Aziende innovative: chi sono le italiane che rincorrono Apple&co.

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Apple si conferma l’azienda più innovativa al mondo, seguita da Tesla e Amazon nella classifica annuale di Bcg. We Wealth, sulla base degli spunti raccolti da alcuni analisti, ha selezionato tre storie di aziende italiane ben posizionate su questo fronte

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Il 71% dei dirigenti italiani inserisce l’innovazione tra le tre principali priorità di business, con il 29% che la considera una priorità in termini assoluti

Un caso noto di azienda italiana ben posizionata sul fronte dell’innovazione è quello di Satispay, fintech fondata nel 2013 da tre giovani imprenditori cuneesi

Lo “scettro” dell’azienda più innovativa al mondo, per il terzo anno consecutivo, resta nelle mani di Tim Cook: Apple guida la classifica Most innovative companies di Boston Consulting Group, che ha analizzato quest’anno le performance di oltre 1.000 società a livello globale, sondando il sentiment di più di 1.000 dirigenti. Seguono Tesla, che guadagna tre posizioni rispetto alla precedente edizione, e Amazon, che chiude nuovamente il podio. E l’Italia? We Wealth ha selezionato – sulla base degli spunti raccolti da alcuni analisti – tre storie di aziende tricolori che rappresentano un buon esempio di innovatività.

Partiamo da qualche numero. In linea con i risultati registrati a livello globale da Bcg, il 71% dei dirigenti italiani inserisce l’innovazione tra le tre principali priorità di business, con il 29% che la considera una priorità in termini assoluti. I settori che ottengono i punteggi più alti in termini di preparazione all’innovazione sono quattro: energetico, hardware, attrezzature IT e istituzioni finanziarie; tutti settori che investono in via prioritaria in intelligenza artificiale, internet of things e robotica. “Concentrandoci sul tema dell’intelligenza artificiale, è importante sottolineare come la differenza tra le aziende innovative di successo e le altre sia legata soprattutto al modo in cui l’Ai viene sviluppata e utilizzata. In particolare in riferimento alla capacità di tali aziende di prioritizzare gli investimenti sui casi d’uso a maggior valore aggiunto e di adottare una logica di sviluppo dell’Ai ‘at scale’, ovvero pervasiva sui processi core”, racconta a We Wealth Enzo Barba, partner di Bcg X. 

La sfida dell’intelligenza artificiale generativa

“Inoltre, con la recente introduzione dell’intelligenza artificiale generativa, la barriera all’ingresso dell’innovazione potrebbe abbassarsi facendo leva su modelli di Ai molto evoluti e forniti da terze parti (i cosiddetti ‘pre-trained models’)”, continua l’esperto. “In generale, l’intelligenza artificiale viene ormai utilizzata in diversi ambiti, dalla iper-personalizzazione delle offerte commerciali all’automazione e ottimizzazione dei processi fino alla gestione dei rischi e della sostenibilità, come la gestione dei dati sulle emissioni di Co2”, aggiunge. Ricordando come per le aziende italiane resti tuttavia un divario da colmare. Non solo nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

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Come colmare il gap rispetto alla leader mondiali

“Dall’analisi non emergono casi di aziende italiane tra le top 50, probabilmente dovuto al fatto che il nostro Paese sconta ancora un ritardo negli investimenti in innovazione, seppure – stando ai dati – il 71% delle aziende intervistate ha dichiarato di vedere l’innovazione in cima alle priorità strategiche nonostante l’incertezza economica globale”, ricorda Barba. Per colmare il gap rispetto alle leader a livello internazionale, secondo l’esperto, le italiane dovrebbero lavorare su tre fronti. “Sicuramente allocando le adeguate risorse finanziarie e investendo quindi sullo sviluppo, l’esplorazione e l’integrazione di diverse tecnologie (pensiamo ad esempio al connubio fra Ai e IoT nel mondo industriale o fra Ai e blockchain nella finanza), nonché lavorando sull’upskilling dei propri talenti e sulla creazione di un ecosistema maturo cha va dai partner tecnologici ai centri di ricerca e alle università”, conclude Barba.

3 aziende italiane che rincorrono Apple&Co.

In questo scenario, come anticipato in apertura, We Wealth ha selezionato – sulla base degli spunti raccolti da alcuni analisti – tre casi noti di aziende tricolori che rappresentano un buon esempio di innovazione, di cui due unicorni. Si tratta di Satispay, fintech fondata nel 2013 da tre giovani imprenditori cuneesi (Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta) che oggi conta su oltre 300 collaboratori, appartenenti a più di 11 nazionalità e distribuiti in quattro paesi in giro per il mondo. Ad avere ottenuto lo status di “unicorno” (termine con il quale si indicano società con una valutazione pari o superiore al miliardo di dollari) è anche Scalapay, che ha sviluppato una soluzione di pagamento nota come buy now, pay later che consente ai clienti, online e offline, di acquistare subito e pagare a rate, senza interessi. L’ultimo caso è quello di Bending Spoons, startup che sviluppa applicazioni per dispositivi mobili, salita agli onori della cronaca dopo aver sviluppato l’app Immuni per il tracciamento delle esposizioni al covid-19; la software house ha tra l’altro recentemente acquisito Evernote, app per prendere appunti via smartphone, entrata a sua volta nel “club” degli unicorni nel 2012.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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