Family office, dollaro verso il picco? Così raddrizzano i portafogli

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Quest’anno i family office hanno rivisto come non mai la loro asset allocation, aumentando il peso dei bond in portafoglio. Ma, sullo sfondo di un potenziale picco del dollaro, i cambiamenti potrebbero non essere finiti qui

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Nell’ultimo anno più della metà dei family office (51%) ha aumentato il peso del reddito fisso in portafoglio mentre il 38% ha segnalato una maggiore esposizione al private equity

Sui prossimi 6-12 mesi la maggior parte resta ottimista sulle obbligazioni globali di buona qualità dei paesi sviluppati (45%) e sul private credit (44%)

In un contesto di mercati finanziari in crescita, timori di recessione non concretizzatisi e rendimenti obbligazionari elevati, i family office hanno rivisto come non mai la loro asset allocation. Secondo l’ultima edizione della Global family office survey di Citi Private Bank, nell’ultimo anno più della metà degli intervistati (51%) ha aumentato il peso dei bond in portafoglio, il 38% ha segnalato una maggiore esposizione al private equity, mentre un ulteriore 38% si teneva alla larga dalle azioni. E i cambiamenti potrebbero non essere finiti qui.

L’indagine è stata condotta su un campione di 268 family office, con sede in Nord America (34%), Europa, Medio Oriente e Africa (24%), Asia-Pacifico (21%) e America Latina (20%). Metà dei rispondenti, tutti clienti di Citi, aveva più di 500 milioni di dollari di asset in gestione. Con una recessione prevista, ma non ancora materializzatasi, i loro portafogli hanno innanzitutto registrato un rimbalzo dopo le perdite dello scorso anno. Più dei due terzi degli intervistati hanno segnalato aumenti nei primi sei mesi dell’anno, per lo più compresi tra lo 0% e il 10%; diversamente, circa il 12% ha incassato perdite superiori al 10%. 

Fonte: Global family office survey, Citi Private Bank

Per continuare ad adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato, alcuni degli investitori più sofisticati al mondo prevedono di riposizionare ulteriormente i loro portafogli nei prossimi 6-12 mesi. La maggior parte resta ottimista sulle obbligazioni globali di buona qualità dei paesi sviluppati (45%), sul private credit (44%) e sugli investimenti di private equity diretti (38%) o tramite fondi e fondi di fondi (32%). “Sullo sfondo di un potenziale picco del dollaro, che favorirebbe molti mercati non statunitensi, le opinioni sui titoli azionari dei paesi sviluppati e dei mercati emergenti sono polarizzate”, precisano i ricercatori. “Gli intervistati hanno espresso opinioni più negative che positive sui bond globali ad alto rendimento, sul reddito fisso dei mercati emergenti e sugli hedge fund, sebbene il grado di negatività sia diminuito rispetto al sondaggio dello scorso anno”, aggiungono. 

Fonte: Global family office survey, Citi Private Bank

Il sentiment nei confronti del settore immobiliare rimane invece contrastante, tra le preoccupazioni relative ai rialzi dei tassi di interesse e i tassi di sfitto. In generale, il sentiment netto (ovvero la percentuale di coloro che prevedono di aumentare le proprie allocazioni meno quella che prevedono di diminuirle) risulta più positivo per le obbligazioni globali di buona qualità dei paesi sviluppati (+34%), il private credit (+30%), il cash (+27%) e gli investimenti di private equity diretti (+23%); risulta invece maggiormente negativo per criptovalute (-41%), immobiliare (-7%) e bond globali ad alto rendimento. Quanto al mercato azionario, al di là delle risposte discordanti, la maggior parte dei family office si dichiara favorevole a un aumento dell’esposizione nei confronti del settore tecnologico (69%) e sanitario (58%) nei prossimi 12 mesi.

 

Fonte: Global family office survey, Citi Private Bank


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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