali delle loro obbligazioni in valuta locale sono ora estremamente negativi, motivo per cui non privilegiamo la regione nel debito in valuta locale”. 

Inoltre, i salari in Polonia (+14%) e Ungheria (+17,5%) hanno tenuto bene il passo con l’inflazione e questo tenderà a rendere l’inflazione più persistente rispetto all’area dell’euro, dove la crescita dei salari rimane contenuta. 

Quali sono, invece, i mercati emergenti su cui puntare in valuta locale? Secondo Vontobel AM sono quelli di Brasile e Colombia, che hanno proceduto ai rialzi dei tassi in anticipo rispetto ai mercati sviluppati.

di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

Domande frequenti su L’energia non frena, gli effetti sul reddito fisso

Qual è la principale causa dell'inflazione menzionata nell'articolo?

L'articolo indica che i prezzi elevati di petrolio e gas sono la causa principale dell'aumento dell'inflazione sia negli Stati Uniti che, in misura maggiore, in Europa. Questa situazione è paragonata all'importanza dell'energia, come sottolineato dalla citazione di James Carville.

Qual è l'impatto dell'inflazione sul reddito fisso secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che l'inflazione, spinta dai costi energetici, ha un impatto negativo sul reddito fisso. L'ampiezza dei rincari si è estesa a un'ampia gamma di beni, influenzando negativamente il potere d'acquisto dei redditi fissi.

Qual è la risposta politica all'inflazione discussa nell'articolo?

L'articolo menziona che, nonostante l'aumento dei tassi d'interesse non influenzi direttamente i prezzi di petrolio e gas, c'è un consenso generale sulla necessità di agire. Questo implica che le banche centrali stanno considerando o implementando politiche monetarie restrittive.

Quale regione geografica è particolarmente colpita dall'inflazione secondo l'articolo?

L'articolo evidenzia che l'inflazione è particolarmente 'infuocata' nell'Europa Centrale, suggerendo che la regione sta affrontando sfide economiche significative a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia.

Qual è il messaggio chiave che l'articolo vuole comunicare riguardo alla situazione economica attuale?

Il messaggio principale è che l'energia sta guidando l'inflazione e che, nonostante le limitazioni degli strumenti tradizionali come l'aumento dei tassi d'interesse, è necessario intervenire per affrontare l'ampio impatto dei rincari sui beni e sul reddito fisso.

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